17 SET 2002

Quirinale: Ciampi a Lucca "L'inflazione rischia di renderci meno competitivi"

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Da Lucca il Capo dello Stato fa lezioni di politica economica e avverte sui rischi di inflazione dopo l'entrata in vigore della moneta unicaLucca, 17 settembre 2002 – Il Presidente della Repubblica è arrivato oggi alla sua penultima tappa della sua visita alla regione Toscana.

Dopo aver salutato i lucchesi con affetto concittadino, Ciampi ha riprendere le redini del discorso intrapreso nella sua visita a Pistoia, nel quale, oltre ad invitare le parti politiche al governo al dialogo, ha definito quali passi sono necessari per il miglioramento economico del paese.Nel suo discorso alla città
di Lucca, Ciampi ha focalizzato l'attenzione sulle problematiche relative all'entrata dell'euro e all'incalzare dell'inflazione, sottolineando il fatto che ora l'Italia non si ritrova più ad avere una moneta nazionale, ma che la moneta rende l'economia più forte e più stabile, ma perché questo avvenga, secondo il Presidente è necessario un bilanciamento equo tra i costi e i salari.Dal piccolo mercato alla sfida della globalizzazione"La fioritura nel nostro Paese da Nord a Sud, di "distretti" produttivi specializzati, oggi proiettati verso i mercati europei e mondiali, è un fenomeno che ha radici antiche.

Esso – ha proseguito il Presidente - ha ricevuto stimoli forti dalla storica scelta, che facemmo subito dopo la guerra, di accettare la sfida europea, di non chiuderci in uno sterile protezionismo, di fare il gran salto nel mercato comune europeo"."Fu un atto di coraggio – ha quindi ricordato - non mancavano motivi per temere che potessimo essere sopraffatti dalla concorrenza di Paesi con industrie più forti"."Ebbero ragione coloro che confidavano – ha proseguito - per vincere la sfida europea, nelle energie imprenditoriali e nell'ingegno dei nostri industriali e dei nostri artigiani, nella loro capacità di far crescere le loro imprese e di crearne delle nuove, nella laboriosità della nostra gente"."Oggi ci si presenta una sfida analoga – ha affermato - ma su scala ancora più grande, la sfida di un mercato globale che ci offre nuove opportunità, nuovi sbocchi per i nostri prodotti, ma che vede anche crescere il numero dei nostri concorrenti"."Ieri come sapete ero a Pistoia, e di questo abbiamo già ragionato.

Ovviamente ho ritrovato qui, anche nei discorsi che abbiamo insieme ascoltato, temi e spunti di riflessione simili, che in qualche misura erano già stati anticipati nel corso di una recente visita a Prato"."Ci confrontiamo, continuamente, con il mondo, e dobbiamo essere forti.Non stupisce che si siano manifestate, negli ultimi mesi, preoccupazioni e per la crescita della produzione e per l'andamento dei prezzi.

Su ambedue i temi vorrei fare qualche considerazione, cominciando dal secondo".L'inflazione selvaggia non esiste più…Ciampi ha quindi posto l'accento sul problema dell'inflazione e ha spiegato le differenze tra la vecchia Lira e la nuova moneta unica: "Anzitutto, non è fuori luogo ricordare che in Italia siamo stati a lungo, troppo a lungo abituati a giudicare lo stato della nostra inflazione misurando l'aumento del livello dei prezzi per punti percentuali; oggi lo si misura per decimi di punto".

"La parola inflazione ci spaventa perché evoca in noi ricordi e immagini di una realtà angosciosa, quando avevamo tassi d'inflazione di molto superiori, spesso del doppio, a quelli dei Paesi europei nostri compagni di viaggio, e nostri concorrenti"."Oggi non è più così – ha infatti detto - Oggi il divario fra il nostro tasso di aumento dei prezzi e quello medio europeo si misura in decimali.

La differenza fra la situazione attuale e quella del passato è dunque grande.

