07 LUG 2001

Il futuro dei Ds: Assemblea della Nuova Sinistra, verso una mozione comune

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Roma, 7 luglio 2001 h 10.20 - L'Assemblea Nazionale della Nuova Sinistra dei Ds è stata l'occasione in cui ha ripreso corpo l'ipotesi di una mozione comune di sinistra, in vista del congresso Ds, che si candidi alla vittoria per la guida del partito.

Marco Fumagalli, nella sua relazione di apertura, non ha usato mezzi termini.

"Il grande centro non esiste più, e ora forse è possibile pensare ad un incontro con compagni che vengono da esperienze diverse".

Fumagalli ha spiegato che la sinistra Ds non è interessata a una "alleanza contro qualcuno".

L'obiettivo deve essere "quello di una mozione
comune di centrosinistra che si candidi a guidare il nostro partito".

Ripartire dai contenuti Il "continuismo" di Fassino, è imbarazzante" denuncia Fumagalli, per il quale - al contrario - il punto di partenza per la nuova fase dei Ds dovranno essere i contenuti e le piattaforme programmatiche.

Il momento della scelta del candidato sarà successivo, e la sinistra Ds - ha sottolineato - "non pone la pregiudiziale che debba essere per forza della nostra area", egli "deve però rappresentare la discontinuità e la rottura col passato".

Una grande sinistra in un grande Ulivo Secondo Fumagalli, "dal voto è venuta anche una spinta ulivista estremista, che rischia di portare non tanto ad una grande sinistra in un grande Ulivo, ma solo ad un grande Ulivo".

Il Pse "deve restare la radice, un riferimento", ma sarà fondamentale "riavviare i rapporti con Rifondazione".

Quanto alle proposte di Amato, il leader della sinistra Ds si è detto contrario "ad un congresso ponte", e invece favorevole "ad una federazione della sinistra".

La gestione 'leaderistica' del partito Fumagalli ha avuto anche parole dure contro "la gestione leaderistica di questi anni del partito", e ha ritenuto che siano necessarie "modifiche statutarie che garantiscano la democrazia interna".

Fabio Mussi ha ribadito, nel suo intervento, che la maggioranza di Torino si è dissolta, ''e allora si può lavorare attorno a prospettive politiche e contenuti''.

Ciò potrà comportare di andare al congresso ''con posizioni distinte, dove compagni che erano insieme anni fa potranno non esserlo''.

In ogni caso ci si andrà ''per vincerlo''.

Anche Mussi ha ammesso che ''il modello leaderistico non ha funzionato" né nella "versione dello staff di D'Alema, né in quella di Veltroni con l'elezione diretta del segretario''.

Relativamente al suo voto per la mozione sul G8, il vicepresidente della Camera ha detto di aver votato contro per sbaglio: ''Diciamo che è stato un voto freudiano''.

''La sfida lanciata da Fumagalli per me è benedetta'', ha aggiunto Mussi, assicurando di ''condividere la maggior parte'' della relazione.

L'ex capogruppo alla Camera ha sollecitato l'impegno ''a lavorare insieme per ''qualche altra ipotesi di risposta'' sul futuro del partito, rispetto a quelle ''insoddisfacenti di Fassino e D'Alema''.

Ci sono, per Mussi, ''pesanti responsabilità" di fronte ''al pericolo incombente di declino della sinistra italiana'' e di ''disgregazione nostra e della prospettiva del centrosinistra''.

A ciò occorrerà rispondere, ''al congresso, con un confronto aperto su posizioni diverse''.

A quella "opposizione di merito" espressa da Violante e Fassino, Mussi ha contrapposto la necessità di ''un'opposizione di schieramento che tracci ciò che distingue'' La discussione sul partito unico Secondo Mussi "ormai è superata la discussione sul partito unico, perché è stata raggiunta una stabilità sul modello dei due partiti all'interno della coalizione".

E se "l'Ulivo non si allarga ai soggetti che hanno scelto un'altra strada, se non si avvia subito un tavolo di dialogo con Rifondazione Comunista, ci si condanna ad una ripetizione della sconfitta del 13 maggio".

La ricostruzione "non passa per la strada indicata da Fassino".

Quale innovazione ''Bisogna dare atto a Fassino, il quale si sta misurando sul tema dell'innovazione", ha affermato Cesare Salvi, accennando ai diversi modelli prospettati in merito alla ricostruzione della sinistra italiana dopo la sconfitta elettorale.

"Per noi il quesito decisivo, dirimente, - ha aggiunto Salvi - è quale innovazione'' ''Diamoci subito un'agenda e un percorso", ha aggiunto Salvi, che si è detto soddisfatto "degli 80 no del centrosinistra alle mozioni concordate sul G8".La priorità del futuro è la "chiarezza circa la radicalità del cambiamento dei contenuti proposti", e l'importante è "la certezza dell'inversione di rotta''.

L'attuale classe dirigente diessina dopo il 13 maggio, ha aperto una fase in cui "prima è stato scelto il candidato, poi è stata avviata la ricerca di alleanze, ed infine è stata ricercata una piattaforma di contenuti".

Per Salvi non è questa la strada dell'innovazione: "Noi dobbiamo fare il contrario".

Occorre "creare nel partito una maggioranza di centrosinistra che segni un forte cambiamento" rispetto al passato.

Salvi ha ricordato in conclusione che i Ds hanno subito "una subalternità alle idee e alle prassi altrui", su tre temi fondamentali: la memoria storica della sinistra, la politica economica, il cedimento all'ideologia americanizzante della politica, la quale "ha sostituito l'elaborazione politica con il leaderismo". .

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