20 APR 2001

D'Amato a Sorrento: «Evitiamo un centralismo delle regioni»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 26 min 40 sec

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Sorrento (Na), 20 aprile 2001 - "Il tema del federalismo è stato trattato malissimo in questo paese.

Abbiamo bruciato un intero decennio nel folle inseguimento tra destra, sinistra e Lega".

Con un'accusa che non risparmia nessuno, Antonio D'Amato entra nel dibattito apertosi in queste settimane sulle proposte referendarie di Ulivo e Casa delle libertà.

Intervenendo all'apertura dell'assise regionale di FederCampania, dedicata al tema "Quale federalismo per la Campania", il leader di Confindustria mette in guardia la classe politica: "evitiamo che al centralismo statuale si sovrapponga un
centralismo regionale".

Questo è infatti il rischio che, secondo D'Amato, corre il paese, dal momento che destra e sinistra "non hanno la forza di sedersi intorno a un tavolo e ragionare seriamente".D'Amato non si schiera.

"Non è detto che, sempre e comunque, una devolution oppure un'organizzazione centralista rappresentino la soluzione migliore".

E spiega che occorrono "risposte diversificate, caso per caso".

Ma ciò che, secondo il leader degli industriali, non va perso di vista, è il rischio di una "sovrapposizione di costi e inefficienze tra il livello regionale, che si sta ulteriormente potenziando senza aver risolto le sue carenze originarie, e il livello statuale centrale, che nessuno si preoccupa di ridefinire".

Un rischio che il paese sta seriamente correndo perché la classe politica "sottovaluta il forte livello di inefficienza, equamente distribuito su tutto il territorio nazionale, della burocrazia regionale".D'Amato è quindi scettico riguardo ai vantaggi in termini di efficienza e taglio della spesa che i due poli considerano una conseguenza automatica delle loro proposte di federalismo.

E cita, a questo proposito, il caso del Mezzogiorno, dove il regionalismo "è stato assolutamente devastante".

"Gli anni peggiori della Cassa del Mezzogiorno - spiega - hanno coinciso con la maggiore spinta per il decentramento regionalista".Oggi, proprio il meridione rischia di scontare nuovamente i costi di un sistema regionale inefficiente.

Tanto più che ha davanti quella che D'Amato considera la sua "ultima occasione".

Cioè i fondi strutturali messi a disposizione dall'Europa per il periodo 2000-2006.

Gli ultimi, prima che l'allargamento a est coincida con una nuova dislocazione delle risorse a favore delle aree arretrate dell'Unione.D'Amato parla della sua difficile esperienza da responsabile di Confindustria per il Mezzogiorno.

"Quando ho affrontato la questione dei fondi strutturali, mi sono scontrato con un vuoto pneumatico a livello di competenze sia nei ministeri, sia negli organismi regionali".

E teme che la storia si ripeta nuovamente.

"Stiamo correndo dei rischi serissimi sull'investimento dei fondi strutturali.

Nella conferenza stato-regioni, a causa dell'improvvida rincorsa sul regionalismo tra destra e sinistra, non c'è stato coordinamento e non sono stati posti dei paletti.

Adesso, c'è il forte rischio che le regioni possano spendere peggio e di più".

E attacca il governo, che finora è stato "largamente disattento".

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