13 DIC 2001

Pdci: II° Congresso Nazionale (I giornata)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 4 ore 3 min

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Al via il Congresso Nazionale del Pdci.

Diliberto condanna la guerra in Afghanistan e rilancia la politica delle alleanzeBellaria Igea Marina (RN), 13 dicembre 2001 – La prima giornata del II° Congresso Nazionale del Partito dei Comunisti Italiani, Si apre con la relazione politica di Oliviero Diliberto, econ il voto per eleggere i membri delle commissioni congressuali.Prima e dopo l’11 settembre“Questo congresso si tiene dopo l’11 settembre e molti ripetono che tutto è cambiato dopo quella data”.

Alla guerra Oliviero Diliberto dedica la parte iniziale della sua relazione di fronte
ai delegati, e cita Giulietto Chiesa: “Non ce ne eravamo accorti, ma vivevamo in un mondo già impazzito”.

Diliberto disegna un mondo in cui regnano “ingiustizie nuove e soprusi antichi, quelle profondità dense ove si celano gli uragani dell’odio pronte a deflagrare”.

Un mondo regolato da “un diritto internazionale sconvolto dal mondo unipolare, dominato dalla sola potenza degli USA, che ha coniato istituti giuridici inediti e mostruosi: ingerenza umanitaria, guerra umanitaria, otto grandi che decidono per tutti (il G8), un onnipotente Fondo Monetario Internazionale e una Banca Mondiale che decidono di debito e credito di paesi ormai letteralmente alla fame, un tribunale penale internazionale all’Aja, che processa Milosevic per conto degli USA, che pure non hanno riconosciuto quel tribunale”.Per Diliberto “L’11 settembre si spiega così, con semplicità: Un fatto mostruoso che ha fatto percepire quanto profonde fossero già le colossali trasformazioni del mondo, le sue ingiustizie e diseguaglianze”.Una guerra dell’occidente contro l’IslamSe i Comunisti Italiani sono comunque “convintamente contro il terrorismo e solidali con gli Stati Uniti, questo non impone di indossare una giubba, mettere un elmetto”.

Come si combatte più efficacemente il terrorismo, si chiede Diliberto: “Con questa guerra? Francamente, non siamo d’accordo.

Anzi, questa guerra, alla quale, in barba all’art.

11 della Costituzione, partecipa l’Italia, fomenterà ulteriormente il fanatismo, l’odio, il fondamentalismo: in definitiva, proprio il terrorismo, in tutto il mondo”.“Terminino le operazioni belliche in Afganistan e non si estendano fuori da quel Paese”.

L’ex ministro afferma di “ “assistere sgomento a questa guerra.

Una guerra dell’occidente contro l’Islam”.

L’Occidente “non è solo la dichiarazione dei diritti universali dell’uomo, non è solo Voltaire o Kant: l’Occidente è anche Auschwitz, i forni crematori, gli eccidi, le persecuzioni, i massacri, recentissimi, della seconda guerra mondiale”.Berlusconi e il suo sistema di alleanze Dalla guerra alle questioni interne.

Berlusconi “rappresenta con il suo sistema di alleanze, gli interessi pressoché esclusivi delle classi dominanti: è riuscito a mettere d’accordo Agnelli e Antonio D’Amato, passando per Pirelli.

Il disegno è chiarissimo.

Spartirsi l’Italia.

Montedison alla Fiat, Telecom a Tronchetti Provera, cioè Pirelli.

Confindustria ritrova l’unità perduta”.“Dalla libertà indiscriminata di licenziamento, all’attacco al contratto nazionale di lavoro.

Dalla delega governativa per destrutturare il sistema pensionistico, alla privatizzazione della sanità.

Dall’attacco alla scuola pubblica, cioè quella di tutti – in difesa della quale stanno occupando istituti e scendono in piazza migliaia di studenti, cui va l’appoggio del Pdci – alla controriforma del collocamento, che si vuole completamente privato.

Dal lavoro in leasing (nuova forma di caporalato) ai servizi sociali”.

Questo, nella descrizione di Diliberto “il cosiddetto «libro bianco» di Maroni”.“Rischio di regime autoritario”Di fronte al “rischio di regime autoritario”, occorre “un’alleanza organica tra la sinistra e un pezzo, il più largo possibile, di schieramento moderato, ma democratico: che paga a sua volta prezzi salati per allearsi con noi sinistra e non con Berlusconi”.Rifondazione e l’Italia dei ValoriL’Ulivo deve ripartire dalle alleanze con questi partiti “per vincere le elezioni, non partecipare”.

E dunque “più larga sarà l’alleanza, maggiori probabilità di successo avrà la nostra coalizione”.

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