25 OTT 2002

Governo: Fini e Costa presentano il rapporto «Valutazione della produzione di oppio in Afghanistan 2002».

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Antonio Maria Costa spiega nel dettaglio la situazione dell'Afganistan per la coltivazione di papavero da oppio.

Fini chiarisce le mosse dell'Italia per la lotta contro la droga nell'ex paese talebano e nel mondo, da primo finanziatore all'Onu Roma, 25 ottobre 2002 - Gianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, ha presentato oggi il rapporto annuale della produzione di oppio di Afganista 2002, con la partecipazione di Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Ufficio dell'ONU per il controllo delle Droghe e la prevenzione del Crimine (ODCCP), Sandeep Chawla, responsabile della ricerca
ODCCP, Margherita Boniver, sottosegretario agli esteri e Pietro Soggiu, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle politiche antidroga.

L'Italia è il paese che contribuisce, in termini finanziari, in misura maggiore alle Nazioni Unite, per le politiche di contrasto nei confronti delle droghe ed è stata incaricata del G8 come paese guida per un'azione di ristabilimento della democrazia in Afganistan.

La conversione delle colture Secondo Fini e gli esperti intervenuti durante la conferenza stampa, il modo migliore per aiutare Karzai a ristabilire il suo paese a livello politico, amministrativo ed economico, è cercare di convertire quanti più contadini possibile alla coltivazione di colture legali e di abbandonare il papavero da oppio.

Karzai, all'insediamento del suo governo, ha deciso di rendere fuori legge la coltivazione, ma non la commercializzazione, provocando un aumento del prezzo del papavero da oppio e un aumento della coltivazione clandestina, con proventi ovviamente maggiori rispetto agli anni precedenti.

Il problema non investe solamente l'Afganistan, ma è un problema di scala globale, perché i soldi ricavati dal traffico di droga, come ricorda il prefetto Soggiu, sono poi investiti per l'acquisto di armi, per finanziare attività terroristiche e causano l'aumento dei livelli di tossicodipendenza nei paesi limitrofi che diventano sede di passaggio dello smercio.

Le stime Costa ha spiegato l'entità della produzione del papavero da oppio: "L'ammontare di territorio utilizzato in Afganistan per queste coltivazioni è stimato tra i 69.000 e i 79.000 ettari, la cifra che noi proponiamo è 74.000 ettari, si tratta di meno del 5% del territorio rurale del paese.

La terra coltivabile in Afganistan è stata ridotta notevolmente negli ultimi 10 anni a causa della guerra".

"Con verifiche sul campo - spiega Costa - e attraverso colloqui con i contadini e i coltivatori afgani e lavorando su stime di produttività media per ettaro, siamo arrivati a stimare la produzione aggregata potenziale".

"La produzione per ettaro è di 46 chili, molto superiore agli altri paesi, arriviamo a un totale di produzione di 3400 tonnellate, si tratta di oppio grezzo secco il cui valore di mercato varia (stime settimanali) 35.000 Dollari per chilo, il che vuol dire che il valore aggregato si aggira su parecchie centinaia di dollari".

"Per ciò che riguarda le proprietà individuali in Afganistan sono modeste - prosegue - circa un terzo di ettaro.

Se si considera che 46 chili sono prodotti per ettaro, si arriva ad una stima di quello che potrebbe essere il reddito generato per le famiglie impegnate in queste attività, quindi dai 3 ai 4000 dollari.

Le famiglie implicate sono da 200 a 250 mila famiglie".

"La stima riguarda il raccolto del 2002, prima dell'arrivo di Karzai, un sistema cioè che stava implodendo la cui attività quindi rafforzava la criminalità" Remember Arlacchi? Gianfranco Fini ha quindi affermato : "Il governo Karzai ha bisogno di essere rafforzato al livello economico, politico e soprattutto operativo, per ristabilire legge e ordine nel paese" "L'Italia - prosegue Fini - è il paese che contribuisce finanziariamente in misura maggiore rispetto a qualsiasi altro paese del mondo per il funzionamento, in sede di Nazioni Unite, per la lotta alla droga".

Ovviamente l'economia afgana non sopravvive solo grazie all'oppio, ma se le passate esperienze di finanziamento del commissario Arlacchi - che prevedevano lo stanziamento di denaro per convertire i territori coltivabili - dovessero ripetersi, dopo il dilagare del proibizionismo anche in Afganistan, c'è da sperare che i contadini non riutilizzino questo denaro per aumentare il mercato nero delle droghe, ma veramente per convertire le proprie colture, anche se frutteranno economicamente sicuramente molto meno.

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riduci

  • Gianfranco Fini, vice presidente del Consiglio

    <br><em>Indice per interventi</em>
    0:00 Durata: 5 min 21 sec
  • Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Ufficio dell'ONU per il controllo delle Droghe e la prevenzione del Crimine (ODCCP)

    0:05 Durata: 8 min 43 sec
  • Sandeep Chawla, responsabile della ricerca ODCCP

    0:14 Durata: 13 min 3 sec
  • Margherita Boniver

    0:27 Durata: 2 min 33 sec
  • Il prezzo dell'oppio - risponde Costa

    <br><em>Domanda dei giornalisti</em>
    0:29 Durata: 1 min 14 sec
  • Il programma di Kartzai - risponde Costa

    0:30 Durata: 1 min 22 sec
  • Il fatturato del traffico di eroina - risponde Costa

    0:32 Durata: 1 min 41 sec
  • I programmi dell'Italia contro la coltivazione dell'oppio in Afganistan - risponde Fini

    0:33 Durata: 51 sec
  • I programmi dell'Onu contro la coltivazione dell'oppio - rispondono Costa e Fini

    0:34 Durata: 2 min 29 sec
  • Il collegamento tra i commercianti di oppio e i gruppi terroristici - rispondono Costa e il Prefetto Pietro Soggiu, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle politiche antidroga

    0:37 Durata: 1 min 51 sec
  • L'aumento dei prezzi in seguito al divieto di coltivazione in Afganistan - risponde Costa

    0:39 Durata: 1 min 35 sec