23 APR 2002

Rai: Da Saccà e Baldassarre in Vigilanza un monito a Santoro

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Biagi “rimane una grande risorsa dell'azienda e la sua autonomia non verrà mai messa in discussione”, mentre a Santoro Baldassarre chiede “imparzialità ed equilibrio nelle presenze in video”.

Roma, 23 aprile 2002 - Dopo giorni di polemiche seguite alle dichiarazioni del premier sull'operato di Biagi e Santoro in Rai, nel corso dell'audizione in Commissione di Vigilanza Saccà e Baldassarre tornano sulla vicenda discutendo del servizio pubblico e dell’uso che ne fanno i giornalisti.

Il governo e il servizio pubblico Il presidente Claudio Petruccioli, in apertura di seduta, ricorda
che "il governo e i suoi componenti, a cominciare dal presidente del Consiglio, non possono e non devono avanzare richieste e ingiunzioni concernenti l'attività del servizio pubblico", spiegando che l'unica eccezione è nel caso della richiesta per le comunicazioni in diretta.

Secondo Petruccioli tutto ciò vale "in modo particolarissimo" per la produzione e il lavoro dei giornalisti.

"L'essere la Rai concessionaria del servizio pubblico - spiega Petruccioli - rende ancor più cogente il rispetto dovuto in generale alla libertà di informazione e alla libertà della professione giornalistica.

Come, su un altro versante, rende se possibile ancor più cogente il rispetto dei principi deontologici di indipendenza, obiettività e responsabilità da parte dei giornalisti".

Perciò "la segnalazione di due giornalisti e di un autore fatta con intenti di rivalsa dal presidente del Consiglio va deplorata e respinta per elementari principi di libertà e in omaggio alle leggi vigenti in Italia".

Il "caso" SantoroIl direttore Generale della Rai Agostino Saccà, rivela di aver inviato una lettera ufficiale di richiamo a Michele Santoro.

Il motivo del provvedimento sta nel fatto che il giornalista "ha rivelato ad un giornale il contenuto di una conversazione riservata avuta con il direttore generale che parlava con un suo sottoposto.

Mentre la riservatezza è nel contratto di lavoro ed è un elemento fondamentale del rapporto".

In più Santoro "sul 'Corriere della Sera' ha dichiarato che di quello che il direttore Saccà gli ha detto in quella conversazione non gliene frega niente".

Per Saccà le polemiche dell'oggi sono "una conseguenza di quello che è successo durante la campagna elettorale", ed occorre riflettere non tanto sulle parole di Berlusconi, ma sui "fatti che le hanno originate".

Esempio di tali fatti che hanno generato tale reazione "la multa inflitta dall'autorità per le garanzie nelle comunicazioni a Santoro durante la campagna elettorale", rammentando anche che "la trasmissione di Satyricon con Luttazzi ha provocato all'azienda un contenzioso".

Garantisce infine Saccà che "episodi come quelli appena descritti finché sarò direttore generale non si ripeteranno".

L'informazione spettacolarizzata Il Presidente Antonio Baldassare dal canto suo ribadisce che l'informazione del servizio pubblico deve rimanere sempre in un quadro di riferimento di imparzialità ed equilibrio, mentre, relativamente alle polemiche intorno a Enzo Biagi, ricorda che egli "rimane una grande risorsa dell'azienda e che la sua autonomia non verrà mai messa in discussione".

Diverso il discorso per Michele Santoro.

Anche se c'è stato un "colloquio molto costruttivo", Baldassarre ritiene "che gli vadano ricordati i doveri di un giornalista, e in particolare di chi fa informazione nel servizio pubblico".

L'informazione "spettacolarizzata che fa lui - aggiunge - vuole imparzialità ed equilibrio nelle presenze in video.

Insomma è, ad esempio, una regola fondamentale che non possono essere ospitati in studio esponenti di una sola parte, a meno che non sia dia poi pari spazio alla parte avversa in una successiva occasione".

Il sostegno di Ciampi Baldassare aggiunge che nella sua ferma intenzione di preservare l'autonomia della Rai dalla politica ha avuto l'incoraggiamento di Carlo Azeglio Ciampi, il quale ha espresso "un sostegno forte ed esplicito alla politica di indipendenza aziendale".

Baldassare chiede quindi al consigliere di minoranza Luigi Zanda "di mettersi d'accordo con sé stesso, perché dopo aver votato in Cda con la maggioranza, nel giro di un quarto d'ora sono apparse sue dichiarazioni in cui denunciava che le decisioni appena prese erano state imposte dal potere politico".

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