25 APR 2001

Terrorismo e politica: Intervento di Marco Pannella

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Marco Pannella, nel corso della presentazione dei candidati delle Marche della Lista Bonino, ha aperto un ampio excursus storico relativo ai cosiddetti anni di piombo, di cui riproponiamo il testo integrale.

Tra gli argomenti discussi, unità partitocratica coperta con l'alibi del terrorismo il caso D'Urso Il governo degli onesti presieduto da Bruno Visentini Le circostanze della liberazione di D'Urso Il sequestro Cirillo I soldi del terremoto del 1980 Sequestro e gambizzazione di Siola Il ruolo di Senzani Il ruolo di Senzani Il partito dei giudici I nuovi Senzani.
  • "Un'unità partitocratica coperta con l'alibi del terrorismo"

    "Se sarò eletto, intendo riproporre l'istituzione di commissioni d'inchiesta sulle vicende D'Urso, caso Cirillo, caso Tortora, e riproporre l'incriminazione degli ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, per ripetuto e conclamato attentato ai diritti costituzionali. Avevo appena confermato questa mia intenzione quando, in questo previsto e scontato rilancio terroristico che ha dato l'alibi a Mussi e Berlusconi, passate le elezioni saranno molti di più i punti di accordo che quelli di disaccordo, data la loro comune avversione per le riforme liberali di stampo anglosassone e americano, quando appunto, Berlusconi e Mussi hanno parlato di unità democratica contro il terrorismo, Un'unità partitocratica coperta con l'alibi del terrorismo, che rispunta a dieci giorni dalle elezioni per dire: o l'unità nazionale o il terrorismo o il caos. Il terrorismo e l'assassinio di Moro sono stati il portato dell'unità nazionale, e la strategia causata dalla Brigate Rosse voleva affermare la necessità dell'unità nazionale contro i pericoli eversivi. C'è continuità pericolosa con quel periodo che ho chiamato con il periodo dei golpe continui di P2 e P38, PCI, P-Andreotti, P-Cossiga, P-Scalfari., e questa continuità va rotta con l'informazione e non solo con la memoria".<br> <br>
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  • Il caso D'Urso

    "Quasi dieci anni fa quando appresi che un deputato comunista, l'onorevole Pellegrino era stato nominato a capo della Commissione stragi, mi recai da lui per esporgli una serie di fatti che erano stati totalmente rimossi dalla politica ufficiale, in particolare gli ricordai che all'immediata vigilia del 1981 avemmo il rapimento del magistrato D'Urso e che subito dopo le BR che custodivano il magistrato D'Urso ebbero contatti molto stretti, non solo tattici evidentemente, con il gruppo dell'Espresso-la Repubblica, di Eugenio Scalfari e di Carlo De Benedetti a tal punto che vi furono degli interrogatori e il preannuncio che la Procura della Repubblica di Roma stava anche per interrogare, indagare, forse anche fermare oltre a due redattori dell'Espresso anche il direttore dell'Espresso, che espatriò in Austria per evitare l'incriminazione. Chi era l'interlocutore del gruppo Scalfari-De Benedetti per cui fecero degli scoop in prima pagina sia sull'Espresso che sulla Repubblica sulla custodia del magistrato D'Urso che avrebbe potuto essere ammazzato come Moro? Era un signore, che rispondeva al nome di Giovanni Senzani, che aveva una carriera come collaboratore del Ministero della Difesa e e della Presidenza del Consiglio da una parte, e dall'altra era quello che comandava il gruppo delle Br che aveva rapito il magistrato D'Urso. All'onorevole Pellegrino dicevamo allora che l'operato di questo brigatista con il sequestro Giovanni D'Urso e poi con quello di Ciro Cirillo era convergente con la tesi ufficialmente sostenuta dall'editore dell'Espresso Carlo De Benedetti che, partendo dal dato del debito pubblico galoppante, sosteneva la necessità del commissariamento della Repubblica. Non appena D'Urso fu sequestrato scrissi una lettera ai compagni assassini, essendo convinto innanzi tutto che fossero dei compagni, che il loro operato era volto piuttosto a rafforzare l'unità nazionale tra DC e PCI per poi, in una strategia di lunga scadenza, andare allo scontro tra lo Stato DC- PCI e l'alternativa sociale, e che quel sequestro in quel momento rappresentava il tentativo andato male con Moro, e in fondo di liquidare la Democrazia Cristiana in quanto tale per andare ad una soluzione che in parte approvavo, una repubblica presidenziale di stampo americano. Poi Gelli, come oggi anche l'ottimo Silvio Berlusconi, la vogliono sudamericano, cioè presidente eletto, ma parlamento in mano a tanti partiti.<br> <br>
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  • Il governo degli onesti presieduto da Bruno Visentini

