03 DIC 2001

Servizi segreti: Presentazione del libro «L'intelligence nel XXI secolo» (con Cossiga e Frattini)

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Frattini fa il punto sul lavoro di intelligence nell'attuale crisi internazionale e Cossiga racconta la sua esperienza in materiaRoma, 3 dicembre 2001 - A Palazzo San Macuto è stato presentato il volume "L'intelligence nel XXI secolo" che raccoglie gli atti del convegno svoltosi sull'argomento nel febbraio scorso e organizzato da Link Campus, University of Malta.

Sono intervenuti tra gli altri Franco Frattini, Francesco Cossiga, Luigi Ramponi, Vincenzo Scotti, Lucia Annunziata.Rilanciare l'attività dei serviziPotenziare l'analisi e rilanciare il controspionaggio.

Sono queste le necessità che
sottendono ad una riforma dei servizi segreti che dovrà necessariamente essere attuata, secondo il ministro Franco Frattini, soprattutto di fronte alle nuove emergenze internazionali.Nel lavoro di intelligence, secondo Frattini, occorrerà dare maggiore importanza all'interpretazione dei dati, per "ricostruire la genesi delle molteplici informazioni, compresa quella delle cosiddette fonti aperte, ivi compresi i mercati finanziari".

Quanto alle garanzie funzionali, il ministro spiega che "si sta studiando la soluzione alla problematica che rimanda ad un principio costituzionale, che è quello della sicurezza dello Stato".

Superata la divisione del mondo in due blocchi "va rafforzata la cooperazione internazionale, anche se si è ancora lontani dal modello di un'intelligence europea".

Occorre fare "un forte investimento in termini di know-how nei confronti di apparati dei paesi islamici che possono aiutare a comprendere i fenomeni in evoluzione".Monitoraggio delle cellule islamicheIn particolare le cellule del terrorismo di matrice fondamentalista lavorano ormai "sullo stesso terreno alla missione comune della guerra santa islamica anche se nascono e si sviluppano in paesi diversi".

L'Italia è per questi gruppi "una base importante di tipo logistico".Frattini precisa che "la pianificazione delle azioni non è calibrata su missioni a breve termine, ma sul lungo periodo, ed utilizza persone che vivono in modo regolare e ben inserite nel tessuto sociale", come dimostrano le indagini sui fatti dell'11 settembre.L'intelligence nella storia d'Italia"In altri tempi, chi avesse partecipato a siffatte riunioni, ed è accaduto, sarebbe stato schedato da alcuni Procuratori della Repubblica e sarebbe stato chiamato in un qualche processo a rispondere del fatto che andava ad occuparsi ed era interessato ai servizi segreti".

Questa le premessa dell'intervento del senatore a vita Francesco Cossiga, che coglie l'occasione per parlare del suo modo di gestire l'intelligence nel lasso di tempo in cui ha ricoperto i più importanti ruoli istituzionali.Informatori pagati nel PCIAi tempi della guerra fredda "il ministro dell'Interno aveva informatori pagati nella direzione del Pci".

E mentre sul piano politico si "collaborava con il Pci contro il terrorismo", i servizi controllavano da vicino il partito comunista, "e noi dovevamo riferire alla Nato sull'attività del partito''.Cossiga ricorda che la sua esperienza con i servizi di sicurezza prese avvio nel 1963, quando nel ruolo di sottosegretario alla difesa ricevette dal presidente del Consiglio Rumor l'incarico di recarsi negli Usa per specializzarsi nella materia.

Aldo Moro successivamente gli affidò il controllo dell'organizzazione Stay Behind.Italia: Un paese mai unito"In Italia manca una cultura non militare dell'intelligence", questo è secondo Cossiga il limite della situazione italiana.

Il nostro "non è stato mai un paese unito e i servizi di sicurezza sono sempre stati i servizi di una parte del paese contro l'altra parte del paese".

Ad esempio dopo l'Unità "i servizi erano contro i clericali e gli anarchico socialisti".L'assassinio dei fratelli RosselliCon il Fascismo si ha un'altra grossa rottura.

"Gli italiani buoni sono i veri fascisti e gli altri sono italiani non veri".

L'Ovra "che era il servizio informativo del ministero dell'interno" fu completamente assorbito dal servizio militare,e quando "Mussolini dovette far assassinare, si fa per dire, i fratelli Rosselli si servì dei servizi di informazione militari contro l'opinione dei più astuti esponenti a Parigi dell'Ovra"."Sfuggiti dalla morte della Patria" e, aggiunge l'ex presidente, "dispiace per il presidente Ciampi, ma l'8 settembre è stato la morte della Patria", è stato necessario "creare un mito dell'unità antifascista e dell'unità della Resistenza", e c'è "voluto un coraggioso storico comunista, Pavone, per dire che la guerra di Resistenza era stata guerra civile e di classe".La Guerra FreddaPoi "è venuta la guerra fredda che ha spaccato ancora il paese in due" e "ha diviso due paesi: la Germania e l'Italia, creando due sistemi di lealtà, con riferimenti esterni".

Di qui, precisa Cossiga, viene "la difficoltà italiana ad essere europei".Le "conversazioni" con i ragazzi delle BrIn questo contesto, ricorda l'ex ministro degli interni, "nelle mie lunghe conversazioni con i ragazzi delle Br, chiamiamoli così, essi si sentivano continuatori di una parte della Resistenza" e precisamente "quella della lotta di classe, che dicevano tradita dal PCI".L'Italia ha "accettato una sovranità limitata perché non era possibile fare diversamente, e perché gli Usa erano la nostra potenza egemone", per cui "i nostri servizi sono sempre stati subalterni agli interessi dei servizi Usa".

E tra l'altro "gli Usa si sono sempre fidati molto di più dei militari che del ministero dell'interno".Il ruolo dei serviziSecondo Cossiga "Solo tre politici italiani hanno ascoltato attentamente quello che gli dicevano i servizi, Moro, Craxi e D'Alema".

Eppure "I servizi di altri paesi hanno salvato la pace nel nostro paese".

Nel caso dell'invasione di Cecoslovacchia "chi contribuì a evitare la catastrofe fu il servizio di informazione tedesco che chiarì che si trattò di un'operazione di polizia interna del blocco sovietico e che essa non rappresentava una minaccia per la Nato, che infatti non si mise in allerta".

Una riforma bipartisanLa storia quindi dimostra, per Francesco Cossiga, che sul tema della riforma dei servizi occorre principalmente una riconciliazione e "la riforma dovrà essere strettamente bipartisan e con l'accordo delle due parti del Paese, lasciando da parte l'idea che i comunisti mangiano i bambini e che gli altri siano invece andati al governo per far quattrini".

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