29 APR 2002

Italianieuropei: «A cosa servono i partiti? - Il partito riformista», lezione di Massimo D'Alema

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 55 min

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Il riformismo è in crisi ma può rinascere dandosi un profilo europeo, riconoscendo la complessità economica e sociale che si prospetta nell'era della globalizzazione Roma, 30 aprile 2002 - La Fondazione Italianieuropei, proseguendo l'attività di formazione politica avviata nel 2000 con il ciclo 'La politica, perché?', promuove a Roma un corso di incontri con personalità della ricerca e della politica sui mutamenti avvenuti nella forma e nelle funzioni delle organizzazioni di partito nel corso degli anni Novanta."A cosa servono i Partiti", questo l'argomento del seminario odierno, nel corso del quale il presidente dei Democratici di Sinistra Massimo D'Alema ha relazionato sul tema "Il partito riformista".La crisi del riformismo“Il partito riformista tradizionale in Europa è in crisi”.

Massimo D'Alema nell'esporre la sua relazione, non nasconde che i risultati elettorali prima in Austria con l’affermazione di Haider e poi in Francia con quella di Le Pen hanno questo significato per la sinistra europea.Tuttavia, si chiede il presidente dei Ds, siamo di fronte al “canto del cigno del socialismo europeo? È in atto una crisi irreversibile? Oppure è possibile una rinascita anche in Italia?”.

La risposta è positiva, a patto che il socialismo europeo rinasca su “basi nuove”.Un progetto europeo Il riformismo “può riprendere vigore se si lega oggi a un progetto di carattere sovranazionale, cioè ad un progetto europeo” e se propone all’elettorato con un profilo di forza di governo.

È però necessario che il riformismo “separi il suo destino da quello dello Stato-Nazione”.Questo perché come “vero erede dell’illuminismo europeo è stato protagonista delle lotte per la democrazia” all’interno degli stati-nazione e entro quel modello sociale ha svolto il suo ruolo storico “per l’estensione del suffragio universale e i diritti delle donne, per l’abolizione dei privilegi, per l’abolizione della pena di morte, per la salvaguardia delle differenze sessuali e la depenalizzazione dell’aborto”.Il mondo della globalizzazioneLa realtà economica e sociale che si configura con l’avvento della globalizzazione comporta “un aumento della complessità dei rapporti e una individualizzazione del lavoro”.

Quindi le “condizioni per la rinascita” passano per “la rottura con la tradizione economicista propria della sinistra che si è riconosciuta con il movimento operaio”.Il sindacatoNon occorre tra l’altro perdere di vista la necessità di “un modo nuovo nella rappresentanza del lavoro”, a partire dalla condivisione oramai unanime sull’altra “crisi irreversibile”, che è quella dell'attuale sistema di rappresentanza sindacale.

Emerge in particolare “la domanda di nuova rappresentanza sindacale e una sua trasformazione in rappresentanza politica”.

In questo quadro è inevitabile “la distinzione dei destini fra il sindacato e la sinistra”.In definitiva la sinistra deve mettere al centro un progetto imperniato su due assi, “libertà e sicurezza” e , aggiunge l'ex premier citando Giuliano Amato, “deve parlare a tutti, non pretendere di rispecchiare una maggioranza sociale, perché la politica ha il compito non di rispecchiare, ma di costituire una maggioranza attorno ad un progetto di società”.Oltre i Ds attualiIl progetto da mettere in campo è perciò quello di un partito riformista “europeo, cosmopolita, capace di alimentarsi di nuove culture, diverse da quella socialista”, qualcosa che “vada oltre i Ds attuali”.

Ma “non si costruisce il nuovo dissolvendo quello che c'è.

Indebolire il maggior partito della sinistra italiana - afferma - non sembrerebbe un buon inizio”.Piuttosto c'è bisogno “di un lavoro di rassemblement mitterandiano dando una struttura più robusta all'Ulivo che, anche se si è rivelato insufficiente, non è da buttare via, ma anzi rappresenta un punto di partenza prezioso”.La stessa disputa in Italia tra “casa dei riformisti” e socialismo europeo “è inficiata da una battaglia di posizionamento tra le forze del centrosinistra”, ma “se la liberiamo da questi aspetti essa appare superata”.

È infatti evidente che il nuovo partito riformista “non può configurarsi in un nuovo provincialismo, in un'altra anomalia italiana”, così come invece è avvenuto per il PCI, nella sua lunga e complessa vicenda di legami internazionali e azione politica nazionale.

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