25 GIU 2002

Telekom-Serbia: Intervista a Giovanni Di Stefano

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 14 min 12 sec

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Registrazione audio di "Telekom-Serbia: Intervista a Giovanni Di Stefano", registrato martedì 25 giugno 2002 alle 00:00.

La registrazione audio ha una durata di 14 minuti.
  • <strong>Telecom-Serbia fu un buon affare per l'Italia e le voci sulle tangenti "sono tutte stupidaggini". Lo dice l'amico ed ex collaboratore di Milosevic, che chiama in causa Dini, Fassino e "un sacco di altre persone"</strong><p>25 giugno 2002 - "Con Telekom-Serbia l'Italia ha fatto un buonissimo affare, che non si può criticare dal punto di vista commerciale", a dirlo a Radio Radicale è Giovanni Di Stefano, in rapporti d'amicizia e d'affari sia con Zeljko Raznatovic, meglio conosciuto come 'comandante Arkan', ucciso a Belgrado il 15 gennaio 2000, sia con lo stesso ex presidente serbo Slobodan Milosevic.<p> Quanto al presunto giro di tangenti intorno alla transazione, si tratta, secondo Di Stefano di "tutte stupidaggini". Su "ogni grande contratto arrivano sempre queste accuse", ma "l'unica commissione che ha pagato la Jugoslavia è stata quella alla banca inglese, che ha fatto da intermediaria".<p> <strong>Intermediazione inglese</strong><p> Di Stefano parla della Net West Bank, amministrata nel 1997 dall'ex ministro britannico degli esteri Douglas Hurd. Con la vendita delle Telekom-Serbia semmai "Milosevic si è riavvicinato al governo inglese che, grazie all'ex ministro degli esteri aveva avuto un doppio ruolo nella vicenda". E comunque questa "è una cosa per bene e non una tangente, ed era stata annunciata su tutti i giornali, anche sul Wall Street Journal, Herald Tribune e Corriere della Sera".<p> Sull'uso che Milosevic fece del ricavato dell'affare Di Stefano precisa: "se lei compra la mia macchina, io questi soldi li utilizzo come voglio, ad esempio se compro una pistola e sparo a tutti, è un problema mio". Del resto "sui contratti non c'erano queste condizioni, non c'era scritto questi soldi utilizzali così".<p> <strong>"Con quei soldi poteva fare quello che voleva"</strong><p> Telekom Serbia era "proprietà dello Stato, e come in tutti gli stati, servivano i soldi per i militari", Milosevic come capo dello stato "con quei soldi poteva fare quello che voleva".<p> Quale sia lo scopo di fare inchieste oggi, Di Stefano non se lo spiega. "Nel 1996 si dovevano fare le inchieste, ma c'era il governo di sinistra e non è che loro possono indagare sui loro affari". L'affare che ha fatto l'Italia "è stato molto più vantaggioso per l'Italia che per la Jugoslavia, che ha ancora da incassare un pagamento di 100 miliardi".<p> <strong>Oltre Dini e Fassino, coinvolto anche un deputato di An </strong><p> Nella vicenda Telekom Serbia, di cui si interessa la magistratura italiana, conclude Di Stefano "non c'è niente di strano ma se c'è qualche dubbio convochino Fassino, Dini e un sacco di altre persone. Anche un deputato di An era molto vicino a questa faccenda qui, e contribuì alla stipula di un contratto favorevole".<p> Si tratta, rivela Di Stefano, "di un deputato che all'epoca dei fatti era pilota e che ha trasportato la delegazione Telekom-Serbia" e solo successivamente è stato eletto alla Camera dei Deputati.<p> <strong>Il processo all'Aja</strong><p>Al processo del Tribunale penale internazionale "per fortuna c'è un giudice inglese", che ha emesso una ordinanza che stabilisce la scarcerazione di Milosevic entro un anno. "Non si possono fare processi troppo lunghi, le testimonianze che rilevanza hanno dopo anni?".<p> Le accuse contro l'ex presidente serbo non tengono conto, secondo Di Stefano, del fatto che "quando uno sta in guerra non conosce il momento e le ragioni per cui una persona comincia a sparare". Non molti sanno però "che 900 soldati jugoslavi sono stati processati per gli eccessi in guerra e la disobbedienza agli ordini". Che "Milosevic sia poi colpevole personalmente delle accuse che si fanno all'Aja", questo, precisa, è da escludere.<p> <strong>Il ruolo di Carla Del Ponte</strong><p> Il Tpi "è stato fondato dai politici e quindi può avere solo motivazioni politiche. Guardando ai documenti legali non ci sono presupposti neanche per l'arresto". Slobo "sta facendo un grande lavoro a difendersi da solo e siamo noi che stiamo sbagliando".<p> "La Dal Ponte poi - prosegue - prima deve guardare al suo passato, solo questo posso dire". Perché "uno non può predicare il vangelo quando non legge la Bibbia ed è questa la situazione della Del Ponte".<p>
  • Ascolta l'intervista a Giovanni Di Stefano

    <em>Intervista a cura di Roberto Spagnoli</em><p><p><p><strong>Link</strong> Le udienze del processo Milosevic<strong>Dall'archivio</strong> (15.06.2002) - Rivelazioni di Di Stefano, Dupuis chiede che sia interrogato (11.07.2001) - E' subito scontro in Parlamento (13.06.2001) - L'iniziativa dei radicali all'assemblea degli azionisti e gli sviluppi giudiziari (07.03.2001) - La Casa delle Libertà chiede la commissione d'inchiesta (28.02.2001) - Radicali all'attacco di Dini: "Mente sapendo di mentire" (16.02.2001) - Le denunce dei Radicali al Cda Telecom nel 1998, di Pannella nel 1990 e della Bonino nel 1994 (16.02.2001) - Tangenti Telecom a Milosevic: I radicali denunciarono l'affare sin dal 1997
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