25 GIU 2001
intervista

Regionali Sicilia: Totò Cuffaro a caldo dopo la vittoria: «Ho vinto perchè non ho mai smesso di essere Dc»

INTERVISTA | - 00:00 Durata: 14 min 49 sec

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Palermo, 25 giugno 2001, ore 12.50 - Totò Cuffaro commenta a caldo le prime proiezioni che attribuendogli un vantaggio di quasi nove punti lo rendono sicuro vincitore delle elezioni.

Il nuovo presidente della Regione Sicilia, parla di "soddisfazione bellissima" e promette "una Sicilia di conciliazione".

Cuffaro tranquillizza gli alleati "Non sarò un uomo solo al comando" e rivela il valore aggiunto che - in una competizione che vedeva tre candidati di estrazione Dc - gli ha consentito di vincere: "La differenza è che io non ho mai smesso di essere un democristiano".Ha mai temuto che
l'appello di Orlando al voto disgiunto potesse far andare le cose diversamente? Ho sempre avuto la consapevolezza che gli elettori siciliani sono elettori intelligenti, e hanno dato un voto di svolta il 13 maggio e stanno continuando in questo processo, la straordinaria disponibilità che ho incontrato dappertutto in campagna elettorale mi aveva fatto percepire che si stava preparando uno straordinario successo.

Anche per la coalizione che ha costruito insieme a me un programma che abbiamo condiviso.

Il quale mi è stato affidato perché io lo spiegassi agli elettori.

Credo che sia giusto che ci sia un governo stabile e forte per far partire uno sviluppo autogeno.

Quando nascerà il nuovo governo? Al governo parteciperanno quelli che hanno partecipato alla campagna elettorale.

Il resto verrà dopo, io non vorrei essere un uomo solo al comando.

Vorrei organizzare un presente che mette insieme tutte le disponibilità che aiuteranno a far crescere questa terra.

Spero anche nella disponibilità di quelli che hanno perso, voglio essere il presidente di tutti i siciliani.

Vorrei cominciare a lavorare anche con un'opposizione costruttiva.

E poi vorrei riaggregare e riorganizzare le speranze.

Un tributo grande in queste elezioni a lei che è un ex democristiano, ma anche gli altri lo erano.

La differenza è che io non ho mai smesso di essere un democristiano.

Sapendo che per democristiano si intende gente attaccata a certi valori, a delle scelte politiche e un impegno nel sociale da cristiano.

Ci si rende conto che c'è una politica nuova che va fatta guardando alle urgenze e soprattutto a un programma.

Questa Sicilia ha bisogno di una scelta di programma perché è quello che ci è mancato in questi anni, lo hanno detto gli elettori.

Si sente più un presidente o un governatore vero e proprio? Non mi piace la parola governatore.

Voglio essere il presidente dei siciliani che non vuole essere un uomo solo al comando, tutt'altro.

Vorrei mettere insieme tutte le disponibilità a partire da quelle della coalizione di maggioranza, ma anche delle disponibilità dei miei concorrenti, da oggi sono il presidente di tutti i siciliani, il presidente che organizza le speranze.

Questo sarebbe stato un referendum tra la palude e la svolta, ora alla luce di questo risultato che cosa manda a dire al suo avversario? Io ho continuato, quando altri parlavano di palude, a parlare di programmi.

Continuerò a far questo.

È giunto il tempo di fare quello che abbiamo detto.

I siciliani non credo che vogliano ancora sentire di palude o altro.

Invito il mio amico professore Orlando a cominciare un lavoro per la Sicilia.

Io vorrò e voglio essere il presidente di tutti i siciliani.

Miccichè ha parlato di un asse Palermo - Roma.

Un'asse fortissima Palermo - Roma, questo è un governo di una coalizione che è in sintonia e in sinergia con il governo del paese.

Questo ci aiuterà a portare in Sicilia le risorse che servono e che parta un progetto di sviluppo.

Questo rapporto mi consentirà di andare a Roma a chiedere per ottenere.

Mai più a chiedere elemosine.

Ma a chiedere per ottenere i diritti di questa gente.