Quell'inflazione selvaggia non c'è più, e questo è fondamentale".… ma le parti sociali devono collaborare col governoLe pari sociali secondo ilPresidente, giocherebbero un ruolo fondamentale per l'economia del Paese: "Il rientro dal presente divario con gli altri Paesi dell'euro nella dinamica dei prezzi è un problema non paragonabile a quello di allora, risolto anche grazie all'accettazione di regole chiare e semplici, saggiamente accettate dalle parti sociali, che permisero di rompere la spirale prezzi-salari, a beneficio di tutti.

Quelle regole, e ancor più i principi e le finalità che le animarono, sono ancora validi"."Tuttavia dobbiamo stare attenti a non sottovalutare la rilevanza del problema: perché i divari nell'aumento dei prezzi oggi avvengono in una realtà profondamente mutata.

Prima avevamo valute nazionali, e all'alta inflazione potevi, o dovevi, rimediare con misure estreme, quali le svalutazioni: anche se queste avevano un ben pesante costo per la popolazione, perché riducevano il potere d'acquisto della lira, dei nostri soldi, dei nostri risparmi"."Oggi questo non è più possibile, non è più concesso, né a noi né a nessun altro dei Paesi che hanno adottato l'euro"."Oggi, se si registra un aumento dei prezzi più elevato, anche di poco, di quello medio degli altri Paesi dell'euro, non lo si può più recuperare in quel modo.

La conseguenza è che diventiamo meno competitivi; la crescita della nostra economia, l'occupazione ne soffrono".Accrescere la produttività e ridurre i costi complessiviCiampi ha quindi dato la ricetta per la crescita economica del paese: "Così, come sempre, crescita e stabilità si intrecciano, si influenzano, si condizionano reciprocamente.

Questo, le nostre imprese lo sanno molto bene.

Esse sanno anche quanto sia duro ricuperare: l'unico modo è accrescere, più degli altri Paesi concorrenti, la produttività, ridurre i costi complessivi, migliorare la qualità del prodotto"."Il problema è complesso, e richiede risposte complesse, che riguardano in primo luogo le imprese e i lavoratori, ma anche la pubblica amministrazione, dal governo centrale a quelli locali"."Sono temi che riguardano al tempo stesso la stabilità e la crescita: le risposte implicano interventi congiunturali e strutturali, che coinvolgono la responsabilità di molti".Consolidare il risanamento dei conti pubblici"Bisogna anzitutto continuare nel consolidamento del risanamento dei conti pubblici.

Ne ho già accennato ieri a Pistoia"."Viene poi immediato il richiamo al miglioramento delle infrastrutture, e agli investimenti, pubblici e privati"; "come a una maggiore apertura dei mercati interni, laddove vi siano ancora situazioni di privilegio e di imperfetta concorrenza, che consentono aumenti ingiustificati dei prezzi di beni e servizi";"come alle riforme istituzionali in corso di realizzazione, che debbono consentirci di avere amministrazioni locali e centrali più efficienti";"come a un più intenso grado di cooperazione tra il mondo della produzione e gli istituti di formazione, di studio e di ricerca, per consentirci di realizzare rapidamente le innovazioni produttive che il mercato globale impone, e per far corrispondere l'offerta di manodopera alla domanda; e ciò richiede in primo luogo il potenziamento della formazione dei giovani"."Queste sono, in un sommario esame, le condizioni principali affinché al mantenimento della stabilità si accompagni la crescita, e l'una e l'altra si rafforzino a vicenda, come vuole il "patto europeo di stabilità e di crescita" che diede vita alla moneta unica".Accellerare il processo di sviluppo del MezzogiornoCiampi ha poi ripreso il discorso cominciato a Pistoia sui problemi del Mezzogiorno e sulla necessità di attuare politiche di sviluppo per le regioni de Sud: "Per l'Italia, e anche questo l'ho ricordato ieri a Pistoia – ha infatti detto - quando si parla di crescita si intende la crescita di tutto il paese; il che significa accelerare il processo di sviluppo delle regioni meridionali"."Solo così si potrà non solo cancellare quella disoccupazione giovanile, acuta in quelle regioni, che considero un dovere per tutta la nazione, ma favorire anche il miglioramento delle condizioni economiche, sociali, politiche dell'intera Italia"."Pochi giorni fa, i rappresentanti di un comune delle Marche mi dicevano che il potenziale di crescita della loro economia soffriva della scarsità non solo di forze di lavoro, ma anche di spazi, di territorio.

