12 GIU 2001

Castagnetti: «Le scelte sulla compagine di governo destano molti dubbi»

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Roma, 12 giugno 2001 h10.15 - Pierluigi Castagnetti ha risposto alle domande di Roberto Iezzi nel corso di un filodiretto con gli ascoltatori di Radio Radicale.

"Mancavano i presupposti di necessità ed urgenza", ha detto Castagnetti, commentando il decreto del governo Berlusconi con il quale sono stati nuovamente scorporati i ministeri della Sanità e delle Comunicazioni.

"Ci troviamo di fronte a un governo che non ha avuto neppure la fiducia da un ramo del parlamento e comincia adottando dei decreti legge, si tratta - ha aggiunto Castagnetti - di un atto di arroganza istituzionale e anche il
presidente Ciampi avrà qualcosa da rilevare sul tema".

Per il segretario del PPI "le scelte sulla compagine di governo destano molti dubbi", sono stati nominati "60 segretari, 25 ministri, quando si prometteva di dimezzare i parlamentari".

Inoltre Berlusconi "aveva dalla sua una legge che gli consentiva la riduzione dei dicasteri", quindi "la sua forza non è tale come appare - ha continuato Castagnetti - se si è dovuto sottoporre ad una lottizzazione di basso profilo".

Alcune scelte sembrano "appropriate, altre discutibili".

Ad esempio la "scelta del ministro degli esteri è di alto profilo, anche se nasce dal concorso indiretto da parte di uomini e governi di altri paesi, ma Ruggero e Martino sono due ministri di qualità".

Quella di "Bossi è al limite della provocazione".

Scelta bizzarra anche quella di Castelli, "un ingegnere alla giustizia".

Tra le incombenze che il nuovo governo si troverà a fronteggiare c'è quella relativa al reintegro dei due giudici presso la Corte Costituzionale.

"Venerdì scorso Cheli ha detto che la partita è aperta su la questione di Rete4 e in merito dovrà pronunciarsi la Consulta".

Castagnetti si è chiesto quindi "come sia possibile liberarsi dal sospetto che la scelta dei due giudici costituzionali non abbia a che fare con questa decisione".

"Ogni minuto c'è un problema - ha concluso il capogruppo della Margherita - che fa emergere la mostruosità del conflitto d'interessi".

Sul sostegno aperto di Gianni Agnelli al nuovo governo, fin dal giorno dopo le elezioni, Castagnetti ha affermato di non credere a ''interessi aziendali anche se - ha aggiunto - mi sfuggono le ragioni per le quali reitera spesso i suoi giudizi anche se non richiesto.

Certo se ha fatto questa scelta avrà avuto una buona ragione''.

La soluzione del conflitto di interessi "resta per noi la questione pregiudiziale a ogni altra in questi primi cento giorni di governo della nuova maggioranza".

Castegnetti ha ricordato che "dovrà essere una scelta vera, non una soluzione finta.

Prima di questa scelta non potranno esserne fatte altre: non potrà esserci alcuna scelta sulla Rai''.

Relativamente al progetto di Francesco Rutelli per il futuro della Margherita, Castagnetti si è impegnato affinché ''tutto il partito aderisca a questa che e' una prospettiva segnata prima di tutto dalle scelte degli elettori il 13 maggio: il cammino per approdare al soggetto unitario e federale e' gia' tracciato''.

''Non vedo da De Mita pregiudizi - ha sottolineato - ma una preoccupazione per la definizione di un percorso serio e non pasticciato che consenta a tutti di essere convinti del progetto''.

Quanto all'ingresso di tutte le componenti dell'Ulivo nel Pse, così come prospettato da Massimo D'Alema alla direzione dei Ds, Castagnetti ha escluso "che Rutelli o la Margherita possano mai entrare nel Pse''.

''Si tratta di una posizione rispettabile di D'Alema espressa però all'interno del dibattito nel suo partito, ed io credo che sia un modo di ragionare tutto italiano e vecchio sul riferimento al Pse e al Ppe".

"Le famiglie europee - ha sottolineato - oggi sono molto cambiate e sono diventate grandi contenitori con posizioni e contraddizioni interne nell'una e nell'altra forza''.

In merito alle tre commissioni su Tangentopoli, Mitrokhin e Telekom Sebia, Castagnetti ha ricordato che "in genere è l'opposizione che chiede le commissioni e la stessa commissione su Tangentopoli fu archiviata con il voto del centro destra", su Mitrokhin "questo dossier è stato considerato un feuillietton anche dai diplomatici inglesi, mentre su Telekom Serbia c'è una procura che se ne sta occupando".

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