29 MAG 2002

Tangenti: Angelo Sanza (FI) a RR si dice estraneo ai fatti relativi all'inchiesta di Potenza

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La magistratura di Potenza ha avviato una inchiesta su un presunto giro di tangenti che coinvolgerebbe Eni, Inail, un gruppo di imprenditori e uomini d'affari e due parlametari.

Sanza (FI) rispedisce le accuse al mittente 29 maggio 2002 - I giudici di Potenza, nell'ambito di un'inchiesta su un presunto giro di tangenti per circa 800 milioni di vecchie lire, fondi neri, corruzione, affari gestiti in collaborazione fra imprenditori, uomini politici, funzionari e faccendieri, un ufficiale della Guardia di Finanza e un generale del Sisde, hanno deciso l'arresto di 20 persone Gli indagati Gli
indagati sono: i deputati Angelo Sanza (Fi) e Antonio Luongo (Ds), il presidente del collegio sindacale dell' Inail di Roma, Vittorio Raimondo; due funzionari dell' ente, Antonio Marra e Mauro Gobbi; il banchiere Claudio Calza, consigliere di amministrazione del Banco di Sardegna, Claudio Calza; un maggiore della Guardia di Finanza, Ferdinando De Pasquale; l'imprenditore napoletano Bruno Capaldo; tre ''intermediari'' per il pagamento delle ''mazzette'' - Emidio Luciani, un imprenditore abruzzese, e due avvocati romani, Enrico Fede e Bruno Luongo - e il commercialista e finanziere romano Pasquale Cavaterra; infine, quattro imprenditori potentini, Antonio, Francesco, Lucio e Michele De Sio, quest'ultimo presidente dell'Unione Industriali locale.

I provvedimenti di custodia 14 persone sono già in carcere da ieri su decisione del gip del Tribunale di Potenza, Gerardina Romaniello, che ha accolto una richiesta del pm, Henry John Woodcock, al termine di indagini dei carabinieri del nucleo di Potenza.

Altre sei persone sono agli arresti domiciliari e cioè il vicepresidente della Giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo (Ppi-Margherita), che si è nel frattempo dimesso, il generale di Brigata dei Carabinieri Stefano Orlando, al Quirinale all'epoca della presidenza di Francesco Cossiga e, per un periodo anche, Oscar Luigi Scalfaro e oggi al Sisde, l' imprenditore potentino Giuseppe Antonio Padula, oltre a tre dipendenti dei De Sio (Stefania Colaci, Antonietta D' Oronzo e Giuseppe Mastrosimone).

Per quello che concerne i due deputati - Angelo Sanza e Antonio Luongo - l'esecuzione della misura degli arresti domiciliari decisa dal gip è sospesa in attesa dell'autorizzazione a procedere da parte della Camera.

I reati contestati Quanto ai reati contestati, i magistrati ritengono che il gruppo Eni-Agip, che in Basilicata sta estraendo milioni di barili di petrolio, sia stato coinvolto in rapporti illeciti con il gruppo De Sio, Capaldo, il banchiere Calza, e i deputati Sanza e Luongo e l' assessore De Filippo.

sanza si dice estraneo ai fatti Ai microfoni di Radio Radicale, rispondendo alle domande di Alessio Falconio, il deputato di Forza Italia Angelo sanza ha ribadito la sua " totale estraneità ai fatti" concernenti l'inchiesta di Potenza, tra i quali per altro "non c'è un reato ascrivibile" al parlamentare.

sanza quindi ha posto la questione di come "essere risarcito del danno all'immagine" arrecatogli dall'accusa, ricordando per altro che "i colleghi di maggioranza e anche alcuni della sinistra hanno espresso solidarietà" nei suoi confronti.C'è poi un secondo filone dell'inchiesta che ipotizza "corpose tangenti", come le ha definite il procuratore di Potenza, Giuseppe Galante (una da 180 milioni e una da 780) pagate dai De Sio a Raimondo, Marra e Gobbi (attraverso i faccendieri Luciani, Fede e Bruno Luongo) per ottenere appalti dall'Inail: 180 milioni per una nuova caserma dei carabinieri in Val d'Agri, e 780 milioni per la nuova sede di Avellino dell'Inail.

Il generale del Sisde Stefano Orlando, amico di Calza, secondo le ipotesi dei magistrati, avrebbe avvertito il banchiere che il suo telefono era sotto controllo.

Sempre per conto di Calza, Orlando avrebbe indagato con computer e banche dati del Sisde.

Reati contestati: rivelazione di segreti di ufficio e favoreggiamento.

La solidarietà di Cossiga al generale del Sisde L'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha espresso ieri la sua solidarietà al generale Orlando.

''Il generale Stefano Orlando - ha dichiarato Cossiga - è notoriamente uno dei più brillanti ufficiali dell'Arma dei carabinieri, è stato un valoroso e leale collaboratore del Quirinale.

È da augurarsi che tutti, non dico gli appartenenti a tutte le forze dell'ordine, ma anche tutti i magistrati, pm e gip compresi, abbiano il senso dello Stato e del rispetto delle leggi che egli ha ed ha sempre avuto".

La replica del gip Subito da Potenza all'ex presidente ha fatto eco Gerardina Romaniello, il gip che ha condotto l'inchiesta.

"Dalla lettura degli atti non emerge alcun senso dello Stato da parte degli indagati".

"Emerge, piuttosto - aggiunge il magistrato - l'asservimento della funzione pubblica ricoperta a logiche egoistiche o, comunque, illegali".

Avvicinata di nuovo oggi dai giornalisti, Gerardina Romaniello ha voluto ritornare sulle parole di Cossiga.

"Per dare giudizi bisognerebbe leggere gli atti", premette.

Qualche "dubbio c'è quando però si vede che la magistratura non subisce attacchi quando, per esempio, si decide l'arresto di 20 persone per reati legati agli stupefacenti, però posso dire - conclude - che la mia serenità non è intaccata: lavoro con scrupolo''La replica del pg Galante "Nell'inchiesta sulle tangenti vi sono stati inquinamenti evidenti, ma non da parte degli uomini politici coinvolti", ha detto ai giornalisti, il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Potenza, Giuseppe Galante.

Il magistrato sta "valutando le dichiarazioni fatte dal senatore Francesco Cossiga che farebbe meglio a leggere gli atti".

Galante concorda con i giornalisti che vedono come inevitabili "gli attacchi alla magistratura quando, come in questo caso, si toccano 'corde' un po' sensibili".

Ancora Cirino PomicinoNella giornata di oggi Henry John Woodcock, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza che ha coordinato l'inchiesta ha iniziato gli interrogatori e ha esordito con un nome di spicco.

In qualità di persona informata sui fatti ha infatti sentito l'ex Ministro del Bilancio, Paolo Cirino Pomicino, oltre a un non meglio precisato imprenditore napoletano.

Gli "ambientalisti" Il responsabile delle relazioni del Wwf Italia, Gaetano Benedetto, da parte sua ha chiesto "uno stop cautelativo alle attività di estrazione del petrolio", mentre Legambiente ha annunciato che si costituirà parte civile in un eventuale processo che scaturirà dall'inchiesta.

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