24 OTT 2003

Da domani 160 parlamentari europei in Giordania e Israele: intervista a Francois Zimeray, di MedBridge

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Strasburgo, 24 ottobre 2003 - La più grande delegazione parlamentare che si sia mai recata in Medio Oriente sta per recarsi in Israele e Giordania.

Tra i 160 parlamentari dei diversi paesi europei che hanno aderito all'iniziativa dell'associazione per il dialogo tra Europa e democrazia mediorientali "MedBridge", Marco Pannella ed Emma Bonino.David Carretta ha intervistato per Radio Radicale il presidente di MedBridge, il parlamentare europeo Francois Zimeray.

Di seguito la trascrizione dell'intervista in italiano:Che cos’è MedBridge, quali sono i suoi obiettivi e chi sono i suoi
membri?MedBridge è un’associazione che abbiamo creato a Bruxelles alcuni mesi fa, che mira a avvicinare l’Europa alle democrazie del Medio Oriente.

Di democrazie non ce ne sono molte: c’è, evidentemente, Israele, prima democrazia del Medio Oriente, ma ci sono dei democratici nei territori palestinesi, ci sono dei democratici in Giordania.

Questo non significa che le loro istituzioni siano democratiche.

E abbiamo creato MedBridge con diverse personalità europee: Willy De Clerck, ex primo ministro belga ed ex commissario europeo, Marco Pannella, che gli ascotatori di Radio Radicale conoscono bene e che è una grande figura europea, ma anche personalità come Emma Bonino, o Francois Leotard, ex ministro francese della difesa.

E’ una associazione che mira a avvicinare l’Europa al Medio Oriente, che parte dall’idea che quando parliamo di Medio Oriente, il che accade abbastanza spesso, parliamo di una realtà che non conosciamo.

E’ molto facile di parlare di cose che non si conoscono, è facile erigersi a giudice.

Pensiamo che l’Europa non debba giudicare, ma comprendere, perchè ha una vera responsabilità in quanto accade in Medio Oriente.

Israele e le sue difficoltà sono nate dalla violenza europea, violenza nei confronti degli ebrei, violenza nei confronti degli arabi con la colonizzazione.

Abbiamo quindi una reponsabilità, che ci impone, non di giudicare, ma prima di cercare di comprendere.

E poi, modestamente ma fermamente, dare il frutto della nostra stessa esperienza.

Perchè, dopo tutto, l’Europa ha forse fallito in alcuni settori, ma incontestabilmente l’Europa ha conquistato la pace.

E di questo possiamo parlare ai popoli del Medio Oriente.

Possiamo mandare loro un messaggio di speranza, dicendo che “non è perchè i popoli si sono scontrati per decenni o secoli che non possono riconciliarsi”.

La Francia e la Germania si sono battute 26 volte dal 16° secolo.

Ma oggi la profonda riconciliazione franco-tedesca è uno dei patrimoni dell’Europa.Con MedBridge, andrete in Giordania e Israele.

Quali sono gli obiettivi di questa visita?Incontreremo i veri attori della pace e della guerra.

Incontreremo il re di Giordania, che ha un punto di vista particolare e che ha delle posizioni di mediatore del tutto particolari.

Gli chiederemo qual’è la sua sensazione.

Incontreremo ugualmente il primo ministro palestinese e quello israeliano, Avrham Burg e Simon Peres.

Cercheremo di avere in tre giorni un quadro il più completo possibile della situazione, con dei briefing, in particoalre uno di Alexandre Adler.

L’obiettivo è migliorare la comprensione dei problemi e la comprensione dei punti di vista che si oppongono.

Perchè credo che se vogliamo essere utili, dobbiamo metterci al posto degli uni e al posto degli altri, cosa che per noi Europei è abbastanza difficile.

In questo viaggio ci sono moltissimi parlamentari di tutti i parlamenti europei.

A suo avviso quali sono le ragioni di questo successo.Innanzitutto è vero che è un susccesso.

Questa è la più grande delegazione parlamentare che si sia mai recata in Medio Oriente.

Mai nella storia, 160 parlamentari sono andati insieme in Israele, da tutta l’Europa.

In più è l’Europa allargata, l’Europa di domani che vi si rende.

In più sono parlamentari di tutte le tendenze politiche e di tutte le nazionalità.

Ci sono 27 nazionalità che sono rappresentate e ci sono ex primi ministri, ex presidenti della Repubblica.

Una delegazione di alto livello.

Cercheremo di comprendere, di dibattere e cercheremo di creare dei messaggi.

Perchè i parlamentari non sono dei politici come gli altri.

