08 LUG 2001

Conversazione settimanale con Marco Pannella: "Ora si indaghi sui 'Salvo Lima' complici dei comunisti"

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Roma, 7 luglio 2001 -  Questione giustizia in Italia, sotto diverse angolazioni, al centro di gran parte della conversazione settimanale tra Marco Pannella e Massimo Bordin a Radio radicale, durante la quale il leader radicale ha annunciato iniziative per accertare la verità storica sul caso Sofri ed ha chiesto alla Procura di Palermo di riaprire  una indagine vera e onesta sui rapporti tra politica e mafia in Sicilia dopo l'ennesima sconfessione del 'teorema' del 'partito dei giudici'.

Anzitutto la rievocazione della recente visita al carcere don Bosco di Pisa, per incontrare Adriano Sofri e
soprattutto affrontare la questione del suo caso giudiziario, nel tentativo di risolvere una situazione giudicata che il leaader radicale ha giudicato "non tollerabile".

In particolare Pannella ha sottolineato come non ci sia stato, in una vicenda giudiziaria che pure ha attraversato più volte una serie di gradi di giudizo, nessun contributo all'accertamento della "verità storica".

"La giustizia esce sconfitta, messa in condizione di muoversi come un'assemblea di 'yes-men' agli ordini di Marino, che evidentemente - ha chiarito Pannella - non dà ordini a niente e a nessuno, ma è portqavoce e portamaschera di qualcos'altro".

Rispetto a tutto questo il leader radicale ha confermato la promessa di 'ingerenza' nel caso giudiziario, fatta a Sofri: "Voglio tentare di ottenere quella verità storica che la vicenda giudiziaria non è riuscita ad accertare".Portare alla luce le associazioni a delinquerePannella, però, si è rivolto anche al capo della Procura di Palermo, Pietro Grasso, rispetto al quale ha affermato di non ritenersi autorizzato a considerarlo "erede" della politica giudiziaria di Caselli.

A Grasso il leader ha chiesto conto delle mancate indagini della procura siciliana sulle denuncie radicali.

"Voglio sapere - ha affermato Pannella - perchè le procure siciliane hanno omesso di intervenire dinnanzi ai fatti notori che noi gli 'sparavamo' davanti per 15 anni, sulle puntali deliberazioni dell'Ars per spese a pioggia che non potevano che essere per destinazione mafiosa". "La procura di Palermo deve fare delle indagini su se stessa, su l'Ars, su Salvo Lima come complice dei comunisti, non dei mafiosi".

Questa il messaggio che il leader radicale manda al Procuratore Grasso.La richiesta di riapertura di indagini nuove indagini sui rapporti tra mafia e politica da parte di Marco Pannella, giunge come rievocazione e riproposizione delle battaglie radicali che - fin dalla seconda metà degli anni '70 -denunciavano il regime dei partiti come una associazione a delinquere contro la Costituzione, le leggi e il diritto ed il leader radicale ha ricordato, quale emblema dell'unità partitocratica, le richieste di autorizzazione a procedere avanzate dai radicali contro Giulio Andreotti che "furono impedite dai comunisti".

Questa verità storica, però, non è mai stata oggetto di indagine giudiziaria, poichè successivamente "una delle due fazioni ha assunto la funzione di 'angelo vendicatore' cercando di far pagare solo all'altra cosca i danni del malfatto".

In questo scenario si debbono intendere per Pannella le vicende giudiziarie che hanno coinvolto gli esponenti della cosiddetta 'Prima Repubblica" e per questo il leader radicale ha chiesto che "le associazioni a delinquere devono essere portate alla  luce dalle ricerca giudiziaria".Berlusconi ha salvato il partito dei giudici e ora riscuoteSul fronte giustizia, da parte del leader radicale anche una esplicita dichiarazione di mancanza di fiducia nei confronti di Berlusconi e del centrodestra, che non solo gli porta a dubitare dell'effettiva possibilità che Filippo Mancuso divenga giudice costituzionale, ma soprattutto gli fa interpretare le recenti sentenze di assoluzione come conseguenza del boicottaggio dei referendum radicali.

"Per me -ha affermato Pannella - c'è un rapporto tra questi fatti e Berlusconi che salva il partito dei giudici ed adesso riscuote".

Pannella ha precisato di non parlare di un "contratto", dal momento che "quando accadono cose così clamorose, provocano al di là delle soggettività individuale delle conseguenze".

E' in questo scenario, che quindi vanno anche collocate le assoluzioni.

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