    "Come radicali ci muovemmo coinvolgendo in un dibattito di grande drammaticità l'opinione pubblica, si parlò allora di oltre un milione di ascoltatori a Radio Radicale e finalmente verso Natale avemmo notizia certa, confermata oggi dalla storia, del tentativo in atto di ottenere un governo nuovo di unità nazionale straordinaria, all'inizio di gennaio, chiamato il governo dei capaci e degli onesti presieduto da Bruno Visentini, il quale non era chiaro quanto fosse consapevole di tutte le implicazioni di tutta questa operazione che era condotta soprattutto dalla P2, dal PCI e da Scalfari-De Benedetti. Alla vigilia della fine dell'anno il presidente Pertini nel consegnare un premio dell'Accademia di San Luca a Bruno Visentini, disse "per il momento ti do questo premio e non ancora l'altra cosa", si sa che l'altra cosa era l'incarico che era stato convenuto, non appena fosse stato assassinato, come si doveva, D'Urso.<br> <br>
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  • Le circostanze della liberazione di D'Urso

    "Il nostro intervento, anche con l'ausilio del generale Dalla Chiesa e di Craxi, portò all'accettazione delle richieste delle BR per la chiusura del carcere speciale dell'Asinara. Bettino Craxi inviò un comunicato in cui assicurava che ci si stava muovendo per la chiusura dell'Asinara, su questo vi fu la rivolta feroce del partito della fermezza, della "rigidità cadaverica", cioè quello dell'esecuzione di Aldo Moro; loro escludevano le trattative, ma noi volevamo un dialogo pubblico per isolare anche dalla loro base sociale le BR, denunciando che volevano ammazzare in modo vigliacco, barbaro, come avevano fatto con Moro, anche questo magistrato, e contando sul fatto che questo avrebbe messo in crisi la loro organizzazione e soprattutto quella dei capi storici che erano tutti in carcere. Ci precipitammo ufficialmente in tutte le carceri perché le BR esterne avevano dichiarato che la sorte di D'Urso la lasciavano decidere dai leader storici che erano in carcere, sapevamo che questa era la copertura che cercavano perché i leader storici si trovavano probabilmente tagliati fuori dalle decisioni politiche del movimento. Intanto a Radio Radicale continuavamo a fare campagna di informazione, e così lo scontro contro di noi avvenne perché si diceva che occorreva il silenzio stampa sulle BR. Già con il caso Moro mi ero scontrato con il Corriere della Sera perché sostenevo che non si doveva fare propaganda, come facevano loro, che ad ogni assassinato pubblicavano i loro comunicati, i loro testi ecc., ma che occorreva invece portarli come cronaca nera. Su questo Repubblica e Corriere della Sera sostenevano che bisognava fare informazione su tutto e in effetti loro, pubblicando i vari comunicati, attuavano un'azione di malcelata propaganda e proselitismo. […] All'immediata vigilia della fine dell'anno L'Espresso e Repubblica pubblicarono in prima pagina un'intervista con un anonimo brigatista, carceriere del magistrato D'Urso. Anche con questo sentivano che di non essere riesciti a convincere Pertini, non essendoci ancora il cadavere di D'Urso, e a dare la presidenza del Consiglio a Visentini. Allora il 30 dicembre ammazzarono, non potendo ammazzare D'Urso, perché controllavamo un po' il carcere e i capi in carcere delle Br, ammazzarono il generale dei Carabinieri Calvaligi e sperando che Pertini avesse accettato questo "cambio" tra D'Urso e Calvaligi. Pertini invece cominciò ad ascoltare Radio Radicale, le nostre posizioni, le nostre preoccupazioni e nel frattempo si ebbe una mobilitazione straordinaria della P2, del PCI, soprattutto guidata da Pecchioli, e di Repubblica, per fare lo stesso gioco attuato con Moro, cioè spingere le BR ad assassinare D'Urso come fecero per Moro. A questo punto D'Urso viene ritrovato vivo. Scalfari attaccò Pertini dicendo che ormai era arteriosclerotico e che occorreva l'impeachment, Repubblica pubblicò una serie di interviste e di interventi tra cui un articolo di Franco Di Bella, direttore piduista del Corriere della Sera, di Gelli, di Pecchioli, l'anima golpista di sinistra del PCI ex e para partigiana, molto potente nel mondo dei servizi di stato con l'unità nazionale. Di Bella in particolare raccontò che l'azione congiunta nostra, si accennava di Craxi, e delle BR, aveva portato alla salvezza di D'Urso e all'opposizione ad un governo di ordine nazionale. A quel punto furono per essere davvero processati L'Espresso e P-Scalfari ma la cosa evidentemente non venne portata a fondo dalla Procura della Repubblica di Roma, che fermò Scialoja e Buldrini e la cosa fu insabbiata. A questo punto a Roma ci fu una riunione a casa della figlia di Visentini in cui si cercò da parte di Scalfari e altri, di convincere Malagodi della necessità di questo governo di unità nazionale con i comunisti. Si indagò inoltre su chi era l'intervistato di Repubblica e dell'Espresso, cioè il detentore di D'Urso, quello che fece uccidere Calvaligi non potendo ammazzare D'Urso che aveva in mano.<br> <br>
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  • Il sequestro Cirillo