Quei diritti che in questi anni ci sono stati negati.

Vogliamo una Sicilia che abbia le risorse per un progetto di sviluppo autogeno.

Questo sviluppo parte se parte da noi.

Per questo la sintonia tra il governo di Totò Cuffaro e il governo Berlusconi non potrà che esserci, non potrà che essere favorevole a questo impegno.

Abbiamo già un grande vantaggio: l'avere l'amico Miccichè al dicastero per il Mezzogiorno è già una strada spianata perché quello che serve ai siciliani si possa fare.

Questa regione ha avuto molti presidenti, condizionati a volte dalle alte burocrazie, dalle alte dirigenze, come cambierà a questo punto il ceto burocratico e anche quello politico? In questi cinque anni in cui ho fatto l'assessore all'agricoltura non ho trovato burocrazie.

Ho trovato dirigenti regionali che dovevano essere stimolati e voleva un esempio e una guida nel fare il loro lavoro.

In quell'assessorato ho portato con umiltà il mio impegno e ho cominciato io a dare l'esempio nel lavoro e nell'assunzione di responsabilità.

L'assessorato ha funzionato, abbiamo speso i soldi dei fondi Ue prima del previsto, abbiamo attivato il volano per lo sviluppo e per una grande agricoltura.

Vorrei esportate questo modello negli altri settori.

Abbiamo una legge che consentirà finalmente di fare chiarezza nelle responsabilità, quelle che sono del governo e quelle dei funzionari e dirigenti regionali, A fine anno si potrà valutare chi ha fatto bene e chi male.

Chi ha fatto bene avrà la giusta incentivazione, chi ha fatto male sa che non potrà rimanere in una regione che ha fatto dello sviluppo la sua regola fondamentale.

Qual è il primo impegno che il governo Cuffaro assolverà? Ho detto in campagna elettorale che la prima legge che avrei fatto è una legge che delegiferi, che annulli quelle leggi che in questi anni hanno finito per essere una palla al piede alla possibilità di attivare un processo di sviluppo.

Può darsi che sia anche questa la vera palude.

Credo che bisogna fare delle leggi semplici, chiare, che possono essere capite da chi le deve applicare e da chi deve farle applicare.

Dobbiamo poi far partire un elemento che ho già visto in funzione nell'Irlanda che cammina, ossia l'assunzione di responsabilità con l'autocertificazione per le nostre imprese.

Esse devono sapere che troveranno una regione che è disponibile a tendere una mano e camminare insieme.

Mai più a sostituire il privato ma a camminare insieme.

Le imprese che lavorano creano sviluppo, occasioni di lavoro e risorse.

Risorse che poi possono e debbono essere reinvestite per creare altre occasioni di sviluppo.

Nel 1996 il Polo riportava un risultato simile a quello di oggi, quindi più che un cambiamento questa è una conferma.

C'è una legge nuova che consente l'elezione diretta del presidente, che sceglie la sua giunta di governo e consente una governabilità forte.

Nessuno potrà più avere scuse, io per primo.

Ho un governo forte e una governabilità che c'è, perché ci sono i numeri, nessuno può cercare scuse e io non ne vorrò cercare.

Ho firmato un contratto con i siciliani, se non realizzerò almeno 7 di quei 9 punti non riproporrò la mia candidatura.

Ho trovato una coalizione amica che mi ha sorretto, e che è stata insieme a me in questa campagna elettorale in prima fila.

C'è una coalizione forte che ha un programma che è stato scelto dagli elettori, insieme governeremo questa terra.

Non ci saranno ne ostaggi ne nemici.

Ad esempio abbiamo fatto un'analisi di quelle che sono le risorse idriche in Sicilia e abbiamo fatto un programma specifico per le acque, abbiamo scoperto che in Sicilia le risorse idriche ci sono, e sono bastevoli per i nostri consumi, bisogna soltanto razionalizzare e soprattutto invasare e distribuire, quindi lavoreremo sugli invasi e sulle reti di distribuzione.

I siciliani hanno bisogno soprattutto di fatti concreti. .

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