E' un fenomeno che ho avvertito anche altrove.

Ed allora perché non insediare nuovi stabilimenti a poche centinaia di chilometri di distanza, in casa nostra?""Il nostro domani dipende sostanzialmente e in primo luogo da noi, da come sapremo coltivare insieme il giardino di casa".L'allargamento UE: collaborare per un grande mercato continentaleCiampi ha poi parlato dell'allargamento europeo verso i paesi dell'est, considerandolo come una possibilità di crescita economica per l'Italia e per l'intera Europa:"Dipende al tempo stesso, non vi sono dubbi, anche dai progressi che l'Unione Europea saprà fare, per portare avanti le proprie riforme istituzionali e per realizzare l'allargamento ai Paesi dell'Europa centro-orientale che bussano alla nostra porta, chiedendoci di riannodare, insieme con noi, i fili di una vicenda storica comune che erano stati così brutalmente tagliati"."Bisogna operare con gli altri paesi europei per trovare insieme le vie che consentano all'Europa di dare alla propria crescita un ritmo più rapido, quale consentono oggi le dimensioni di un grande mercato continentale europeo e le nostre tradizioni di operosità e di imprenditorialità"."Questa è una fase decisiva per il processo di unificazione europea; una fase decisiva per la storia d'Europa e del mondo nel nuovo secolo"."E' necessario, per superarla con successo, dar prova di prudente ma coraggiosa lungimiranza.Non sarebbe saggio rinchiudersi in se stessi, per paura del nuovo: questa è la lezione che abbiamo tratto dall'ultimo mezzo secolo di storia italiana ed europea.

L'Italia saprà fare la sua parte, come sempre in passato".Johannesburg: un sistema globale di pochi non assicura la paceIl discorso del Presidente si è poi spostato verso tematiche più globali ed in particolare verso il vertice, appena trascorso, di Johannesburg: "Al di là dell'Europa, il nostro progresso dipenderà infine da come sarà governato il progresso civile ed economico su scala globale"."Avviandomi a concludere queste mie riflessioni, il pensiero corre al recente grande convegno di Johannesburg, dove si è posto il problema di come colmare, o avviarsi a colmare, il divario fra popoli ricchi, la minoranza, e popoli poveri, la maggioranza dell'umanità; e di come si possa ottenere uno "sviluppo sostenibile""."Il benessere conquistato, col loro ingegno e col loro lavoro, da quella minoranza di nazioni che hanno saputo riscattarsi da una condizione di povertà un tempo universale - e di ciò non dobbiamo certo vergognarci - rende sempre più intollerabile alla nostra coscienza le condizioni miserabili di vita che sono ancora comuni alla maggioranza dei popoli della terra"."Un sistema globale fondato sulla prosperità dei pochi, e la miseria dei molti, non assicura a nessuno un futuro di pace e di prosperità""E' stato questo il tema centrale a Johannesburg.

La larga partecipazione di Capi di Stato e di Governo e di decine di migliaia di delegati di centottantanove paesi, ha di per sé sottolineato la gravità dei problemi e l'urgenza di porvi riparo"."Il piano d'azioneapprovato, anche se non ha soddisfatto tutte le aspettative, offre importanti percorsioperativi per rivitalizzare il patrimonio ambientale, per difendere la diversità biologica per ridurre il divario tra Nord e Sud".

"Gli impegni assunti sono molti.

E' essenziale che si traducano in risultati concreti e che il percorso si attuazione sia diligentemente monitorato"."L'Italia è impegnata a fare la sua parte, - ha concluso il Capo dello Stato - anzitutto ponendo mano agli adempimenti previsti dal protocollo di Kyoto, che diventerà operativo entro pochi mesi a seguito dell'impegno di Russia e Canada a ratificarlo".

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