I Parlamentari, per definizione sono persone che sanno esprimere delle cose, eprchè sono delgi eletti, non dei funzionari.

Hanno una sensibilità rispetto a quanto pensano i cittadini, che probabilmente è più acuta di quella dei diplomatici.

Prendete per esempio i senatori iralndesi che saranno membri della delegazioni.Molti di loro hanno partecipato al processo di riconciliazione nord-irlandese.

Il loro contributo sarà estramente interessante a questo dibattito.

Immagino che durante il dibattito si parlerà di questioni di stretta attualità.

Per esempio il piano di pace di Ginevra.

Personalmente cosa ne pensa?Penso che ogni iniziativa he mostra che esiste un percorso, che da una prospettiva, sia buona.

Ancora una volta non siamo nelle condizioni di giudicare: siamo europei, non israeliani o palestinesi.

Ma vediamo che ci sono persone che riescono a parlarsi e a mettersi d’accordo.

E credo che sia un messaggio di speranza.

Questo piano di Ginevra è molto interessante.

Ciò che mi affascina è che tutti i piani di pace che esistono oggi (e c’è il piano di Ayallon e Mussebe) sono piani che ruotano attorno ai parametri di Clinton.

In altre parole si ritorna a Camp David.

E quando si guarda a questi piani di pace e si vede che l’Autorità palestinese reclama con molta insistenza, con molta passione che si ritorni a quei parametri (creazione di uno Stato Palestinese e Gerusalemme come capitale) ci si rende conto retrospettivamente quale occasione si sia persa e che crimini sia stato il lancio della seconda intifada.

Un’altra questione di attualità è la costruzione del muro.

Ci sono state le condanne dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e del Consiglio Europeo.

Qual’è la sua reazione? La mia posizione e la mia reazione sono che bisogna rimanere con la testa sulle spalle.

Quello che è contestabili è il tracciato del muro.

Il fatto che il muro passi attraverso dei territori che sono cntestati sul piano delle frontiere e del territorio.

Ma il principio del muro, fare in modo che ci sia una separazione fisica fra due popoli, non ha nulla di scioccante.

Non si può dire al contempo che ci vogliono due stati per due popoli, creare uno Stato palestinese, e allo stesso tempo rifiutare che ci sia una frontiera fra questi due stati.

Abbiamo conosciuto dei muri in Europa e ne abbiamo ancora.

Il più grande dei muri che conosciamo si chiama Mediterranero.

Basta andare a vedere la barriera di sicurezza che c’è all’ingresso del tunnel della manica tra Francia e Germania.

Vedrete le misure di sicurezza prese da Francia e Inghilterra.

Vedrete che anche l’Europa ha muri.

E quando si dice che quello israeliano è il muro della vergogna, è ridicolo.

Forse è un muro mal tracciato, e personalmente ho firmato una petizione contro il passaggio del muro in mezzo all’Università palestinese di Abudis.

Ma il fatto che ci sia un muro e una frontiera non ha nulla di immorale.

E i commenti sono assolutamente grotteschi.

Invece è assolutamente legittimo, al fine che questo Stato palestinese esista, che ci sia una vera separazione.

Dopo tutto, la vera questione è la sicurezza della popolazione.

Un muro si demolisce, una vita non si ricostruisce.

Recentemente ha partecipato al Forum UE-Israel.

Secondo lei l’attitudine dell’UE è cambiata negli ultimi mesi? Sembrerebbe che ci sia una evoluzione verso un maggiore senso della responsabilità.

E poi c’è una presa di coscienza che nell’Autorità palestinese ci sono delle forze che vanno aiutate, delle forze di rinnovamento.

Questo è interessante: l’Europa comincia ad aprire gli occhi su una serie di realtà.

E le dimissioni dei due primi ministri palestinesi sono state una doccia fredda per le illusioni europee e ci hanno mostrato che in seno stesso all’Autorità palestinese ci sono forze di pace e forze di regressione.

E il Parlamento Europeo che in questa sessione ha votato un altro testo critico nei confronti di Israele? Il Parlamento Europeo ha una tradizione di disequilibrio molto forte contro Israele, che corrisponde a una volontà di descolpevolizzarsi e di avere buona coscieza.

Ma per me la buona coscienza è il contrari della coscienza.

La buona coscienza uccide la coscienza.

Queste deliberazioni, alla fine, discreditano l’Europa, le fanno fare passi indietro.

Non ci si deve stupire della macnanza di peso dell’Europa nella regione, quando si approvano testi così squilibrati.

Dopo tutto, la modestia, la saggezza e l’intelligenza ci impone di metterci maggiormente al posto delle parti in causa, e in particolare al posto di Israele. .

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