25 GIU 2001

Sergio Cofferati alla Direzione dei Ds: "Troppi errori per mancanza di dibattito interno"

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Roma, 25 giugno 2001 h21.30 - "Nella legislatura appena conclusa gli errori sono stati molteplici", e c'è stata una "responsabilità spesso collettiva per questi errori, per mancanza di dibattito interno al partito".

Così Sergio Cofferati si è rivolto all'assise della Direzione Nazionale dei Democratici di Sinistra, rilevando come troppe siano state le "decisioni significative, che hanno caratterizzato la nostra immagine e le nostre politiche, sono state sottratte a una discussione franca e impegnativa che coinvolgesse l'insieme del gruppo dirigente".

Le accuse del segretario Cgil sono
rivolte in particolare a D'Alema: "E' stato un errore affidare il problema della stabilità istituzionale alla commissione bicamerale, sovraesponendo il partito e scarificando in quelle circostanze il rigore sulle regole, alle ipotetiche intese politiche per le riforme".

Secondo il segretario generale di CGIL questo "limite è stato così marcato che ha messo in ombra il tratto positivo del processo di risanamento che il governo stava completando con l'ingresso nella moneta unica".Un ulteriore errore è stato quello di "aver accettato il risultato storico della guida di governo senza una vera legittimazione elettorale".

Dal punto di vista politico, inoltre, "aver perso la nostra identità di forza di sinistra riformista" è stato "il limite maggiore", oscillando "tra l'estremo della negazione di un'esistenza della sinistra antagonista e il tentativo di occupare il centro", ed enfatizzando "spesso astratte ipotesi di modernizzazione politica economica e sociale, prive di radici profonde e di contenuti pari alla nostra storia", quella storia "così insistentemente attaccata da improvvisati revisionisti".

"Secondo Cofferati, la sinistra dovrà "riflettere sull'opposizione che si dovrà fare ad un governo di legislatura", il quale "si presenta composito, ma con una maggioranza netta nei due rami del parlamento".

Questa opposizione dovrà organizzarsi in primo luogo dando "continuità e coerenza alle scelte e alle tesi che sono state sostenute nella campagna elettorale, e formalmente definite nel programma", e quindi dovrà "rendere visibile ed esplicita la correzione dei limiti politici - ha continuato il segretario di CGIL - che hanno prodotto la sconfitta della coalizione, e del nostro partito".

"Le modalità con le quali verrà attuata l'opposizione in Parlamento sono le sole condizioni che possono confermare il tratto della coalizione", solo così la coalizione potrà riorganizzarsi, secondo Cofferati, attraverso"il rilancio delle componenti interne, senza concorrenza tra le stesse".

Del resto "l'importanza del centro e della sinistra sono fuori discussione", però "deve essere esplicito cosa è centro e cosa è sinistra".

Quindi "a noi l'avvio della discussione congressuale deve servire a fissare prioritariamente la nostra identità".

Quel che conta è che "alla coesione oggettiva della proposta di governo non si risponda con una babele di linguaggi".

Se il rapporto con le altre anime della sinistra è un "problema oggettivo", esso "viene dopo la definizione del carattere politico e programmatico dei Ds".

Per Sergio Cofferati "è importante riflettere sulle ragioni della nostra sconfitta, così come di quella della coalizione", in forma però "distinta, perché distinte devono essere le scelte per il rilancio dell'uno e dell'altra".

Il responso elettorale fa capire che "il paese non è orientato verso una deriva liberista, mescolata ad un populismo reazionario".

Secondo Cofferati "il nostro non è un paese di destra".

E solo "l'incapacità di fare schieramento largo ha impedito all'Ulivo di vincere", e si tratta di "un limite politico, che ci ha portato alla sconfitta".

In questo limite ha "pesato l'incapacità di darsi un profilo ed una collocazione definita da parte nostra".

Si è rivelata "un'illusione l'idea che l'essere "contro", ci avrebbe prodotto il ricorso al voto utile".

Invece Cofferati ha letto positivamente "il risultato del centro della coalizione", il cui esito è auspicabile "che si confermi sulla base di un'identità riformista in grado di attingere alle migliori tradizioni del centro e dell'area laica".

Il vero problema è "quale dovrà essere il nostro riformismo".

La credibilità futura delle "nostre proposte - ha aggiunto Cofferati - passa inevitabilmente dal rigore con il quale nel dibattito congressuale dovremo affrontare la lettura del nostro passato".

Cofferati si è augurato che "il dibattito congressuale parta" dal confronto sulla situazione attuale: "cosa significa essere di sinistra oggi in un paese europeo, che si misura con gli effetti del mercato globale".

A fronte di ciò Cofferati ha immaginato "un partito che nel solco della tradizione socialista europea internazionale, si batte perché vengano create istituzioni sovranazionali, in grado di fissare regole al mercato globale, affinché si riducano le distanze fra i paesi ricchi e i paesi poveri, e lo faccia sempre".

A chi lo ha indicato come "un possibile compagno utile per il futuro del partito" Cofferati ha risposto che resterà dov'è "fino al completamento del mandato", ma ha anche aggiunto di voler "partecipare a questa discussione congressuale, nei limiti di uno statuto e di un regolamento davvero barocchi, per dare il mio contributo come iscritto e sindacalista" perché "senza una sinistra forte non c'è rappresentanza sociale efficace per le persone che lavorano".

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