    Passano due settimane e accadono due cose, una a Castiglion Fibocchi, cioè la P2 doveva andare al governo con i gelliani e gli scalfariani. Non vanno al governo, è una sconfitta grossa, pericolosa e a questo punto si scarica l'anello debole della catena, che era Gelli. La guardia di finanza arriva a Castiglion Fibocchi e scoppia lo scandalo della P2. Noi, appena eletti al Parlamento nel '76, avevamo fatto delle interrogazioni parlamentari sulla P2 senza ottenere risposta. In tutta quella legislatura, noi eravamo 4 ed interrogavamo costantemente sulla P2, dai 100 parlamentari comunisti non una parola. Era molto potente la linea di Pecchioli e di Berlinguer che era d'accordo con questa linea. Quindi con il caso D'Urso chiuso, il governo Visentini salta e dopo qualche settimana arriva il caso Cirillo. Cirillo viene sequestrato dallo stesso signore che aveva detenuto D'Urso, consulente del ministero della difesa a diversi livelli, il professor Senzani. Senzani va a Napoli e sequestra Cirillo, e cerca di innescare da Napoli un isolamento del governo. A Napoli in quel momento arrivavano le decine di migliaia di miliardi del terremoto, quindi sequestrano un uomo di Gava, e minacciano di ammazzarlo. Ad un certo punto credono di aver trovato il sistema: un giorno arriva a Roma una videocassetta nella quale c'è Cirillo che supplica di ascoltare i sequestratori. In una sala nel Parlamento del nostro gruppo invitiamo i giornalisti e trasmettiamo questo filmato e diciamo: se Cirillo verrà ammazzato daremo questo filmato per tre giorni e tre notti a Napoli in tutte le tv private, il popolo napoletano, le famiglie napoletane sapranno fare giustizia di cimici, delinquenti e assassini come questi. Senzani quando lo ha saputo si è molto incazzato con me per la questione di D'Urso e in quel momento più che mai, ma chi si incazza a morte è Eugenio Scalfari che in prima pagina della Repubblica schiaffa: "peggio che le Br i Radicali, danno in Parlamento la propaganda delle Br, un'offesa nel cuore dello Stato". Noi avevamo avuto dei momenti altamente drammatici, avevamo salvato D'Urso perché cedemmo una nostra tribuna politica alla figlia di D'Urso che lanciò un appello che commosse largamente l'opinione pubblica, si chiese il nostro arresto perché si disse che avevamo spinto la figlia di D'Urso a leggere un testo delle BR contro il padre. Abbiamo replicato che se avessero osato toccare un capello a questo democristiano noi l'avremmo fatto vedere davvero. Su questo ci fu un'evoluzione piuttosto rapida del caso Cirillo: non lo potevano più ammazzare ed era pericoloso continuare a tenerlo sequestrato.<br> <br>
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  • I soldi del terremoto del 1980

