28 GIU 2002

Marco Biagi: Le reazioni dal mondo politico dopo la pubblicazione delle lettere

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Dopo la pubblicazione delle lettere di Marco Biagi stamani su "Repubblica" si moltiplicano le reazioni dal mondo politico e montano le polemiche.

Roma, 28 giugno 2002 - "Piena solidarietà a Sergio Cofferati, oggetto di un attacco odioso e strumentale, teso a far emergere il dubbio su qualche forma di collegamento tra la giusta lotta dei lavoratori e della Cgil, e le azioni terroristiche", È quanto fa sapere la direzione dell'Associazione Aprile, nata dal cosiddetto correntone, all'interno dei Ds, proprio nei momenti in cui si infittiscono le dichiarazioni degli esponenti dei partiti.

Difesa
di Cofferati Pierluigi Bersani, ex ministro dell'Industria, prende le difese di Cofferati.

"Evidentemente - dichiara - c'è chi ha operato nel passato ed opera oggi per diffamare Sergio Cofferati e la Cgil accostandoli alle vicende terroristiche e lasciando intendere una qualche loro, seppure indiretta, responsabilità morale".

"Voglio credere - prosegue - che organi dello Stato e magistratura sapranno essere vigili e sapranno tenere il Paese al riparo da gravi provocazioni di cui si colgono oramai le tracce".

Arrestare gli assassini, non pubblicare lettere Il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta chiede "che i toni, anche su questo terreno, siano un po' più bassi: lanciare mezze accuse, o cose di questo genere, non serve a nessuno".

"La prima cosa che si dovrebbe fare, più che far pubblicare lettere che hanno un loro significato, è darsi una mossa per far arrestare coloro che hanno fatto questo delitto.

Non è possibile che noi continuiamo a discutere di terrorismo o meno e non siano consegnati alla giustizia quelli che lo fanno".

Pezzotta chiede che "anche sulla vicenda del terrorismo, agiscano più gli organi di polizia, che trovino gli assassini, li consegnino alla giustizia e siano giudicati e condannati", invece di "continuare ad alimentare una campagna mass mediatica che sicuramente non aiuta".

Nuova stagione di veleni "Cofferati ha la grave responsabilità di alimentare un aspro scontro sociale, ma ciò non deve autorizzare nessuno a criminalizzarlo".

È quanto afferma il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini che precisa: "Una nuova stagione di polveroni, di veleni e di odii potrebbe avere conseguenze devastanti".

Il vicepresidente del Consiglio ricorda che "gli assassinii di Biagi e di D'Antona sono ancora liberi" e che "la lotta al terrorismo è un dovere prioritario cui nessuno si può sottrarre".

E anche se il leader della Cgil ha la grave responsabilità di alimentare lo "scontro sociale per ragioni politiche, che nulla hanno a che vedere con gli interessi reali dei lavoratori ed ha recentemente dimostrato, definendo scellerata la volontà di dialogo di Cisl e Uil, o querelando Maroni ed Alemanno, di non aver rispetto per le opinioni diverse dalle sue".

Lettere sbianchettate? "Amarezza" per le lettere pubblicate di Marco Biagi è espressa da Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare: "Si estrapolano alcune mail da una quantità enorme di messaggi che lui era solito mandare.

Si correggono col bianchetto alcune parti, ne esce un'immagine parziale della realtà".

"La tesi del complotto ordito ai danni di Sergio Cofferati attraverso la pubblicazione delle lettere è una balla che la sinistra sta alimentando per proteggere il leader sindacale da accuse politicamente gravissime, dalle quali lo stesso Cofferati stavolta non può difendersi con la solita querela".

Afferma Simone Baldelli, esponente azzurro e Coordinatore Nazionale dei giovani di Forza Italia.

Secondo Baldelli "Sarebbe sbagliato da parte di chiunque tentare di criminalizzare Sergio Cofferati, ma allo tesso tempo sarebbe sbagliato tentare, come sta facendo la sinistra, di trasformarlo in una vittima.

