03 MAR 2005

Giulio Tremonti e il pericolo Cina. Intervista a Renato Brunetta

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Roma, 4 marzo 2005 - Intervenendo sul Corriere della sera, il vice-presidente di Forza Italia Giulio Tremonti torna sul "pericolo Cina" con un articolo dal titolo "Rischi e vantaggi.

Manuale per il patriottismo economico".

Claudio Landi ha intervistato il consigliere economico del Governo, Renato Brunetta.

L'articolo di Tremonti"Condivido al 100% le premesse, al 75% le deduzioni, al 50% le conclusioni dell'articolo sul ­patriottismo economico" scritto da Tommaso Padoa-Schioppa (Corriere, 27 febbraio).

Per cominciare, le premesse condivise.

Quindici anni fa scrivevo sul Corriere le stesse cose,
allora futuribili.

Sulla demateria1izzazione, sulla finanziarizzazione, sulla internazionalizzazione della ricchezza.

Sul passaggio ­dalle res alle new properties".

Sullo sviluppo ­della magia del Faust di Goethe...

lo scambio dell'oro contro la carta, il assaggio del valore dalle cose materiali alle cose immateriali".

E ancora sulla guerra civile.

Non più la guerra per la terra, come nei miraggi di Tucidide o nelle ossessioni di Hitler.

Ma la competizione fra Stati come strategia di conservazione sul proprio territorio, o di attrazione da fuori, di una ricchezza che stava divenendo strutturalmente sempre più mobile.

Fin qui l'identità.

Di qui in poi, invece, il catalogo delle più o meno parziali differenze.

In particolare, sul ­Manuale", del patriottismo economico scriverei questi cinque punti:a) per Tommaso Padoa-Schioppa ­il governo è rimasto principalmente nazionale".

Si può concordare.

Ma con una specifica.

Il potere dei governi nazionali ha subito una doppia erosione: economica e, in Europa, anche politica.

Prima, lo stato controllava il territorio e il territorio era il naturale container della ricchezza.

Ricchezza agraria, mineraria, industriale.

Il controllo del territorio, e dunque della ricchezza, dava allo Stato il sostanziale monopolio della politica, possibile proprio all'interno di un sistema a dominio territoriale chiuso.

Ora non è più così.

La ricchezza, sempre più dematerializzata e finanziarizzata, si è infatti liberata dagli antichi vincoli territoriali.

Le basi di potere dello Stato nazionale ne risultano fortemente erose.

Si è spezzata la catena politica fondamentale, la catena Stato-territorio-ricchezza.Non solo.

Gli Stati europei hanno devoluto verso l'alto (verso l'Europa) quote sostanziali del loro originario potere politico.

Senza che nel frattempo in Europa si sia costituita una corrispondente struttura di governo.

Dunque, alla debolezza politica, verso il basso, non corrisponde (ancora) una equivalente forza, verso l'alto.

In questi termini, se anche si vuole usarle, le leve del patriottismo economico sono in Europa oggettivamente dimezzate;b) fatta questa specifica, che cosa è più meritevole di protezione, anzi (mi si perdoni la parola protezione), che cosa è più meritevole di difesa patriottica? Non paradossalmente, i beni insieme più preziosi e più a rischio sono beni pubblici.

In specie, per Tommaso Padoa-Schioppa ­sono e saranno principalmente nazionali...

tanto la vita economica ...

quanto lo spirito di solidarietà e di collaborazione".

Intesi solidarietà e collaborazione anche (soprattutto) come sistema di sicurezza sociale e come base di futuro, è una tesi non solo giusta vera.

Perché un sistema di sicurezza sociale prospettiva di fiducia nel futuro non sono fuori, ma dentro l'economia.

Ne costituiscono la base di partenza essenziale.

E allora, come difendere (proteggere) patriotticamente questi beni, tanto essenziali quanto a rischio? Un liberista direbbe: si può vivere senza frontiere e senza sicurezza sociale.

Un illusionista politico direbbe: si può vivere senza frontiere, ma con un sistema di sicurezza sociale.

Una terza, e perché no?, nuova categoria di politico direbbe che, in attesa della progressiva costruzione di sistemi di sicurezza sociale, anche nei Paesi con noi concorrenti sulla via dello sviluppo, la nostra economia (europea) deve essere, se non protetta, almeno non spiazzata da un insieme tanto enorme quanto artificiale di regole-vincoli-costi.

Perché non possiamo difendere, insieme, la realtà della sicurezza sociale é l'utopia del mercato perfetto.

Non basta.

In questa logica, proprio per conservare il sistema di sicurezza sociale, finanziandolo ragionevolmente, va riformato anche il sistema fiscale.

L'asse del prelievo va in specie gradualmente spostato ­dalle persone alle cose", ossia ­dalle imposte dirette alle imposte indirette".

Viviamo infatti nell'età del consumismo, ma pretendiamo ancora di applicare le imposte dell'idealismo.

Le imposte dirette inventate e applicabili con efficienza ed equità nel vecchio mondo, a dominio territoriale chiuso, stanno ora infatti diventando economicamente inefficienti e politicamene regressive.

Questa ipotesi, fatta sul Corriere tanti anni fa, e allora demonizzata, sta avanzando anche in Europa.

Prova che le idee giuste camminano in salita, ma camminano;c) passiamo ai beni privati.

La passione patriottica è una cosa bella, ma non facile da concretizzare, perché va estesa anche al de minimis della vita quotidiana e richiede ragionamenti non proprio bana1i.

Un caso, fatto sulla spesa quotidiana.

II caso della cessione a proprietà estera dei supermercati alimentari.

Qui, se anche la domanda dei prodotti è patriottica, l'offerta sui banconi tende progressivamente e inevitabilmente a essere straniera.

La cessione a stranieri dei supermercati è mercatisticamente ­ottima", ma spiazza prima e poi azzera, con le nostre filiere agroalimentari, l'equilibrio dei nostri territori.

L'analisi costi-benefici per i consumatori va dunque fatta, ma solo nel tempo e solo nel suo insieme;d) nell'articolo di Padoa-Schioppa, Wimbledon è un derivato dalla realtà, una metafora della modernità positiva, il contenitore ludico e nazionale di una ­cosa" virtuale e trasnazionale.

La realtà socia1e è molto più banale e insieme, e proprio per questo, molto più complessa.

Wimbledon, o un ­head quarter", sono fantastici, ma stanno ai problemi imposti dalla modernità come Londra sta al Regno Unito.

Londra è una metropoli-mondo, un unicum, un off-shore (dove folklore di Wimbledon a parte) è difficile distinguere tra ciò che è inglese o europeo o mondiale.

Ma il resto del Regno Unito è un'altra cosa;e) non esistono in questa fase storica, in Europa, Paesi felici.

Neppure nel paradigma del piccolo.

Neppure in Olanda.

Neppure applicando il mitico mercato.

Perché dentro società complesse, il mercato non è l'algoritmo universale della felicità.

I problemi imposti dalla modernità si sviluppano infatti su scala di massa e per grandi numeri, su basi storiche e con grandi complicazioni.

In Italia, i fattori di crisi sono tanti e di longue durée.

Sono declino demografico e debito pubblico, carenza insieme di classe dirigente e di élite, corporazioni sindacali o medievali e privatizzazioni ­oligarchiche", infine (soprattutto) un eccesso di partigianeria politica, che impedisce l'emersione di un ethos pubblico collettivo.

Eppure, niente è ancora perso.

E articoli come quello di Padoa-Schioppa aiutano a capire e dunque a reagire."Giulio Tremonti .

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