12 GIU 2002

Ulivo: Presentazione del libro «Il silenzio dei comunisti»

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 30 min

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Fassino non esulta per i risultati delle amministrative e rilancia la necessità di un Ulivo forte e pluralistaRoma, 12 giugno 2002 – Presentazione del libro «Il silenzio dei comunisti», composto da uno scambio epistolare dei leader della sinistra italiana, sul futuro della socialdemocrazia e sull’eredità del comunismo.“La sinistra ha un futuro?”, si chiede Piero Fassino, intervenendo nel corso della conferenza stampa, e commentando l'andamento elettorale degli ultimi mesi.

Risultati estremamente preoccupanti, “anche se il voto amministrativo in Italia è in controtendenza.

Non
bisogna dimenticare quanto è avvenuto in Olanda, in Portogallo, in Danimarca e in Francia”.Il nuovo riformismo“È necessario - aggiunge Fassino - che la sinistra ridefinisca la propria identità attorno a tre variabili diverse su cui costruire il nuovo riformismo”.

In primo luogo occorre “assumere una dimensione sovranazionale perché è finito il tempo di 'una sinistra in un solo paese'”, quindi “pensare al fatto che siamo di fronte ad una società flessibile”; in ultimo è necessario “costruire una sinistra sempre più capace di organizzare i diritti di cittadinanza per le persone”.I valori della sinistra per il segretario dei Ds “non sono venuti meno”, come non è venuta meno “la necessità di affermarli”.

Mutano invece le forme in cui occorre affermare tali valori.

In quest’ottica “il riformismo si alimenta di più riformismi”.L'Ulivo, perciò, prosegue il leader dei Ds, dovrà raggruppare in senso pluralistico le diverse correnti riformiste per costruire una “sintesi superiore e definire un progetto comune”.L’eredità del PciAllo storico Pietro Scoppola, Fassino ribatte che non c’è nella sinistra attuale alcuna “ossessione di rimanere socialdemocratici”, semmai qualcuno crede che “essere riformisti implichi la rinuncia ad essere di sinistra”.

Per fare l'Ulivo tuttavia nessuno intende “distruggere la sinistra”.Scoppola da parte sua, lancia l’allarme affinché nel clima attuale ci si metta al riparo dal rischio “che qualcosa d’importante che c’è nell’esperienza del comunismo italiano si perda” e perderla “sarebbe un danno”.

Scoppola parla di quel “senso di umanità e dei rapporti di solidarietà”, valori così rari nel “mondo di individualismi dell’oggi”.

E l la “democrazia in qualche modo ha bisogno di questa riserva”.Un’analisi spietataIl problema è che la “sinistra oggi tace anche sul passato perché non riesce a leggere il presente”.

Il libro propone invece un punto di vista importante, secondo Scoppola, per ripartire sulla riflessione intorno al comunismo.

Nel testo infatti si dice a chiare lettere “che nessun governo comunista è caduto con voto popolare, e in questa analisi spietata e onesta si avvicinano i regimi autoritari e corrotti dell’est ai non dissimili di ispirazione americana”.La svolta di OcchettoNel testo, tra l’altro, c’è la prima “rivalutazione onesta ed esplicita della svolta di Occhetto”, dando conto di quel “cambiamento non reversibile che fu messo in campo in quel momento”, Occhetto fece “un passo importante e chiese meccanismi istituzionali nuovi”.Quanto ai “costi del legame con Mosca”, si ammette, anche su questo argomento che “questo fu il motivo della democrazia bloccata”.

Perché “non poteva esserci un ricambio di potere con quel legame”.

leggi tutto

riduci