18 MAG 2002

Cgil: «Per un mondo di diritti», con Cofferati, Ginsborg e Tabucchi

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 39 min

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La Cgil dice no ai licenziamenti per risollevare la Fiat dalla crisi e chiede un piano industriale del governo Borgo San Lorenzo (Firenze), 18 maggio 2002 - La Fiat non deve "riproporre la banalissima equazione: perdo tanti miliardi, mi libero di tot persone, così i conti vanno in pareggio.

È un'equazione sbagliata che non sta né in cielo né in terra".

Con queste parole Sergio Cofferati risponde alle domande di Bianca Berlinguer, del Tg3, nel corso dell'incontro organizzato dalla Cgil sul tema: "Per un mondo di diritti", a cui hanno partecipano anche Paul Ginsborg e Antonio Tabucchi.

Un
"piano" per risollevare la Fiat ''Il governo - prosegue Cofferati - se ha interesse, come è auspicabile, che l'Italia abbia un'azienda che produce auto e che questa sia competitiva nel mondo, deve mettere a disposizione strumenti per aiutarla nella costruzione di un piano industriale senza intervenire direttamente nell'attività della stessa azienda e senza trasferirle risorse in cambio di nulla".

Le dimensioni di ricaduta della crisi della Fiat inoltre "possono realisticamente essere anche più consistenti dei numeri che sono stati fin qui spesi nelle discussioni e negli incontri ufficiali che ci sono stati".

Lo stesso fatto però che "tutto venga affrontato dal ministro del Lavoro, la dice lunga sulle intenzioni reali che sono in campo".

''L' azienda da parte sua - secondo Cofferati - ha perso risorse ingenti, ha problemi di mercato, e deve decidere prioritariamente se considerare importante il settore dell'auto nel suo agglomerato produttivo", e deve poi "investire in innovazione e qualità".

Democrazia a rischio Non è solo il settore industriale a destare la preoccupazione del leader della Cgil.

Nel nostro paese, per Cofferati, anche se "non ci sono problemi per la democrazia formale", ce ne sono, e di gravi, "per quella sostanziale".

Distorsione dell'informazione In particolare, Cofferati teme la gestione dell'informazione da parte del governo in carica.

"Gli elementi di distorsione sono preoccupanti perché i comportamenti dei cittadini sono dettati dalla conoscenza acquisita con il mezzo televisivo.

La democrazia compiuta deriva dal fornire informazioni corrette, poi ci sono i commenti".

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