10 SET 2002

Festa di Liberazione: Paolo Mieli intervista Piero Fassino e Fausto Bertinotti

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 27 min

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Uniti contro Berlusconi e la guerra all’Iraq, Ds e Rifondazione si scontrano su giustizia, flessibilità e globalizzazioneRoma, 10 settembre 2002 - Piero Fassino e Fausto Bertinotti si incontrano per un dibattito organizzato in occasione della “Festa di Liberazione” moderato da Paolo Mieli.

In vista di un dialogo possibile i due leader discutono di ciò che li può unire e dividere nel comune obiettivo di una riscossa elettorale contro le destre.No a Berlusconi e alla guerraIl punto su cui Democratici di Sinistra e Rifondazione si trovano sulle stesse posizioni è il “no alla guerra
contro l’Iraq”.

Piero Fassino afferma a chiare lettere che “i Ds voterebbero no all’intervento, e ciò avverrebbe per una ragione politica”.

Oggi – precisa il segretario dei Ds- “la guerra non produrrebbe alcun risultato, e una guerra classica non serve a sconfiggere il terrorismo che conduce, come è noto, una guerra senza territorio”.Per Bertinotti “la guerra è già cominciata” e si tratta di una delle “guerre figlie della globalizzzazione che copre un grande processo di costruzione di un potere nuovo.

Si tratta della globalizzazione che tradisce tutte le sue promesse”“Io sono interessato a cosa fare per battere Berlusconi”, su questo Fassino raccoglie il consenso sia della platea che del leader di Rifondazione Comunista.Destra e giustiziaDopo una disamina delle differenze ed identità sulle quali lavorare per ottenere questo scopo, si passa a discutere di giustizia.

Sulla magistratura c'è qualche punto di intesa non solo tra Fassino e Bertinotti, ma anche con il moderatore Paolo Mieli, che si unisce alla critica contro il centrodestra, il quale “usa le leggi per suo proprio vantaggio”.

E questo, aggiunge Mieli “fa schifo a me e a voi”.Borghesia e magistratura Secondo Fassino ciò però non deve spingere la sinistra su posizioni giustizialiste.

Il segretario dei Ds sottolinea infatti di essere “contro la contiguità tra giustizia e politica”.

Bertinotti però parla “di una curvatura di classe” che attraversa anche la magistratura.“La grande borghesia – aggiunge – è stata per anni una casamatta intoccabile per la magistratura e non si può non vedere che al di là del singolo magistrato il corpo della magistratura subisce evidentemente processi egemonici culturali”.Si tratta , prosegue Bertinotti, di una “magistratura che assolve la Montedison dopo che essa criminosamente ha ucciso centinaia di lavoratori con le lavorazioni del Pvc”, mentre lo “stesso Caselli dice che c’è una composizione di classe dei detenuti”, ed è “sempre la povera gente ad essere fottuta dalla giustizia”.I figli dei magistratiFassino ribatte che se l’Italia da un lato ha avuto “una magistratura collusa per lungo tempo con gli interessi dominanti e insabbiava” ciò che era dannoso per essa, dall’altro “i magistrati di oggi hanno una nuova consapevolezza della loro autonomia che i loro padri non avevano.

Ce ne sono tuttavia sia in buona che in cattiva fede”.Per il leader di Rifondazione tuttavia non è molto utile interessarsi “a temi come la giustizia o l’informazione, perché sono temi cari solo a ristrette élite” che contengono il rischio di un paradosso ''per cui le sinistre si riducono a espressione di ceti lontani dalle angosce del vivere comune con gente che finisce con il non votare o risucchiata dal messaggio populista della destra”Il senso della globalizzazioneA dividere nettamente Ds e Prc, è il tema della flessibilità.

“Una flessibilità che non sia precarietà, e che non sia selvaggia” per Fassino, mentre Bertinotti afferma che il Prc “è per la difesa della rigidità”.La globalizzazione per Fausto Bertinotti porta con sé “la guerra e il liberismo ed oggi Carlo Marx torna di nuovo attuale nel senso che o le classi subalterne hanno la forza di modificare la realtà oppure sarà la distruzione”.

“Se non si produce un processo di liberazione è a rischio il destino stesso dell'umanità”.In questo senso “il movimento no global rappresenta su scala mondiale lotta per un cambiamento dell’organizzazione sociale del lavoro e pensa e propone un altro mondo possibile”.Fassino da parte sua ribadisce che occorre partire da “una piattaforma salariale per difendere i potere d'acquisto dei lavoratori” e sulla flessibilità intende di portare il discorso sul terreno delle iniziative politiche.

Iniziative comuni, che Bertinotti non rifiuta, anche se si tratta, di un terreno ancora “molto difficile”.

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