10 LUG 2002

Globalizzazione: «No Logo e Impero» (dibattito con Toni Negri)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 6 min

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Negri commenta "No Logo" e individua i nuovi obiettivi dei movimenti: Esodo e rinuncia al voto 10 luglio 2002 - Lo Sherwood Festival di Padova ospita un incontro sul tema "No Logo e Impero, percorsi critici per un secondo ciclo di lotte globali".

Toni Negri, autore di "Impero" commenta alcuni argomenti trattati da Naomi Klein nel suo ormai celebre "No Logo".

Negri apre il suo intervento discutendo delle nuove forme di sovranità che si configurano nel mondo del mercato globale, le quali "aprono il terreno della politica all'utilizzo di nuove categorie".

Globalizzazione e potere In primo luogo
occorre chiedersi su cosa si fonda la legittimità della nuova sovranità.

Nella sovranità non più legata allo stato nazione, conseguente alla globalizzazione,"chi determina il consenso a quel potere?" Si chiede Negri e inoltre, "chi può esercitare il potere effettivo e sviluppare forza, e chi può definire le norme del diritto internazionale?" Rinuncia al voto Tutte domande che, secondo l'ex leader di Potere Operaio, ad oggi non trovano risposta.

Tra l'altro "rappresentanza oggi cosa vuol dire?" Si tratta di "un concetto legato allo stato nazione", quindi "cosa significa oggi votare quando per fare la guerra non c'è più bisogno di un voto?" E ancora: "che senso ha partecipare a grandi organismi come l'Onu, quando si invadono paesi, si impongono nuove forme di governo e tribunali e si sviluppano comunicazione e legittimazione con la forza?" "Si può essere da una parte o dall'altra - avverte Negri - ma dobbiamo come prima cosa accettare che tutto oggi è mutato".

Guerra come legittimazione "È in corso una battaglia feroce per prendersi il potere e per chi comanderà sull'Impero".

Inoltre "dopo l'11 settembre molte cose sono modificate e la guerra comincia a funzionare come forma di legittimazione dell'autorità".

La libertà degli Usa In particolare il governo Usa, da "non confondere con gli Stati Uniti, paese di grandissima complessità, paese dove vive ancora la libertà e la lotta", quel governo "vuole attraverso la guerra legittimare un potere che non ha più ed è costretto a trasformarsi in potere di polizia mondiale e ad inventarsi il nemico".

Si tratta di "un regime arbitrario che si sovrappone alla legge".

Lotta per la democrazia In questo contesto "finalmente un discorso di democrazia riassume senso", per ribaltare "un mondo configurato dalle forze del capitale, nelle quali le capacità e le lotte degli operai si connettono alle forze di quelli che vivevano sotto il socialismo di stato".

"Ci hanno quindi messo contro la guerra.

Ma noi non vogliamo la guerra - afferma Negri - e non vogliamo neppure l'omologia del parlare di guerra alla guerra, noi diciamo: tutto questo non ci interessa".

Disobbedienza e esodo "Saremo disobbedienti e faremo un esodo da tutto questo, come i primi cristiani rifiutarono l'impero".

Quindi "ce ne andiamo, ma dove? se non c'è più un fuori?".

Ecco la soluzione: "Non votiamo più e rifiutiamo questa storia".

"Esodo - precisa Negri - significa capire che oggi le regole di rappresentanza così come la abbiamo vissute e subite, come le regole di ripartizione della ricchezza, come anche le organizzazioni sindacali, tutto questo oggi è in crisi".

Bisogna quindi "costruire una nuova realtà dove essere comunisti non sia una vergogna" e ai membri del PRC presenti chiede: "lavoriamo insieme ma non tradite un'altra volta".

I contributi al movimento Alfonso Giani, proprio del Prc, spiega il rapporto del suo partito con i movimenti.

"Non esiste un portato esterno, esiste un contributo.

Non esiste un centro unico pensatore, una sintesi a priori di una logica alternativa.

Esiste un percorso, un cammino in senso zapatista, un travaglio, attraverso il concetto marxiano di prassi." Giani precisa che "nessuno insegna a nessuno, tutti agiscono e insegnare e imparare non serve a nulla".

Certo bisogna guardarsi dallo "spontaneismo e immediatismo dell'azione" anche se è evidente "il trarre gioia da uno sciopero: è bello ma tutto ciò non basta".

Di fronte a tutto ciò "ci vuole la costruzione di un pensiero alternativo e il progetto di una società diversa".

Il significato degli scioperi Giorgio Cremaschi della Fiom ricorda che "ci sarà uno sciopero generale in autunno".

È "un appuntamento di tutti", ed anche questo sarà "qualcosa di più di uno sciopero", sarà un "appuntamento di lotta in cui si dimostrerà che senza le persone il mercato non va e si ferma".

Le persone- conclude Cremaschi - sono in grado di condizionare 'la macchina', ribaltare la macchina e le sue stesse finalità".

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  • Luca Casarini, introduce

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    0:00 Durata: 5 min 30 sec
  • Toni Negri

    0:05 Durata: 18 min 3 sec
  • Maria Rosa Dalla Costa, Università di Padova

    0:23 Durata: 16 min 47 sec
  • Gianfranco Bettin, prosindaco di Venezia-Mestre

    0:40 Durata: 18 min 54 sec
  • Giuseppe Caccia, assessore alle Politiche sociali del Comune di Venezia

    0:59 Durata: 12 min 50 sec
  • Alfonso Giani, Prc

    1:12 Durata: 19 min 31 sec
  • Giorgio Cremaschi, dirigente Fiom

    1:31 Durata: 21 min 14 sec
  • Anubi Lussurgiu D'Avossa, laboratorio dei Disobbedienti

    1:52 Durata: 9 min 34 sec
  • Toni Negri, conclude

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