08 MAG 2001

Formigoni a Bologna difende la devolution e attacca Amato sul «buono-scuola»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 34 min 40 sec

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Il presidente della Lombardia assicura di non volere "perdere per strada" il sud e presenta la ricetta della Casa delle libertà: "buono" per scuola, sanità e anziani, assicurazione regionale contro il rischio criminalità, "decisionismo" nella realizzazione infrastrutture.

Critiche al governo per il ricorso alla Consulta sul "buono scuola"Bologna, 8 Maggio 2001 - "Io parlo di un federalismo solidale e funzionale, non ideologico, né tantomeno etnico.

A me, uomo del nord, interessa non perdere per strada il sud.

Per ragioni storiche e ideali, ma anche perché nella concorrenza mondiale possiamo
sperare di avere un posto solo se rimaniamo un grande paese".

Così, nella tappa felsinea del suo tour elettorale, Roberto Formigoni difende la devolution proposta dalla Casa delle libertà, dichiarando anche che il vecchio modello centralista "non funziona più".

Anzi, secondo lui, "federalismo è il nome nuovo dell'unità del paese". Al centro della sua proposta federalista, assicura inoltre Formigoni, ci sono i diritti e le esigenze dei cittadini.

"È al cittadino che vogliamo devolvere più competenze e poteri.

È al cittadino che vogliamo dare risposte più rapide da parte della pubblica amministrazione.

Per fare questo, dobbiamo attribuire ogni potere a quel livello di governo - stato, regione, provincia o comune - in grado di poter rispondere meglio e più rapidamente". Formigoni elenca quindi i punti fondamentali della proposta federalista, che in parte sono stati già messi in pratica nella sua regione.

Al primo posto il "buono-scuola", destinato a coprire il 25% di tutte le spese per le scuole pubbliche e private, fino a un massimale di due milioni di lire, che salgono a tre milioni in presenza di handicap.

La Lombardia ha già stanziato cento miliardi, ricevendo circa sessantasei mila richieste.

L'erogazione dei buoni era prevista entro il trentuno maggio, ma al momento è sospesa, perché il governo ha fatto ricorso alla Consulta, bloccando così la delibera di attuazione della legge regionale.

E su questo, il presidente lombardo attacca il governo: "In maniera assolutamente irrituale, ha sollevato obiezione di incostituzionalità su qualcosa che di per sé dovrebbe sfuggire al suo controllo".

E invita Amato a ritirare il ricorso "per coerenza", ricordando come proprio la riforma federalista proposta dallo stesso centrosinistra elimini qualsiasi controllo dello stato sulle leggi regionali. Formigoni adesso aspetta il ritiro.

Se avverrà, erogherà i buoni.

In caso contrario, confiderà nella vittoria elettorale del centrodestra per chiudere la questione entro la fine di giugno.

"Ho avuto assicurazioni da Berlusconi che, se sarà lui a vincere le elezioni, tra i primissimi atti del suo governo ci sarà subito il ritiro del ricorso.

Considerando i tempi tecnici per l'insediamento del Governo, a metà giugno o poco dopo potremmo erogare i buoni". Oltre al "buono scuola", il programma di Formigoni prevede il "buono-sanità", già introdotto, e il "buono anziani", ancora in fase di sperimentazione.

Sulla sanità, il presidente lombardo risponde alle critiche del centrosinistra, che parla di uno "sfondamento" della spesa regionale: "Non è vero.

I dati della spesa pro-capite sanitaria nel 2000 si colloca al di sotto di tutte le regioni del centro-nord e al di sotto della media nazionale".

E presenta i risultati della sua amministrazione: "Abbiamo ridotto drasticamente i tempi d'attesa e fissato con una legge regionale i tempi massimi per gli esami specialistici richiesti dai pazienti, che non possono superare i trenta giorni.

E quando un ospedale pubblico o privato accreditato non è in grado di rispettare questi tempi, il cittadino può rivolgersi ad un ospedale privato a pagamento, ma non sarà il cittadino a pagare questa prestazione ma l'ospedale inadempiente". Quanto al "buono-anziani", si tratta un assegno mensile di ottocentomila lire, che - precisa Formigoni - "può sommarsi alle settecentomila lire dell'assegno di accompagnamento", da spendere in una residenza sanitaria protetta o rimanendo in famiglia.

Ed è stato già introdotto in via sperimentale a partire dal 1 gennaio di quest'anno per cinquemila anziani malati o non autosufficienti. Nella ricetta "federalista" di Formigoni c'è anche un'assicurazione che garantisce a tutti i residenti di essere coperti contro i rischi da criminalità (danni da rapina, scippi e altri atti criminali) nel territorio della regione Lombardia.

In caso di morte, il risarcimento previsto è di cinquanta milioni, in caso di invalidità permanente, sale fino a centodieci milioni. Infine, la questione delle infrastrutture.

Secondo Formigoni, serve più "decisionismo".

In particolare, il presidente della Lombardia pensa all'istituzione di una nuova figura: un decisore "eletto democraticamente, e che può essere licenziato democraticamente".

L'obiettivo è quello di "uscire dal meccanismo delle decisioni ad unanimità", e il rischio è di "consegnare il paese al ritardo per sottosviluppo".

Formigoni fa un esempio per tutti, quello della pedemontana lombarda.

"Se ne parla dal 1971 - osserva - sono passati trent'anni e non è mai stato possibile raggiungere l'unanimità dei centosette comuni interessati.

Eppure, il novanta per cento degli utenti chiede la realizzazione di quest'opera.

L'unanimismo è il contrario della democrazia, che è esercizio vero del potere di veto di interessi particolaristici.

È il momento di passare ad una certa dose di decisionismo". .

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