05 APR 2001

Unione degli industriali di Bergamo: Incontro con Antonio D'Amato

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 8 min

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Bergamo, 5 aprile 2001 - Documento audiovideo dell'assemblea generale dell'Unione degli Industriali della Provincia di Bergamo.

Interviene il presidente di Confindustria Antonio D'Amato. Competitività, questa la parola d'ordine per Confindustria.

Soprattutto da quando lo scorso marzo ha reso note le sue proposte per rilanciare l'economia italiana sullo senario internazionale.

Il leader degli industriali è tornato a ricordarlo quest'oggi alla platea degli industriali bergamaschi. Il giudizio di D'amato sullo stato dell'economia italiana non lascia molto spazio alle repliche.

Il nostro paese, ma
in realtà tutto il vecchio continente - spiega - è "in mezzo a un guado".

Siamo attaccati "dall'alto da paesi che sono leader d'innovazione, e dal basso da paesi che sono leader di costi".

I primi, è il caso di Stati Uniti e Giappone, "godono di un sistema di innovazione più alto del nostro, perché operano in paesi che producono più innovazione".

I secondi "hanno standard sociali o costi di sistema più bassi".

Come far fronte a questo gap di competitività? Confindustria punta al recupero delle diseconomie, facendo anche tesoro della straordinaria capacità di fare impresa per cui gli italiani sono famosi nel mondo.

"L'opzione che noi proponiamo al paese - assicura infatti D'Amato - non è quella di abbassare gli standard sociali del paese.

Anzi, per mantenere e aumentare la quantità di benessere sociale del paese noi abbiamo bisogno di recuperare sui costi di sistema, per aumentare la redditività delle imprese, e per consentire quelle maggiori quantità di risorse da destinare agli investimenti.

In un sistema che avendo molta intelligenza e imprenditorialità a disposizione, può certamente fare un salto in avanti". Nel dettaglio D'Amato indica tre obiettivi immediati.

Al primo posto, la modernizzazione delle infrastrutture e della pubblica amministrazione.

Al secondo, l'aumento della redditività netta delle imprese, "per poter fare gli investimenti in innovazione".

Ma il leader di Confindustria punta in particolare sulla realizzazione di una società "più aperta, mobile e dinamica", e quindi di "un mercato del lavoro meno rigido e più capace di mettere in moto le opportunità vere".

È infatti, la rigidità del lavoro al tempo stesso "ostacola le imprese nel governo delle fabbriche e rende la nostra società non in grado di valorizzare tutte le potenzialità in termini di innovazione, creazione di nuove attività". Secondo D'Amato, inoltre, l'altra faccia di un mercato del lavoro troppo rigido è un tasso di economia sommersa "doppio rispetto a quello delle altre economie con cui ci confrontiamo".

Mentre Francia e Inghilterra hanno il 14 per cento di Pil sommerso, questi i dati forniti dal leader degli industriali, l'Italia il 28 per cento, pari a 750 mila miliardi di ricchezza.

"Il problema - spiega D'Amato - è che oggi il sommerso è il modo con il quale si organizzano gli ammortizzatori sociali del paese.

La gran parte del sistema politico, delle istituzioni, dei sindacati, della cultura generale del paese, continua a dire: 'meglio sommerso che disoccupato', nelle parti in cui la disoccupazione è forte, e laddove c'è forte pressione competitiva: 'se non si è sommersi come si compete'.

E in realtà - conclude - l'economia sommersa in dimensioni così patologica è un grandissimo handicap alla competitività del paese perché fa gravare la parte emersa di cisti molto alti, e compromette la stessa qualità della vita, legalità e civiltà del paese". .

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  • Andrea Moltrasio, presidente eletto dell'Unione degli Industriali della Provincia di Bergamo, introduce

    <strong>Indice degli interventi<strong>
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