16 GIU 2001

Consiglio Federale dei Verdi (I)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 ore 45 min

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Roma 16 Giugno 2001 - Nel corso della prima giornata del Consiglio Federale dei Verdi, chiamato a dibattere sul futuro del movimento all'indomani della sconfitta elettorale, come preannunciato, la presidente Grazia Francescato e l'intero esecutivo nazionale dei Verdi si sono presentati dimissionari, ma l'annuncio non ha evitato lo scontro all'interno del movimento.All'apertura dei lavori la Francescato ha proposto di mantenere in carica i vertici uscenti per l'ordinaria amministrazione, eventualmente affiancati da un "comitato di garanzia" con lo scopo di portare il Sole che Ride ad un "congresso vero in autunno" nel quale concludere il percorso costituente aperto dall'assemblea di Chianciano, ha inoltre espresso l'intenzione di ricandidarsi alla guida del partito.Nel corso del proprio intervento la Presidente dimissionaria non ha avuto esitazioni ad assumersi "la piena responsabilità dell'insuccesso elettorale'" e a giudicare "fallimentare e sbagliata" la scelta elettorale di dare vita al Girasole in alleanza con lo Sdi, ma ha anche inteso ribadire la propria convinzione che il "disastroso risultato elettorale non deve fermare i Verdi".La proposta e l'analisi della Francescato non è riuscita a mediare tra le posizioni divergenti che sono emerse nel dibattito.

Se Alfonso Pecoraro Scanio, ha proposto l'insediamento dei garanti, lasciando però al loro posto la presidente Francescato ed il tesoriere, dura opposizione da parte degli ex ministri Ronchi e Mattioli,, i quali hanno prospettato che il consiglio federale debba accettare le dimissioni di tutti e insediare da subito una reggenza piena dei garanti, sul modello Ds.Il tentativo di mediazione da parte di Marco Boato, non è riuscito ad ottenere grossi risultati:Ronchi, ha dichiarato che non sarà presente ''ad una Chianciano-due delle tessere per truppe cammellate", ed anche l'ex ministro delle politiche comunitarie Gianni Mattioli ha accusato Grazia Francescato di non essere consapevole che il partito si trova "sulla soglia del baratro, dello scioglimento".

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