Ci permettiamo di ricordare alla sinistra e a Cofferati stesso che in tutta questa brutta vicenda la vera vittima è stata soltanto Marco Biagi, un uomo mite e giusto che ha pagato con la sua vita il fatto di essere un vero riformatore".

Fare chiarezza Il segretario dei Ds Piero Fassino da parte sua chiede al governo "una risposta ufficiale e celere, in primo luogo nella sede istituzionale del Parlamento" alle rivelazioni di oggi.

"Siamo fortemente colpiti e allarmati - si legge in una nota - per le rivelazioni e per il clima di aggressione personale nei confronti di Cofferati".

Fassino ritiene necessario "fare chiarezza su alcuni aspetti inquietanti di una vicenda gravissima" poiché "non è in discussione la fermezza e la coerenza del sindacato italiano nella lotta al terrorismo in tutte le sue espressioni".

Il segretario dei Ds nel corso della mattinata esprime inoltre "la sua personale solidarietà, annunciando il massimo impegno dei Ds in Parlamento e nel paese, affinché sia fatta piena luce su una vicenda che presenta molti elementi oscuri ed inquietanti".

"In primo luogo - prosegue - sia fatta luce su questa ennesima fuga di notizie la cui coincidenza con giornate di particolare tensione sociale, non appare casuale.

Allo stesso tempo vogliamo sapere quali eventuali accertamenti e verifiche l'autorità giudiziaria abbia svolto nei mesi scorsi sul contenuto delle lettere private del prof.

Biagi.

Quale sarebbe in particolare la 'fonte attendibile' che avrebbe riferito a Biagi di presunte minacce da parte di Sergio Cofferati?".

E soprattutto - conclude il comunicato stampa di Fassino - alla luce di questi elementi perché non è stato ripristinato, come richiesto ripetutamente da Biagi, il servizio di scorta che gli era stato inopinatamente revocato?".

Le fonti Conferenza stampa convocata nel pomeriggio dal direttore di 'Zero in condotta' Valerio Monteventi, che precisa che l'invio delle lettere del professore ucciso gli era stato 'preannunciato' già nella prima parte di aprile, e che ha pubblicato oggi in contemporanea con Repubblica, con alcune differenze.

In particolare nella versione riportata da lui mancano i riferimenti al leader della Cgil.

Monteventi si dice quindi "scandalizzato" per quello che sta succedendo, e forse anche un pò pentito.

"Con il senno di poi me lo sto domandando, perché anziché scandalizzarsi del fatto che Biagi è stato lasciato solo e senza scorta si parla solo di Cofferati.

È una strumentalizzazione vergognosa e se l'avessi immaginato forse avrei buttato tutto".

Consigliere comunale a Bologna eletto come indipendente per Rifondazione comunista, Monteventi, ha raccontato di aver ricevuto il floppy disk con le lettere di Biagi 20-25 giorni fa dentro una busta: "Poi ho impiegato del tempo per avere conferma che fossero vere.

Questa è la ragione per cui sono state pubblicate solo oggi.

Se ci fosse voluto più tempo, magari sarebbero uscite solo a settembre.

Nel frattempo mi sono preoccupato di accertare, sentendo i legali, che la cosa non creasse problemi alla famiglia di Marco Biagi".

Concorrenza politica Nino Lo Presti ed Enzo Fragalà depitati di An, di fronte a quello che per loro è un tentativo di "delegittimare Cofferati" attraverso le polemiche sulle lettere di Marco Biagi, invitano Cofferati a non cercare "il 'Bruto' di questo complotto" nella maggioranza, ma "tra i suoi", in particolare fra chi nei Ds starebbe soffrendo "la concorrenza politica" del segretario della Cgil.

Che Cofferati considerasse Biagi "un traditore" è un fatto che, per Fragalà e Lo Presti, non può essere smentito.

"Ma dalla critica dura e sprezzante all'accusa di essere il responsabile morale dell'assassinio ce ne passa", sottolineano i parlamentari di An.

A questo punto, i due si chiedono a chi giova questo attacco "proprio all'esordio del Cofferati politico"; e la risposta è che giova "sicuramente ad alcuni ambienti dei Ds, che stanno accusando la concorrenza politica del leader sindacale".

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