    "Questa è una storia che si allaccia alle decine di migliaia di miliardi del terremoto che il sindaco Valenzi, come commissario, doveva in gran parte amministrare e in quel caso, siccome il sindaco PCI Valenzi non aveva una maggioranza sicura, fu la seconda gestione del sindaco comunista nella quale Almirante, Gava e De Lorenzo, che erano l'opposizione di centrodestra, si spartirono anche loro con la camorra il danaro del terremoto. Ci furono episodi incredibili. C'era per esempio l'occasione di utilizzare quel denaro per chiudere i quartieri spagnoli, ripulirli, migliorare il centro storico e immediatamente BR, camorra, partiti, ecc. dissero no alla deportazione del proletariato del centro di Napoli altrove. Il grande progetto urbanistico di sviluppo per Napoli e Caserta fu bloccato dal convergere di interessi imprenditoriali pubblici e non. Cossiga ha ricordato che la nostra richiesta, solo nostra, di convocare il consiglio della DC, di cui era presidente Moro e il Parlamento per discutere della sorte, di come reagire alla minaccia di assassinio di Moro, la mattina in cui fu ucciso Moro la DC si riunì perché si erano convinti di quello che noi avevamo chiesto. In qualsiasi paese su una dichiarazione come quella di Cossiga a Radio Radicale in cui ha affermato di aver assassinato Moro, ci sarebbero state edizioni straordinarie. Quando vengono fuori le verità storiche vent'anni dopo in Italia non un rigo su un giornale e Cossiga continua imperterrito a raccontare queste cose, ma a Radio Radicale. Non se ne parla.<br> <br>
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  • Sequestro e gambizzazione di Siola

    "Nell'attuale situazione Scalfari con tono paradossale ha concluso un suo editoriale, scrivendo: possiamo dare un consiglio di nascosto, votiamo tutti per Berlusconi. Oggi abbiamo la verità sul terrorismo: io so ciò che ha detto Pellegrino, anche in conversazione a Radio Radicale, e cioè che questo Senzani è libero e sta in giro. Senzani, che deteneva Cirillo, che aveva fatto assassinare Calvaligi, che deteneva il magistrato D'Urso, che aveva trafficato con L'Espresso e Repubblica per fare quelle interviste, Senzani, dicevo, fece sequestrare e gambizzare un assessore di Valenzi, l'architetto Siola, addetto all'urbanistica. Quando dopo due anni anche Senzani fu arrestato e dopo quattro ci fu il processo contro di lui, l'arch. Siola non si costituì parte civile, il PCI in quanto tale gli aveva chiesto di non farlo. La conduzione del processo fu tale che la parte civile del PCI quasi non concluse, nel momento in cui si andava a sentenza, mentre noi abbiamo dimostrato che sul caso Cirillo si era innestata la vicenda del carcere di Ascoli, la continuità con lo scandalo romano del caso D'Urso. Si riuscì a dimostrare che c'era una serie di morti nel carcere, molti camorristi e alcuni brigatisti che erano stati al corrente della vicenda D'Urso e sicuramente di quella Cirillo e morirono per un motivo o per un altro. Morì il medico Vicini che si era avvicinato a noi per il caso Tortora, e sapeva come era stato spartito il denaro del terremoto, anche dal PCI, segretario regionale del PCI era Antonio Bassolino. Noi facevamo la polemica sui magistrati napoletani, fu montato il caso Tortora perché si stava per fare il processo a Cirillo, e così si riuscì a superare una cosa ritenuta pericolosissima.<br> <br>
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  • Il ruolo di Senzani

