01 MAG 2001

Primo maggio: Berlusconi a Napoli promette "Un milione e mezzo di posti di lavoro entro la fine della legislatura"

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Napoli, 1 maggio 2001 - Silvio Berlusconi interviene in un comizio elettorale a Napoli nel giorno della Festa dei lavoratori coglie l'occasione per fare tre promesse, "tre impegni precisi" con gli elettori.

La prima promessa è quella relativa al taglio delle tasse sull'impresa e sulla famiglia, riprendendo così la ricetta economica di Aznar, ma anche del premier inglese negli anni ottanta, Margaret Tatcher.

La seconda promessa richiama quella del 1994: "Se alla fine dei cinque anni di legislatura non sarà riuscito a creare un milione e mezzo di posti di lavoro in più, vale a dire trecento
mila all'anno, il signor Berlusconi se ne ritornerà a casa sua e non si ripresenterà come candidato alle elezioni nazionali.

Queste sono garanzie da imprenditore, non sono promesse da politici". La terza riguarda l'informatizzazione.

In primo luogo della pubblica amministrazione, da effettuare "a livello centrale, ma anche regionale, provinciale e comunale".

In secondo luogo della scuola e infine delle aziende.

A questo proposito, parla della nuova legge Tremonti, la cui approvazione è prevista "nei primi cento giorni".

In questa legge, spiega, ci sarà una norma "che consentirà agli imprenditori di utilizzare i loro utili detassati per avviare, non solo l'acquisto delle nuove tecnologie per la loro azienda, ma anche la formazione dei loro collaboratori".In apertura il leader del centrodestra si è soffermato sul significato della festa del Primo maggio: "Ho sempre considerato questa festa molto vicina a me - dichiara il leader del centrodestra - anzi, io pensavo da individualista ed egoista che fosse proprio la festa per me.

L'unico comandamento che infatti non ho rispettato è stato quello del riposo domenicale".

Secondo Berlusconi, il lavoro è "la dimensione fondamentale per un uomo, il modo in cui esprimiamo il meglio di noi stessi.

È insomma qualcosa che non può mancare".

Per questo, considera la situazione italiana molto grave e ne imputa la responsabilità ai governi di centrosinistra che in questi sei anni e mezzo hanno fatto "di tutto, tranne quello che si doveva fare per far sì che crescessero le attività di lavoro, per far sì che l'Italia risalisse quella china che l'ha portata ad essere il paese dove ci sono meno possibilità di lavoro rispetto a tutti gli altri paesi d'Europa".

Berlusconi sostiene quindi che un suo eventuale governo erediterà "un paese in cui sono meno di quattro su dieci gli italiani che possono lavorare, mentre negli altri paesi d'Europa sono più di cinque e in America addirittura più di sei".

E allora sarà proprio la politica sul lavoro "uno dei motivi fondamentali del cambiamento" che attuerà "a partire dal tredici maggio prossimo".

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