17 MAR 2002

Rai: Intervista al presidente Antonio Baldassarre

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 10 min 45 sec

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Baldassarre a Radio Radicale commenta con favore la scelta di deputati e senatori di sostenere le 25 pdl radicali e spiega la sua idea di pluralismoRoma, 17 marzo 2002 - Il presidente della Rai Antonio Baldassarre, ai microfoni di Radio Radicale commenta positivamente la scelta di quasi 200 deputati e senatori di tutti gli schieramenti politici che hanno fatto proprie - presentandole in parlamento - le 25 proposte di legge radicali.Rispondendo alle domande di Paolo Martini, Baldassarre conferma che "la decisione di quasi duecento parlamentari di depositare alle camere le 25 proposte di legge radicali manifesta una grande sensibilità verso la diffusione delle opinioni di un movimento che ha una storia, in Italia, contrassegnata da battaglie per la libertà"."La gestione del consiglio di amministrazione della Rai - precisa Baldassarre - dovrà essere molto diversa rispetto alla gestione del presidente Zaccaria".

Occorre in primo luogo "garantire il pluralismo, ed è chiaro che il Cda e il suo presidente non possono tirarsi fuori dalla questione, e dire semplicemente 'decidano i direttori di rete o di testata'".Il Cda deve "dare direttive al direttore generale e ai direttori di tg perché siano massimamente attenti ad osservare il pluralismo.

questo è esattamente il suo compito".Pluralismo non significa solo dare spazio "ai partiti e alla politica".

Questa "sarebbe una visione un po' asfittica del pluralismo".

Baldassarre intende "andare oltre", perché "il compito della Rai è quello di riflettere e rappresentare al massimo possibile la società, in tutti i suoi risvolti, compresi quelli che non trovano sbocco a livello politico".Il riferimento sono "i tg degli altri paesi europei" in cui "non esiste nulla di simile a quei servizi che si vedono da noi, in cui i tg sono costruiti secondo lo schema 'tizio ha detto questo, caio ha replicato quest'altro'".

Bladassarre pensa a un "Cda Rai volto al pluralismo vero, e non ai giochi stucchevoli tra i partiti politici.".

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