01 AGO 2001

G8: Andreotti alla Versiliana: Non bisogna riaccendere la piazza, si rischia

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 53 min

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Marina di Pietrasanta, 1 agosto 2001 - Proseguono gli appuntamenti allo storico caffè della Versiliana, con i leader del mondo politico italiano.

Romano Battaglia, scrittore e giornalista, ha intervistato Giulio Andreotti, il quale ha risposto anche alle domande di Maurizio Cabona de Il Giornale, e Mario Guardi de Il Tempo.

L'ex presidente del Consiglio ha colto l'occasione per criticare la presentazione dell'attuale opposizione della mozione di sfiducia individuale contro il ministro degli interni Scajola.

Tale procedura parlamentare, secondo Andreotti, è incostituzionale.

Nel corso della
lunga conversazione alla Versiliana, l'ex leader della Dc non ha poi mancato di commentare i fatti di Genova, oltre a discutere dei suoi lavori di ricerca storica su Pio IX, della sua collaborazione come capo della Fuci con Pio XII, dell'immigrazione, della globalizzazione, della strage di Bologna ed infine, dell'uccisione di Aldo Moro ad opera della Brigate Rosse.

Non riaccendere il "senso della piazza" "Occorre non riaccendere il senso della piazza, nessuno ne uscirebbe vincitore, e si può precipitare in una situazione non governabile".

Questo è stato il monito che Giulio Andreotti ha rivolto al ceto politico, commentando i gravi disordini verificatisi nel corso delle manifestazioni di protesta, in occasione del vertice dei G8 a Genova.

Del resto i fatti di cronaca hanno completamente coperto gli effettivi risultati raggiunti nella gestione degli aiuti ai paesi poveri.

Non rinviare l'incontro della FAO a Roma in novembre, per Andreotti sarebbe un errore, dato che rispetto al testo approvato sei anni fa si sono fatto passi indietro.

"A Roma può accadere quello che è accaduto A Genova", dove, tra l'altro tra i manifestato, ha notato il senatore a vita, "c'era anche gente che ci marciava".

La figura di Pio IX Abbandonando poi il campo della politica, di fatto, "gli uomini politici sono rappresentativi di una società - ha aggiunto Andreotti - nel bene e nel male", è stata la volta della discussione su Pio IX, il "liquidatore dello stato Pontificio".

Un personaggio troppo spesso giudicato male, ma che in realtà decise "l'apertura del ghetto ebraico, l'amnistia", poi "però poi si trovò male".

Il giudizio storico, per Andreotti, è stato espresso "prescindendo dal contesto".

La globalizzazione Giulio Andreotti ha esposto la sua posizione sulla globalizzazione.

Esiste oggi la "possibilità di spostamenti di capitale senza avere fabbriche e immobili e altro".

I veri protagonisti del neocapitalismo, sono fuori dal controllo e la esasperazione di questa "forma di economia è a rischio di anarchia".

Gli anni bui della Repubblica Relativamente alla storia recente del paese, Andreotti ha ricordato che negli anni Settanta "c'era chi diceva che non eravamo in grado di fronteggiare con il sistema democratico la situazione" di "scontro politico con i comunisti".

Del processo su Piazza Fontana a Catanzaro, Andreotti ha ricordato la "curiosa convergenza della difesa di Valpreda, di sinistra estrema e quella di Freda e Ventura, le quali si rispettavano tra di loro per dare addosso ai servizi e alla giustizia militare".

Ma a colpire ancora il senatore a vita furono "anche delle ingenuità dei servizi", come quella di "avere fatto scappare uno di destra in Svizzera".

Rievocando il caso Giannettini (imputato nnel processo di Catanzaro, ndr), Andreotti ha difeso la sua decisione di svelarne il ruolo di informatore dei servizi.

In conclusione L'ex presidente del Consiglio, seppure a tanti anni di distanza, non ha voluto raccontare nei particolari una telefonata di minacce da perte delle Br, su cui uno degli intervistatori gli chiedeva chiarimenti.

Andreotti ha voluto chiudere la conversazione tornando sul fatto che in quegli anni "c'erano determinati salotti, in cui si mostrava il brigatista come il pappagallo di lusso".

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