24 OTT 2003

Laos: annivesario dell'arresto dei 5 leader del movimento studentesco

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 15 min 3 sec

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Registrazione audio di "Laos: annivesario dell'arresto dei 5 leader del movimento studentesco", registrato venerdì 24 ottobre 2003 alle 00:00.

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Esteri.

La registrazione audio ha una durata di 15 minuti.
  • Intervista a Thierry Falise, (in francese)

    <p> Parigi, 22 ottobre 2003 - Il 26 ottobre è il quarto anniversario dell'arresto dei cinque leader del movimento degli studenti laotiani e della loro manifestazione per la democrazia, la libertà e la riconciliazione in Laos. E il secondo dell'arresto dei cinque radicali. Si svolgeranno manifestazioni a Parigi, Washington, Canberra e altri. David Carretta ha intervistato a Parigi per Radio Radicale Thierry Falise, il giornalista belga arrestato nel giugno scorso in Laos mentre girava un documentario, e Vanida Tephsouvan, presidente del Movimento Lao per i diritti dell'uomo.<p><em>Di seguito la trascrizione delle interviste tradotte in italiano</em><br><br><strong>Thierry Falise, giornalista belga, arrestato nel mese di giugno in Laos (insieme a Vincent Renaud) mentre girava un documentario sull'etnia Hmong</strong><p>Domanda: Signor Falise, in questa conferenza sul Laos, si parla di democrazia e di diritti dell'uomo. Qual'è la sua valutazione dopo l'esperienza che ha vissuto nel mese di giugno.<p>TF: Pesno che la democrazia non esista in Laos. Se mi baso sulla mia esperianza, prima di due settimane di reportage sui Hmong, sull'oppressione subita da una parte dei Hmong, e poi sulle 5 settimane di detenzione, con punto culminante un processo di tipo staliniano, con uno scenario scritto in anticipo, con dibattito, testimoni e setntenze dattilografate in anticipo, posso dire che la democrazia non esiste in Laos. Quando si discute con persone che osano parlarne, e non sono molti in Laos a coler parlare di politica, ci si rende conto che la democrazia non esiste, Si può vivere senza problemi in Laos, fino a quando non si parla di politica. Ma nel momento in cui si diventa oppositori, si passa dall'altra parte della barriera e si corre il rischio di subire la repressione di un regime che è ancora molto comunita puro e duro.<p>Domanda: Qual'è la situazione dei Hmong e in particolare della comunità con la quale è stato?<p>TF: Bisogna innanzitutto distinguere. Ci sono Hmong e Hmong. Se non sbaglio ci sono 300 mila Hmong in Laos e non tutti subiscono bombardamenti o si nascondono nella giungla. Ci sono dei Hmong più o meno assimilati dalle autorità laotiane. Dico più o meno perchè molti di loro sono stati forzati a scendere dalle loro montagne per abitare nelle pianure contro la loro volontà. E' un modo per il regime per controllarli. Ma diciamo che non c'è stato bisogno di ucciderli per farlo.<br>Gli altri Hmong, tra 5 e 10 mila, sono persone che si nascondono nella giungla da anni, sono le persone che hanno combattutto con la CIA durante la guerra segreta degli anni 60 e 70, oppure i loro discendenti, perchè molti di loro sono nati nella giungla. Una parte di loro porta ancora delle armi: fanno parte di una guerriglia che, in qualche modo, vorrebbe rovesciare il governo del Laos. Ma non bisogna farsi illusioni: quello che ho visto sono persone senza forze, del tutto incapaci di vincere militarmente e la cui funzione è più proteggere le donne e i bambini e che si sposta da un angolo all'altro della foresta, cercando di sfuggire, per quanto sia possibile, alle operazioni dell'esercito laotiano.<p>Domanda: C'è una forte repressione su questa comunità?<p>TF: Ho l'impressione che la repressione sia abbastanza forte, anche se non posso dire esattamente quale sia l'ampiezza. Quando sono stato li, non ho assistito direttamente a incidenti. Ma ho visto molte persone, donne, bambini e uomini, che sono stati feriti, che sono saltati su una mina, che sono stati testimoni diretti di atti di oppressione che ci sono stati prima del mio arrivo.