04 GIU 2001

Intervista - filodiretto con Enrico Letta: «Se questa maggioranza viene meno ci sarà il voto degli elettori»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 46 min 35 sec

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Roma, 4 giugno 2001 h10.15 - Il ministro dell'Industria uscente Enrico Letta ha risposto alle domande di Roberto Iezzi ai microfoni di Radio Radicale.

"Forza Italia ha stravinto", ha detto Letta, mentre "gli alleati hanno perso" e sono stati relegati a "ruoli marginali".

Se questa "maggioranza viene meno ci sarà il voto degli elettori".

Dal "non ricorso alle urne nel 1998 - ha chiarito - noi del centrosinistra abbiamo tratto il germe della sconfitta del 2001".

Del resto "la coalizione di centrodestra è nata per avere una maggioranza di voti compatta, le difficoltà sono fisiologiche".

In merito
al cosiddetto complotto di D'Alema di cui ha fatto menzione anche Micheli, Enrico Letta ha affermato che "oggi a due anni dagli avvenimenti è diffusa la posizione, che allora era marginalissima, che caduto il governo Prodi bisognava andare al voto", perché "i fatti successivi hanno dimostrato che la logica maggioritaria si è imposta.

Il vulnus sta lì e bisogna fare tesoro della lezione".

Letta poi ha discusso del "tema complicato dell'anomalia della RAI così come è".

Il problema "è proprio l'azienda, la cui situazione è intollerabile, questo - ha aggiunto - è un altro dei nostri errori, e cioè non aver avviato la privatizzazione della RAI".

Oggi quindi "Siamo in una situazione abbastanza grave, e cambiare il metodo di elezione del CDA e affidarlo al Presidente della Repubblica di per sé non muta la situazione", essa "muterà quando muterà l'azienda".

E se questa "non è la posizione della coalizione", Letta si dice "convinto che il duopolio RAI Mediaset ha bloccato l'evoluzione del settore".

Sulla comunicazione politica è stato inutilmente "sollevato un polverone".

In ogni modo "Rutelli ha ragione nel porre questo tema".

La legislatura "inizia con la consapevolezza di tempi più lunghi".

Fino ad oggi l'unico tempo lungo è stato "quello di Prodi", mentre "oggi si prospetta un orizzonte lungo e anche noi dobbiamo ritarare il nostro modo di essere, Ci vuole un confronto costruttivo e deve esserci da entrambe le parti".

La Margherita, dopo "il risultato elettorale che è andato molto oltre rispetto alle nostre attese" è "un partito a tutti gli effetti" di cui bisogna "trovare la migliore composizione possibile".

Quindi alla guida del gruppo parlamentare non ci sarà "Rutelli, che è il capo dell'intera coalizione e della Margherita", entrambi "ruoli impegnativi, con un doppio impegno di leadership".

Con il successo della nuova formazione "abbiamo recuperato un rapporto con il voto di opinione", si tratta di un "messaggio e di una grandissima opportunità", inoltre , ha chiarito Letta "non potremo mai far parte del PSE".

La Margherita, a livello europeo, "ha i piedi ben saldi nel gruppo Popolare e liberaldemocratico".

Con i governi di centrosinistra "C'è stato un grande lavoro di risanamento", e però "ci sono stati negli ultimi mesi dei fatti nuovi".

Ad esempio è cresciuta molto la "spesa sanitaria delle regioni, quella più indebitata è la Lombardia", e poi c'è stata la "frenata di Eurolandia".

Inoltre le "previsioni indicavano una crescita più forte".

La "frenata del PIL poi incide molto sul deficit di bilancio".

Nel futuro "C'è bisogno di tenere la barra sulla strada del risanamento e del rigore, ma ci può essere una politica di sviluppo e defiscalizzazione".

Resta il fatto che la "Ocse ha promosso l'Italia come uno dei migliori esempi di crescita con bassa inflazione" ed è stata "questa è stata la ricetta dell'Ulivo" anche se con una "crescita leggermente sotto la media Ue".

Se Fazio ha parlato di un "nuovo miracolo economico".

Se ci sono queste possibilità, ha chiarito Letta, "vuol dire che c'è stato chi ha lavorato bene per creare le condizioni, l'economia è in salute e conti pubblici che consentono al paese di correre se vuole".

Gli industriali hanno avuto "attenzione e rispetto nei confronti di quello che noi abbiamo fatto".

Però "trovo sbagliato che il futuro capo del governo, abbia palesemente affermato che il programma degli industriali era il suo programma".

Per Letta si tratta "proprio di un errore concettuale".

Confindustria "pone punti di vista che vanno mediati con altri".

Nel dibattito politico, "tutto ciò che è stato proposto dai referendum dei Radicali, è stato utile e salutare", per pensare alle maggiori "libertà economiche come fattori di sviluppo per rompere alcuni tabù" grazie anche "all'apertura e flessibilità del mercato del lavoro".

Letta infine ha espresso apprezzamento per "Il lavoro positivo di Emma Bonino", come commissario europeo "anche se criticai quella designazione, i 5 anni successivi mi hanno fortemente fatto ricredere". .

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