03 APR 2001

Verso il G8 di Genova: «Governare la globalizzazione» (con D'Alema e Amato)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 3 ore 4 min

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Firenze, 3 aprile 2001 - Documento audiovisivo del convegno «Governare la globalizzazione.

GNG e ruolo delle ONG nel G8», con la partecipazione - tra gli altri - di Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

L'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema riconosce che "alla sfida della governance globale" può corrispondere "una protesta legittima", che però deve tener conto del "percorso democratico che sta alla base della nascita di una opinione pubblica mondiale a fronte di inesistenti istituzioni", le quali dovranno coordinarsi, dato che "il processo di globalizzazione non si fermerà".

Circa la
riduzione del debito dei paesi poveri, "quello che è stato già fatto è ancora insufficiente" e il nodo fondamentale per risolvere la questione sarà di cancellare "il debito multilaterale".

Se la "Globalizzazione non deve essere vista - continua D'Alema - come un male, ed anzi avrà il ruolo che in passato ebbe l'industrializzazione" per il progresso generale dell'umanità, nello stesso tempo essa "impone una governance mondiale che non può essere assunta dal G8, che è e rimane un gruppo informale", il ruolo di integrazione e interrelazione tra WTO e ONG e organizzazioni di lavoratori "può e deve essere svolto dall'Onu".Amato ha invece posto il problema della rappresentatività di chi protesta: "C'è qualcuno non eletto da nessuno che crede di essere più rappresentativo di noi", sebbene potrebbe essere "rappresentante di problemi non colti da chi è eletto", Amato suggerisce quindi di "mettere questi temi sollevati in sedi ONG all'ordine del giorno del prossimo di G8 di Genova".

Amato si trova d'accordo con D'Alema nel sottolineare il ruolo informale del G8 così come sulla necessità di "un co-governo sovranazionale", che consideri "anche il punto di vista delle ONG".

Il rapporto con i paesi in via di sviluppo è reso più difficile "anche dalla mancanza di coscienza circa i diritti fondamentali" e citando Marx aggiunge: "perché vi sia una classe ci vuole coscienza di classe".

Amato inoltre prospetta la necessità di "cancellare tutto il debito estero" rimuovendo le cause strutturali.

Il nodo fondamentale, in merito alle possibilità di sviluppo dei paesi in questione - aggiunge - rimane quello legato all'"accesso dei prodotti dei paesi poveri sui nostri mercati" e su questo - conclude Giuliano Amato - i paesi occidentali sono ancora arroccati in forme di protezionismo.

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