<p>Domanda: C'è un grande problema umanitario?<p>TF: In realtà, il governo del Laos non ha bisogno di programmare un massacro di massa nei confronti di questa gente. Basta che continui a fare quello che fa da vent'anni: isolarli completamente. Circondandoli, anche a distanza, li costringono alla fame: non possono coltivare riso, perchè richiede molti sforzi, e soprattutto molto terreno che rimarrebbe aperto alle incursioni degli aerei e degli elicotteri laotiani. Dunque sono costretti di nutrirsi di quanto produce la foresta. E quando son andato, erano costretti a nutrirsi di radici: scavano nel suolo, come degli animali, trovano delle radici e le mangiano due o tre volte al giorno. L'unico alimento di lusso che abbiamo avuto erano dei cuori di bambù, ma è accaduto una o due volte durante il viaggio.<br>Per me la crisi è essenzialmente umanitaria. Bisogna fare qualcosa per queste persone rapidamente. Io sono andato alcuni mesi fa e dalle infomrazioni che ho molte delle persone che ho visto è già morta, di fame e di malattia. E ci sono molti bambini: metà delle persone che abbiamo visto sono dei bambini, malnutriti e vittime di tutta una serie di altre malattie. Bisogna fare qualche cosa. E per me, si esce un po' dalla politica. Per me è dell'umanitario puro.<p>Domanda: Lei propone una soluzione: un ponte aereo...<p>TF: Sono solo un giornalista, ma penso che una soluzone realista esista, ed è quella di un ponte aereo che potrebbe essere organizzato con da una parte uno o più governi occidentali (americani, UE, la Francia o una loro associazione) e dall'altra parte il governo laotiano. Ci vorrebbe un accordo formale tra le due parti, con la supervisione delle Nazioni Unite, o dell'Alto Commissariato ai rifugiati o la Croce Rossa Internazionale, poco importa... Per organizzare un ponte aereo, per queste migliaia di Hmong che chiedono una sola cosa: partire. La maggior parte di quelli che ho intervistato vogliono lasciare la giugnla, sanno che non possono più sognare un ritorno all'apice delle loro montagne e, dunque, son pronti a partire e preferiscono andare in un paese terzo che restare in questa situazione assolutamente miserabile.<p>Domanda: Il 26 ottobre è il quarto anniversario della manifestazione studentesca a favore della democrazia il Laos. C'è una speranza di migliorare la situazione dei diritti dell'uomo in Laos?<p>TF: Diciamo che il blitz mediatico e l'interesse che ha sucistato il nostro caso, il caso di Vincent Renaud, del pastore Karl Mua, e mio, fa si che ci sia una dinamica che esiste ora e della quale bisogna approfittare, perchè non si riprodurrà (almeno lo spero per altri giornalisti) per molto tempo. Dunque bisogna approfittarne. Abbiamo sentito parlare dei Hmong e del Laos solo quando siamo stati arrestati o quando lo sono stati Olivier Dupuis e gli altri radicali due anni prima di noi. Duqnue penso che bisogna approfittarne. Non pesno che questo avrà degli effetti immediati sulla democrazia in Laos. Bisogna essere anche realisti. Tutto quello che si può sperare è che provochi in alcuni membri del regime laotiano delle riflessioni e li convinca a dirsi che sono nel torto. Penso che all'interno del regime vi siano persone intelligenti che sono pronte a questo tipo di svolta o a iniziare un dibattito verso un inizio di democrazia. Ma credo che tutto questo prenderà del tempo.<p>Domanda: Cosa pensa del comportamento della Comunità Internazionale rispetto a tutta la regione? Birmania, Vietnam e Cambogia?<p>TF: E' una domanda molto vasta, perchè la comunità internazionale non è un blocco unito. Ogni paese ha le sue priorità. Per esempio la Birmania è sempre più nella sfera di influenza della Cina, perchè per i cinesi la Birmania è quell'apertura sull'Oceano indiano che non hanno. La Cina ha interesse a conservarebuone relazioni con la Birmania e perennizzare il regime birmano. In Laos ci sono interessi commerciali (come del resto in Birmania) e la Francia e altri paesi esitano tra gli interessi commerciali delle loro imprese e il rispetto di valori ai quali questi paesi dicono richiamarsi, come la democrazia, i diritti dell'uomo, eccetera. Si potrebbe fare un'analisi di questo tipo per tutta la regione, per la Cambogia, le Filippine o il Vietnam.