17 FEB 2002

Radicali: Capezzone scrive alla Commissione Vigilanza Rai e annuncia lo sciopero della fame

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Articolo 18, riforma del mercato del lavoro, separazione delle carriere, CSM, divorzio, prostituzione: da mesi il dibattito politico si svolge sui temi oggetto delle proposte radicali.

Ma rigorosamente senza radicali.

Richiesta formale di audizione in Vigilanza.

Digiuno da mezzanotte.17 febbraio 2002 - Nel pomeriggio di ieri, il Segretario di Radicali italiani Daniele Capezzone ha inviato al Presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai Claudio Petruccioli una lettera i cui contenuti sono stati resi noti stamattina dal quotidiano "Libero".

Ecco il testo integrale:Alla cortese ed urgente
attenzionedel Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Raisen.

Claudio Petrucciolie a tutti gli altri membri della CommissioneRoma, 16 febbraio 2002Signor Presidente, signori Commissari,tra poco più di tre settimane scadrà il termine fissato dalla legge per raccogliere le firme necessarie a depositare in Parlamento le 25 proposte di legge di iniziativa popolare promosse dal nostro movimento politico.Da mesi e per mesi -cioè da quando, tra settembre e ottobre, abbiamo dato vita a questa iniziativa- l’intero dibattito politico nazionale si è svolto pressoché esclusivamente sui temi che abbiamo scelto come oggetto della nostra campagna: abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, riforma del welfare e del mercato del lavoro, riforma della giustizia (con particolare riguardo alla questione della separazione delle carriere e del sistema elettorale del CSM), clonazione terapeutica e libertà di ricerca scientifica, riforma delle politiche in materia di tossicodipendenze, e, perfino (…alzi la mano chi, in autunno, poteva immaginare che sarebbero divenuti temi da prima pagina!), divorzio e prostituzione.Da allora ad oggi, nei principali spazi di approfondimento politico del servizio pubblico radiotelevisivo, di quei temi hanno discusso migliaia di interlocutori per centinaia di ore.

Mai, e neppure per un minuto secondo, un esponente radicale.

Vi è una vaga traccia di questa nostra iniziativa e dei suoi contenuti solo in pochissime menzioni o in pochissimi scampoli delle edizioni (preferibilmente notturne) di qualche telegiornale.Insomma: c’è un soggetto politico che non si limita ad “esprimere una posizione”, ma decide di assumere un’iniziativa concreta, coinvolgendo migliaia di cittadini, proprio sui temi che, via via, divengono quelli centrali del dibattito politico nazionale.

Di quei temi si discute a tutte le ore del giorno e della notte, ma curando che praticamente mai (e assolutamente mai, ripeto, se ci riferiamo ai talk-show e agli approfondimenti politici delle tre reti della Rai) vi sia la voce dei radicali, e la notizia di quanto, su ciascuno di quei temi, stanno effettivamente facendo.

Tutto questo, mentre studi, ricerche, indagini d’opinione si incaricano di attestare la sintonia tra le nostre proposte e ciò che quote consistenti (e per lo più maggioritarie) di cittadini italiani vorrebbero.Per la verità, non si tratta che di un capitolo di una vicenda molto più ampia: a puro titolo di esempio, nei sette mesi che precedettero il voto del 13 maggio scorso, quei temi furono sistematicamente cancellati dal dibattito politico, al punto che i Presidenti della Repubblica e del Consiglio decisero di intervenire pubblicamente, rivolgendosi ai vertici della Rai, con la pubblica richiesta di “sconvolgere i palinsesti”.

A quelle richieste (e alla mobilitazione di più di 1000 cittadini, impegnati in scioperi della fame, scioperi totali della fame e della sete, autoriduzioni delle rispettive terapie) si rispose perfino negando il diritto di replica alle affermazioni di chi, a un fazzoletto di giorni dal voto e dinanzi a 14 milioni di elettori, qualificò l’eutanasia alla stregua di un omicidio e lanciò una sorta di maledizione contro il presunto sfruttamento politico dei malati, essendo noto che il capolista nazionale delle liste radicali era Luca Coscioni, l’attuale Presidente del nostro movimento.Insomma, per mesi si sono occultati dei temi; e quando poi i temi hanno finito per imporsi, si sono occultati alcuni interlocutori.Certo, viviamo in un paese in cui tutti sembrano essersi abituati a tutto.

Giurisprudenza della Corte costituzionale dotata (per esplicita ammissione degli stessi Presidenti emeriti) di margini di discrezionalità e indeterminatezza, cioè di politicità, tali da rendere impossibile qualunque previsione sulla effettiva ammissibilità di un quesito.

Date di celebrazione del referendum fissate in piena estate, a scuole chiuse e cittadini in vacanza.

Risultati determinati dal voto decisivo di morti e fantasmi.

Sistematico tradimento degli esiti referendari (dal finanziamento pubblico dei partiti alla responsabilità civile dei magistrati, passando per la privatizzazione della Rai).

Una campagna (quella che ha portato al voto sul primo referendum costituzionale nella storia della Repubblica, il 7 ottobre scorso) completamente soppressa.

Liste elettorali presentate con firme false o raccolte in modo illegittimo.

Il primato di condanne (il ritmo è di una al giorno) subite dall’Italia dinanzi alle Corti internazionali per il “funzionamento” della sua giustizia.

Il mancato plenum dei membri della Camera dei Deputati e della Corte Costituzionale…Uno Stato di diritto, insomma, in cui lo Stato vive ed opera contro il diritto, in cui le autorità, il “sovrano”, non sono sottoposti alla legge, ma “costruiscono” la legge, la scrivono, la vivono minuto dopo minuto contro le norme scritte, contro il Libro cui dovrebbero essere assoggettati.

E’ così che in Italia si vanno progressivamente deteriorando -forse si sono già consumati- i principi stessi della libertà e della democrazia politica.Chissà, prima o poi, forse, anche i radicali finiranno per divenire cittadini quali, in fondo, si chiede a tutti di essere: felici, pacati, e, soprattutto, obbedienti.

Intanto, però, continuiamo a chiederci cosa accadrebbe, nelle Corti internazionali, se si procedesse all’esame dello stato dei diritti civili e politici degli italiani, se si passasse dall’analisi del “processo giudiziario” all’esame, alla “vivisezione” del “processo politico”.

E’ riflessione che anche le massime cariche dello Stato farebbero bene a compiere, credo.

E proprio in queste ore stiamo operando affinché in ogni sede, politica e giurisdizionale, nazionale e internazionale, il “caso Italia” sia presto valutato nella sua interezza.Intanto, signor Presidente e signori Commissari, resta il caso delle nostre 25 proposte di legge, e di un dibattito negato.

Negato non solo a noi, sia chiaro, ma ai cittadini, cui si continua a sottrarre la possibilità di conoscere e giudicare quelle posizioni e quelle lotte, di premiarle o di respingerle.Per queste ragioni, mi rivolgo a Loro per chiedere di essere urgentemente e formalmente audito dalla Commissione parlamentare di vigilanza.

Per aiutare questa richiesta, e anche per marcare la necessaria “tolleranza zero” rispetto all’illegalità della vita delle istituzioni italiane, sarò dalla mezzanotte di domani in sciopero della fame, rimanendo in fiduciosa attesa di una Loro risposta.Ringraziando sin d’ora per l’attenzione, invio i miei migliori saluti.Daniele Capezzone.

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