24 APR 2001

Massimo D'Alema a Mantova: «Privatizzare due reti Rai, anche se Berlusconi non vuole»

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Mantova, 24 Aprile 2001 - Massimo D'Alema guarda con interesse al nuovo polo televisivo che Roberto Colaninno sta costruendo intorno a Tmc.

"Spero che questa operazione abbia successo", ha dichiarato il presidente Ds nel corso di un intervista pubblica a Mantova.

Al direttore de La Gazzetta di Mantova Bruno Manfellotto, che lo intervistava, D'Alema ha detto di giudicare come "un segnale di libertà" lo sviluppo di una rete televisiva "che non è di proprietà di Berlusconi e che non rischia di finire nelle sue mani dopo le elezioni".

Peraltro, D'Alema è a favore di un riassetto complessivo del
sistema televisivo.

E' a favore di una privatizzazione della Rai.

La nuova tv di stato dovrebbe avere un canale pubblico, senza pubblicità, interamente finanziato dal canone e che non sia una televisione commerciale.

Gli altri due canali potrebbero quindi diventare "una grande televisione commerciale", da privatizzare con la pubblic company.

Rete 4 dovrebbe finire sul satellite e Mediaset dovrebbe ridursi a due reti analogiche. Secondo D'Alema, tutto ciò "aprirebbe il mercato".

L'ex presidente del consiglio teme però l'opposizione del leader della Casa delle libertà: "Non a caso - spiega - Berlusconi difende la rai pubblica, un concorrente con le mani legate che, siccome ha il canone, ha il tetto per la pubblicità.

Berlusoni al di sopra di una certa soglia opera in condizione di monopolio, e fa super-profitti".

Per questo, secondo D'Alema, non ha alcun interesse a portare avanti un riordino del settore. Nel corso dell'intervista, il presidente Ds ha toccato diversi altri argomenti dell'attualità politica.

Per esempio il federalismo che, secondo lui, non può ridursi a un semplice rafforzamento del regionalismo.

"L'idea del federalismo come formazione di venti staterelli regionali con la loro burocrazia arrogante, la loro politica estera, la loro polizia, è assolutamente catastrofica, anche soltanto dal punto di vista dei costi della pubblica amministrazione".

D'Alema pensa quindi anche ai poteri di comuni e province, e spiega che il nostro federalismo "deve applicare in modo rigoroso il principio di sussidiarietà".

Comunque D'Alema ritiene il pericolo di una divisione ormai alle spalle.

Il disegno secessionista della Lega è infatti fallito quando l'Italia è entrata nell'Euro. Infine, il tema della concertazione.

Secondo D'Alema, il meccanismo "si è inceppato".

Ci sono state - spiega - "delle resistenze, anche da parte di Confindustria".

E il nodo centrale è stato la questione del Tfr.

"Confindustria, che predica il mercato, quando si è parlato dl fatto di restituire al mercato i soldi del Tfr, ha detto di no.

Ma le nuove sfide della concertazione mettono alla prova tutti e richiedono apertura.

Dopo la vittoria dell'ulivo alle elezioni bisognerà quindi rilanciare una concertazione coraggiosa, che consenta di utilizzare il Tfr per lanciare i fondi pensione.

Solo così potrà essere completata la riforma previdenziale".

Questa, infatti, ha bisogno di una verifica.

In particolare, va accelerata, anche se - assicura D'Alema - "senza incidere sui trattamenti previdenziali".

Lo strumento deve quindi essere proprio l'accelerazione del processo di creazione dei fondi integrativi.

"Remunerandosi sul mercato - spiega a questo proposito D'Alema - i fondi pensione possono garantire rendimenti integrativi elevati e accelerare la riforma delle pensioni, diminuendo il carico della spesa pubblica.

L'operazione sul Tfr - ha aggiunto - è fondamentale si tratta di valorizzare il risparmio dei lavoratori, un'operazione di equità sociale e di crescita dei mercati finanziari del paese.

Questo - ha concluso - è il tema di una nuova concertazione".

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