<p>Domanda: Queste divisioni della comnità internazionale quali conseguenze hanno sui diritti umani e sulla democrazia?<p>TF: Ho l'impressione che siano bloccati. Gli unici soggetti sui quali la comunità internazionale potrebbe essere unita sono la democrazia e i diritti dell'uomo. Perchè in questo caso l'unione fa la forza. Sarebbe utile che i paesi che i paesi occidentali si mettessero insieme per fare maggiori pressioni. Da un altro punto di vista, i governi come quello laotiano, conoscono le divisioni e giocano a mettere un paese contro l'altro. Fa parte della strategia.<p><strong>Vanida S. Thephsouvanh, presidente del Movimento Lao per i Diritti dell'uomo</strong><p>Domanda: un bilancio di questa conferenza di Parigi sul Laos...<p>VT: Questa conferenza sui diritti dell'uomo in Laos aveva come scopo quello di chiamare in causa ancora una volta la comunità internazionale, e di riaffermare tute le verità sull'inesistenza dei diritti dell'uomo in Laos, e cioè nessuna libertà di espressione, minoranze etniche e religiose sempre perseguitate e dei laotiani arrestati ogni volta che chiedono democrazia, anche se in modo pacifico. Volevamo anche ricordare che esistono ancora i cinque leader del moviemneto del 26 ottobre 1999, i quali sono diventati desaparecidos della società. E siamo molto inquieti dela sorte di uno dei cinque leader: le ultime notizie che abbiamo ricevuto ci dicono che uno dei cinque leader sarebbe morto nel settembre dello scorso anni.<p>Domanda: Il 26 ottobre è il quarto anniversario del loro arresto, con manifestazioni a Parigi, Bruxelles, Canberra, Mosca e Washington. Quali sono le vostre richieste al governo del Laos e alla Comunità internazionale?<p>VT: Al governo del Laos chiediamo che le libertà fondamentali dei cittadini laotiani siano rispettate e, in primo luogo, concesse al popolo lao. Alla comunità interanzionale chiediamo che riconsideri tutti i contratti e gli aiuti che danno al governo della Repubblica democratica popolare lao, affinchè ogni volta che c'è un contratto, ogni volta che c'è un negoziato, la comunità internazionali affermi il rispetto dei diritti umani nel negoziato. E' fondamentale per il popolo laotiano, perchè non ha nessun altro mezzo se non questo.<p>Domanda: Ci sono state diverse risoluzioni del Parlamento europeo che chiedevano proprio questo. Ma per ora non è stato dato seguito nella politica estera dei Quindici. A suo avviso per quale ragione?<p>VT: Ci sono state tre risoluzioni del Parlamento Europeo. Penso anche che diversi governi europei chiedano al Laos di rispettare i diritti dell'uomo ogni volta che incontrano i dirigenti laotiani. Ma credo che bisognerebbe andare oltre queste richieste cortesi. Penso che ci voglia una vera e propria volontà politica. E come dice Olivier Dupuis, congelare gli aiuti affinchè il governo laotiano comprenda che è necessario cambiare e migliorarsi per il bene del paese<p>Domanda: A questa conferenza c'era anche Tierry Falise. Qual'è l'importanza dell'informazione anche alla luce del caso di Falise e Renaud?<p>VT: Thierry Falise è giornalista e con il suo arresto e la sua testimonianza fa parlare del Laos, fa conoscere i problemi del Laos, fa conoscere il dramma della minoranza Hmong, e in particolare di quella parte che è rinchiusa nella zona speciale di Saisonbun, questa minoranza che è perseguitata dal governo, che vive di radici e che vive aldisotto delle norme umane.<p>Domanda: Appuntamento quindi al 26 ottobre. C'è una speranza democratica per il Laos negli anni a venire?<p>VT: Fino a che ci saranno laotiani all'interno e all'esterno del Laos, ci sarà sempre una speranza per la democrazia
    0:00 Durata: 10 min 23 sec
  • Intervista a Vanida S. Thephsouvanh, (in francese)

    0:10 Durata: 4 min 40 sec