07 DIC 2001

Censis: Presentazione del «35° Rapporto sulla situazione sociale del Paese - 2001»

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Il rapporto annuale del Censis fotografa un'Italia inserita a pieno titolo nell'economia globale che teme però le ripercussioni della guerra al terrorismoRoma, 7 dicembre 2001 - Il segretario generale Giuseppe De Rita, ha presentato oggi il "35° Rapporto sulla situazione sociale del Paese - 2001", messo a punto dal Censis.

Sono intervenuti alla conferenza stampa Francesca Santoro, vice presidente Censis e Giuseppe Roma, direttore generale.Verso una società "relazionale"De Rita, riportando i dati pubblicati nel rapporto (Vai al testo del rapporto) ha affermato che "Il valore delle
transazioni internazionali di beni e servizi ha superato nell'ultimo anno i 5.400 miliardi di dollari", mentre "il livello di interrelazione fra le economie occidentali, industriali, avanzate e quelle in via di sviluppo è altissimo".I costanti flussi di import ed export "cementano una rete di relazioni tutt'altro che ovviabile rispetto ad operazioni semplificatorie sia di stampo conflittuale sia di carattere mediatico; il flusso dai paesi industrializzati a quelli con economie non ancora avanzate costituisce il 17,2% del valore complessivo delle transazioni, e il flusso inverso dai paesi più poveri a quelli più privilegiati raggiunge il 19,3% del totale".

Quindi "vi è quasi un equilibrato interscambio fra capacità di acquistare e capacità di vendere beni e servizi fra le due aree del pianeta, almeno da un punto di vista quantitativo ed aggregato".Un mondo e una società "global"In un situazione economica internazionale "in cui ogni anno vengono scambiati oltre 5.400 miliardi di dollari in beni e servizi, in una capillare rete di persone e strutture finalizzate a manutenere gli interscambi, e in cui 63.000 aziende transnazionali investono 1.300 miliardi di dollari, è davvero difficile, se non ingenuo, pensare che un evento mediatico, anti-globalizzazione, come quelli che ci sono stati negli ultimi anni, per quanto motivato o tragico, possa incidere in maniera significativa.

Stare nelle reti di relazioni, per contribuire a indirizzare il loro sviluppo, conta molto di più che fare opera di rappresentazione sui media".Declino della conflittualità collettivaConsiderando il periodo 1981-2000, che va dalla fase immediatamente successiva alla "marcia dei quarantamila" ai più recenti dati disponibili, Il Censis constata che si rileva una riduzione delle ore perse per astensioni da conflitto che passano da poco meno di 78 milioni come valore medio del quinquennio 1981-1985 a 32,4 milioni per il periodo 1986-1990, a 18,8 milioni per il periodo 1991-1996 a 7,7 milioni per il più recente quinquennio 1996-2000.Importante anche la contrazione dei lavoratori partecipanti dagli oltre 7,5 milioni del primo quinquennio considerato (1981-1985), ai 3,3 milioni del 1986-1990, ai 2,7 milioni del 1991-1996 sino al valore medio del periodo 1996-2000 che risulta pari a 897.000 lavoratori.Il conflitto che gli italiani percepiscono come più aspro è quello tra chi sta al vertice e chi sta ai margini della società (74,1%), seguito dal conflitto tra ricchi e poveri (richiamato dal 64,6% degli italiani) e da quello tra dirigenti e lavoratori (61%); quindi, quello tra operai e borghesi (54,6%) e quello intergenerazionale (51,8%).La moltiplicazione delle paureLa nuova stagione di attacchi terroristici ha provocato l'acutizzarsi di una diffusa apprensione anche in paesi, come l'Italia, marginalmente coinvolti, in questo periodo da episodi di tragica violenza.Inoltre gli italiani continuano a temere i furti in casa, indicati dal 65,7% della popolazione, seguiti dagli scippi e borseggi (30,1% delle risposte), dalle aggressioni e dalle rapine.

Si tratta di reati che determinano una violazione della propria privacy o che, comunque, possono risultare lesivi della propria incolumità.Anche l'introduzione, a partire dal primo gennaio 2002 della moneta unica europea non fa dormire sonni tranquilli ai consumatori e alimenta una preoccupazione legata non solo ai problemi di carattere pratico, ma anche al rischio che la nuova moneta rappresenti una spinta a ritoccare verso l'alto i prezzi dei prodotti: infatti, circa il 50% dei cittadini europei ha paura di essere oggetto di raggiri da parte dei commercianti, e questo timore è particolarmente diffuso in Italia ove il 66% della popolazione teme un aumento delle truffe ai danni di consumatori/risparmiatori e il 78% è convinto che in un primo momento nessuno ne capirà nulla.I consumi alla prova della crisiIl 2001 si chiude nel segno del rallentamento dell'economia italiana, in concomitanza con le accentuate turbolenze che caratterizzano ormai da diverso tempo i mercati dei principali paesi industrializzati.

Il netto ridimensionamento del processo di sviluppo della così detta new economy e le performances negative registrate dalla Borsa a partire dal mese di marzo 2000, ma divenute evidenti nella primavera del 2001, hanno generato tra i consumatori italiani un clima di disorientamento generale, un'incerta alternanza tra la spinta a nuovi acquisti e il ritorno al risparmio cautelativo.Tra le diverse componenti dei consumi privati, la più dinamica resta quella dei beni durevoli, per la quale, l'incremento a fine 2001 potrebbe essere intorno al 5%.

Questa previsione è confortata in primo luogo dai dati registrati nel 2000, anno durante il quale gli acquisti di elettrodomestici in Italia sono aumentati dell'8%, la vendita di mobili è aumentata del 9% e quella di apparecchi elettronici per uso domestico è aumentata del 27,3%.

I nuovi volti del dinamismo italianoDue realtà, una territoriale, l'altra imprenditoriale sembrano capaci di ridisegnare in chiave dinamica l'immagine del capitalismo italiano: il Mezzogiorno e l'impresa di medie dimensioni.

Il fenomeno del SudIn particolare al Sud il tasso di crescita delle imprese attive è da oltre due anni - e in ogni singolo trimestre - superiore a quello riscontrato nel Centro Nord; la disoccupazione, dopo il picco toccato nel primo trimestre del 1998, arrivata a coinvolgere il 22,8% della forza lavoro, ha intrapreso un percorso di discesa che le previsioni indicano sotto la soglia psicologica del 20% già entro la fine di quest'anno; le esportazioni sono cresciute in valore - tra il 1999 e il 2000 (fig.

7) - del 27,3% contro una media nazionale del 16,5%.La media impresaL'altro recente fenomeno che si sta mettendo in luce nell'economia italiana è la dinamicità dell'impresa di medie dimensioni.

Realtà che proprio nella competizione allargata ha saputo trovare la migliore espressione delle sue potenzialità.

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