30 MAG 2002

Globalizzazione: Toni Negri incontra gli studenti dell'Università di Siena

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Toni Negri prosegue nel giro di presentazioni del suo "Impero" e approfitta per esprimere la sua opinione sulle scelte future dei movimenti no global Siena, 28 maggio 2002 - Toni Negri incontra dottorandi e studenti dell'università di Siena per presentare e discutere il suo ultimo libro dal titolo "Impero", nel corso di un dibattito sul tema: "Il nuovo ordine della globalizzazione".Parigi, una tappa di formazione "Molti dei concetti del libro sono stati 'lavati nella Senna' perché, per una fortunata coincidenza della vita - ricorda Negri - mi sono trovato a trasferirmi a Parigi, dove ho avuto contatto con le correnti del poststrutturalismo francese in particolare con Focault e Deleuze".

Muovendo da tali basi di pensiero, "Impero parla dello spostamento della sovranità, molto forte, nel tempo della globalizzazione.

Nella misura in cui la sovranità non è più riconoscibile secondo le caratteristiche che la modernità aveva definito per la sovranità stessa".Nuova spazialità La sovranità che disegna "l'Impero sottintende un nuovo tipo di spazialità.

Diversa rispetto a quella identificata dallo stato-nazione", una spazialità senza centro perché "l'Impero non ha più un fuori".

Rispetto agli argomenti discussi nel corso della presentazione del volume presso l'università di Roma, lo scorso 16 febbraio, Negri in questa occasione ha posto l'accento sull'impianto metodologico del suo lavoro.

No al finalismo marxista La narrazione di Impero "affonda le sue radici nelle letterature post-moderne, abbandonando il finalismo marxista, e non immaginando sorti future dell'umanità in termini deterministici".

Oggi - ammonisce Negri - è "necessario non ripetere quello stesso errore, e cioè quello di costruire grandi narrazioni teleologiche, Impero è una grande narrazione non dialettica, perché la dialettica non è un ritmo necessario".

Il compito dei movimenti I movimenti per Negri devono "costruire concetti e legarli a forze politiche viventi senza illusioni, accettando dall'interno dell'impero il grande rischio che tutto ciò comporta".

Quanto al testo, "una grande narrazione deve introdurre una speranza, una utopia, ma non deve prefigurare nessun orizzonte di redenzione che ci attende se non lo costruiamo, una grande narrazione è possibile solo se si connette a una pratica militante adeguata".

Rispetto alle varie fasi che l'eredità della tradizione socialista identificava nell'azione del proletariato e cioè "resistenza, sindacato, forme di insurrezione, ed infine l'obiettivo dei soviet", nell'era della globalizzazione "non c'è quella consequenzialità", e nell'oggi bisogna far "vivere insieme progetti di lotta e capacità costituente di essa".

Le capacità dei movimenti Non si possono quindi "più distinguere questi elementi", e tra l'altro "il partito comunista non può avere una posizione sua esterna, e non ha più capacità di articolazione tra avanguardia e massa".

Negri quindi chiede "di far valere le capacità da dentro il movimento" perché oggi lo stimolo all'azione "non può venire da fuori".

In questo quadro "la guerra diventa fattore ordinativo della società imperiale", una guerra "all'interno quindi essenzialmente di polizia, la quale si definisce come capacità di riordino interno all'impero.

Una Polizia ad alta intensità".

"Non mettersi tra le forze che sono in guerra" Ai movimenti quindi Negri consiglia di non "mettersi tra le forze che sono in guerra.

Sarebbe inutile, meglio sviluppare esperienza su questo terreno".

Sotto l'aspetto "formativo" le "Lotte per la pace appaiono dei punti di partenza fondamentali per comprendere la capacità di guerra così connaturata al modo di estrazione del profitto" dell'era globalizzata.

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