    "Senzani da circa sei mesi gira con una formula di libertà condizionata, e si sente riparlare in Italia delle BR. Ho sempre detto che Senzani era un caso anche psicologico. Si tratta di qualcuno che era al 100% BR e al 100% collaboratore dello stato. A mio avviso in buona fede, convinto di poter dominare questa contraddizione ai danni dello stato. Vorrei che nella prossima legislatura ci sia la Commissione stragi, ne rivendicherei volentieri la presidenza. Da Moro a Giorgiana Masi a D'Urso a Cirillo e anche ad altre cose, come Castiglion Fibocchi, c'è tutta la storia d'Italia e della politica internazionale, e anche la politica economica che deve venire alla superficie. I giuslavoristi e chi si occupava di contratti nella CGIL venivano ammazzati e gambizzati, e adesso si continua su quel filone. Non è inutile sottolineare come sia necessario che noi si scompaia e si sia sotto il 4%. Nessun altro chiede che sia fatta verità sul comportamento di presidenti del consiglio e del Parlamento. Pietro Ingrao, in esecuzione di un progetto criminoso, ancorché maggioritario in Parlamento, assicurò un vero e proprio golpe legale non consentendo al Parlamento di dare doverose indicazioni dopo il sequestro di Moro. La reazione comunista e DC a Via Fani fu di impedire il dibattito su questo e si votò la fiducia al governo Andreotti, senza dibattito confermando la fiducia a Cassiga, e al governo con sostegno e presenza comunista. Un Parlamentare comunista di grande prestigio, il nome l'ho già fatti pubblicamente, il giorno dell'arrivo della prima lettera di Moro, spiegava che dei giovani contadini, durante la Resistenza, non avevano ceduto all'interrogatorio dei tedeschi, mentre Moro aveva ceduto all'interrogatorio delle BR, e che quindi per pietà della repubblica era meglio che le BR lo ammazzassero. Erano gli anni in cui nominavo la CCC, dovunque andassimo, un terzo alle cooperative rosse, un terzo Fiat, un terzo DC-PSI. <br> <br>
    0:37 Durata: 6 min 25 sec
  • Il partito dei giudici

    "Non parliamo di Violante e della componente del partito dei giudici, quella che usò tangentopoli per liquidare il CAF. Il CAF erano i palermitani della mafia al potere, […] i corleonesi incalzavano all'interno della mafia, oggi noi abbiamo i corleonesi che ridotti a male acqua, nominano un amico dei palermitani a proprio erede. Silvio Berlusconi è l'erede dell'attuale potere, facendo fuori i referendum ed anche quello sull'art.18. Sono cose dal 1978-80, identiche. Se andiamo in parlamento, facciamo qualcosa che vale di più del divorzio e dell'aborto. Facemmo chiudere i manicomi e votammo contro la legge Basaglia.<br> <br>
    0:43 Durata: 2 min 40 sec
  • Voglio sapere la verità su Senzani. Questi signori sono dei nuovi Senzani

    "La storia va riscritta. Per esempio l'episodio di Giorgiana Masi. L'ottimo Cossiga aveva stabilito di fare un secondo golpe molto più importante, ha proibito tutte le manifestazioni in tutta Italia, con l'alibi delle manifestazioni di via dei Volsci, con un decreto che noi attaccammo a morte alla Camera subito, i testi di diritto costituzionale degli anni successivi davano quel decreto Cossiga come un esempio anticostituzionale. Il 12 maggio 1977 stavamo raccogliendo firme per 8 referendum […]contro i decreti Cossiga e le leggi d'emergenza. Non hanno mai fatto processi, mai fatto informazione. […] Voglio sapere la verità su Senzani. Questi signori sono dei nuovi Senzani. La resistenza continua. Bonino e Luca rischiano la vita. È un paese corrotto come Iran e Afganistan. Come diceva Ernesto Rossi, gratta gratta sotto quelli che parlano di Dio trovi la roba. <br> <br>
    0:46 Durata: 22 min 55 sec