08 MAG 2002

Corsera: L'allarme libertà di stampa, ieri e oggi (Intervista a Massimo Teodori)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 8 min 57 sec

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Al Corriere della Sera circolano voci di passaggi di proprietà, e subito scatta "l'allarme libertà di stampa" lanciato da Raffaele Fiengo8 maggio 2002 - "C'è pericolo per la libertà di informazione".

A dirlo è Armando Cossutta, membro storico del Pci, oggi presidente del Pdci che chiede di vigilare su quanto "sta avvenendo nel maggior quotidiano nazionale, il Corriere della Sera".

La cosa "è seria perché la libertà d'informazione è la prima delle libertà".

Anche un membro del Cdr del Corriere, Raffaele Fiengo, esprime "preoccupazione per le pressioni alle quali a volte i giornalisti
sono sottoposti".

Queste, e altre dichiarazioni come queste, sono state rilasciate nel corso della giornata di mobilitazione, lo scorso 4 maggio, per "la libertà di stampa ed il pluralismo dell'informazione" a Firenze, a cui hanno partecipato il segretario nazionale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, e i giornalisti Vannino Chiti, Giuseppe Giulietti, oltre a Lapo Pistelli ed Ennio Remondino.

Nomi noti Nei passaggi di proprietà che ha vissuto il quotidiano di Via Solferino, il nome di Raffaele Fiengo ricorre spesso.

Fiengo arriva al Corriere della Sera nel 1972.

Secondo quanto riportano articoli di stampa dell'epoca, fu Fiengo a guidare la cosiddetta "rivolta dei redattori" contro le temute "dinastie direttoriali" di via Solferino.

Fu Fiengo a creare una sorta di cogestione tra comitato di redazione e direzione.

Fu sempre Fiengo a lanciare la cosiddetta "perequazione salariale" per i giornalisti, e a sostenere lo statuto del giornalista che, dal Corriere, si è via via diffuso in quasi tutte le redazioni.

Se oggi Fiengo alza la bandiera della libertà di stampa, altrettanto non fece ai tempi del cosiddetto emendamento "ammazzadebiti", che consentiva il salvataggio di aziende in un primo momento acquistate dall'ambiente P2.

Marco Pannella, nel corso dell'ultima conversazione settimanale a Radio Radicale ricorda come Fiengo "non denunciò i rischi di arrembaggio all'epoca della P2 al Corriere, ma anzi ne fu attivo sostenitore".

L'arrembaggio della P2 al Corriere e il Cdr Massimo Teodori, ex parlamentare radicale e membro della commissione di inchiesta sulla Loggia P2, ai microfoni di Radio Radicale ha ricordato le "gesta" di Raffaele Fiengo nel particolare contesto del Corriere nel periodo in cui fu gestito dal gruppo economico finanziario che si raccoglieva intorno alla loggia massonica coperta.

"Fiengo è un professionista del sindacalismo giornalistico italiano - spiega Teodori - un sindacalista molto potente che ha il controllo del Cdr del Corriere dalla fine dei Settanta ad oggi.

Del resto uno che fa il rappresentante del Cdr per un quarto di secolo può ben dirsi un professionista del sindacato".

Alla fine dei Settanta "il complesso P2 si impadronisce del Corsera attraverso tre personaggi, che sono Gelli Ortolani e Tassan Din.

Tassan Din era l'uomo del gruppo uomo che come amministratore delegato controllava il giornale negli equilibri politici e di indirizzo editoriale, secondo la strategia che il gruppo P2 metteva in campo, in accordo con tutti i partiti politici".

Il Controllo della P2 si realizzava "attraverso il denaro di Calvi, Gelli e Ortolani.

Tassan Din potè gestire tale controllo grazie soprattutto alla mano libera lasciatagli da tutti i partiti".

Informazione e consociativismo Più precisamente, nel contesto della consociazione nazionale, "Fiengo aveva il gioco di essere un po' la chiave di volta nel rapporto tra PCI e Tassan Din.

L'equilibrio che lui assicurava era la tranquillità sindacale in cambio del controllo stretto del PCI non solo sulle questioni sindacali interne ma anche su questioni di merito e indirizzo proprietario e politico".

Teodori ricorda come sotto la guida "del direttore Di Bella, l'indirizzo DC-PCI fu di grande accentuazione sul dato allarmistico e sulla necessità di una politica autoritaria che garantisse in realtà i vertici P2".

Vertici che "puntavano sulla carta dello stato di emergenza e della pena di morte e altro".

Proprio in quel momento vi fu il primo caso che la stampa italiana ricordi in cui "un amministratore delegato, proprio Tassan Din, prese la penna per scrivere sulla prima pagina e chiedere la pena di morte per i responsabili del sequestro e l'uccisione di Aldo Moro".

Il ruolo del Cdr oggi Oggi le dichiarazioni di Fiengo appiano perciò "stupefacenti".

Teodori infatti si chiede da cosa esse siano dettate, stando il fatto che circa il paventato passaggio di proprietà di cui si parla in questi giorni si sanno "solo cose generiche, e in particolare che Ligresti, che già possiede una parte di Hdp che controlla Rcs, aumenterà la sua quota".

Quindi che "un sindacalista di lungo corso metta bocca come nei Settanta sull'assetto proprietario e sugli indirizzi politici che spettano al direttore è un fatto molto singolare, è la riproposizione di schemi vecchi" di un PCI che vuole ripartire da quel tipo di controllo e di indirizzo politico.

leggi tutto

riduci