20 GIU 2002

Senato: Intervista a Francesco Cossiga il giorno dopo il dibattito sulle dimissioni

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 13 min 2 sec

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Dopo il voto del Senato Cossiga non insiste nella dimissioni ma chiede che si cominci a parlare finalmente della “magistratura militante”Roma, 20 giugno 2002 - “A parte le sciocchezze solite su Gladio e servizi segreti deviati dei nostalgici della guerra fredda, dovute alla evidente incultura dei cultori della storia dietrologica”, le reazioni “sono state tutte molto degne e rispettose”.

Francesco Cossiga, il giorno dopo il dibattito al Senato sulle sue dimissioni da Senatore a vita, così commenta le reazioni in aula e fuori al suo gesto.Intanto nel corso della giornata di oggi
l’ex Presidente della Repubblica ha fatto sapere che non insisterà nelle sue dimissioni spiegando che è stato il presidente del Senato Marcello Pera ad invitarlo in tal senso.Uno sciopero eversivoCossiga, rispondendo alle domande di Claudio Landi per Radio Radicale, torna a discutere dello sciopero dei magistrati.

“Una delle cose più strane – osserva - che rende ancora più grave questo atto eversivo che è lo sciopero dei magistrati”, è che si tratta di “gente che avanza, dopo essere entrata per essere nipote o figlio di magistrati, con livelli si retribuzione vergognosi, e con scarsa propensione al lavoro”.Uno sciopero “ancora più grave perché annunciato come reazione a questo disegno di legge ridicolo di riforma presentato da Castelli, dopo che il governo ha deciso di rinunciare al suo progetto di riforma”.Secondo il senatore a vita “lo sciopero non è contro questa cosa ridicola di Castelli, la cui parte più importante è l’aumento degli stipendi in Cassazione.

Forse pensavano in questo modo di avere un diverso giudizio sulla loro eccezione di legittima suspicione a Milano”.

In realtà una parte della magistratura “ha preso a pretesto le intenzioni di Castelli per fare uno sciopero di avvertimento al governo e alla maggioranza”.“La magistratura militante”Bisognerà quindi “iniziare a parlare di magistratura militante”.

Perché non è possibile “concorrere a sfregiare il volto augusto della maggioranza dei magistrati”, la quale agisce “senza la teatralità né l’ignoranza e la faziosità del sostituto procuratore di Potenza, la cui ordinanza è stata demolita totalmente da Siniscalchi”.“Parlare della parte bacata ed eversiva della magistratura militante, in cui si incontrano eversione di sinistra e di destra”, non vuol dire parlare di “sindacato, il quale è formato di operai che sudano, senza avere stabilità nel lavoro”.

Sarebbe per Cossiga, “un’offesa che i gip si paragonassero a loro.

La magistratura potrebbe essere in realtà un ramo della Confindustria”.Il mancato plenum della CameraRelativamente alla questione del mancato plenum della Camera, il senatore a vita ritiene che “il presidente della Camera dovrebbe fare il contrario di quello che sta facendo oggi , cioè impedire alla giunta di decidere”.

“Andasse a fare i bagni a Capri”, lasciando la possibilità per poter finalmente risolvere la questione.No a questa separazione delle carriereQuanto alla separazione carriere, Francesco Cossiga conferma che quella di Forza Italia “era un’idea disastrosa”, in quanto porterebbe all’istituzione di “un corpo separato, un corpo armato con truppe.

I gip chiederebbero l’intervento di reparti corazzati delle forze armate”.

La distinzione e la creazione di un corpo autonomo come in Spagna e Germania “ha senso quando vi è al suo apice o un membro del governo, o qualcuno eletto comunque dal parlamento”.L’intervento di Oscar Luigi Scalfaro nel corso del dibattito di ieri, non ha sorpreso l’ex presidente della Repubblica.

“Si sa che egli è protettore da sempre della magistratura”, ed è stato “implacabile accusatore” di Cossiga durante il suo settennato.

Un personaggio che si è sempre posto come “un sacerdote della religione laica della magistratura”.Berlusconi e la magistraturaAffinché si parli finalmente di una riforma della giustizia a largo raggio, Cossiga ritiene che “bisogna prima risolvere i problemi giudiziari del presidente del consiglio dei ministri”, perché “non si può pretendere che una maggioranza esponga il suo presidente alle rappresaglie dei giudici”.

Solo dopo “lui avrà la libertà di dire quello che pensa e Forza Italia avrà certamente l’opposizione di An sui temi relativi alla giustizia”.

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