14 OTT 2002

Udc: Intervista Filodiretto con Rocco Buttiglione

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 42 min 40 sec

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Fedeltà alla maggioranza ma non a Bossi.

Il governo pensi a mantenere gli impegni del patto per l’Italia, invece di dar spazio ad inutili polemicheRoma, 14 ottobre 2002 - “Siamo fedeli agli elettori, con cui abbiamo fatto un patto, fedeli al capo del governo, ma certo non fedeli a Bossi.

E nessuno ci ha ordinato di sedere sempre al tavolo del governo”.

Rocco Buttiglione stimolato dalle domande degli ascoltatori di Radio Radicale, non lascia spazio a dubbi circa la polemica apertasi tra le fila della maggioranza dopo le accuse di Bossi e La Russa all’indirizzo degli ex dc.“Nulla ci
vieta anche di alzarci da quel tavolo”Rispondendo alle domande di Alessio Falconio, il ministro per le Politiche comunitarie precisa che il suo gruppo rimane “sempre nella maggioranza perché questo è l'impegno preso con gli elettori”, ma se dovesse in qualche modo apparire evidente “che non c'è pieno sostegno per le nostre ragioni ideali nulla ci vieta anche di alzarci da quel tavolo”.Finanziaria e Mezzogiorno“Cioè potreste ritirare i vostri ministri?”, chiede Falconio, “Potremmo, - risponde Buttiglione - anche giusto per prenderci il gusto di mostrare a Bossi che non amiamo le poltrone”.

Il vero problema a proposito di Bossi è capire se il suo “non sia il segno dell'irritazione per il tentativo di fare una finanziaria contro il Mezzogiorno, tentativo che noi abbiamo bloccato”.Se fosse così quello della Lega sarebbe “contemporaneamente anche un attacco contro il capo del governo”, il quale, afferma Buttiglione, ha sostenuto il fatto che questa “dovesse essere una finanziaria di sostegno per il Mezzogiorno”.Tremonti e la LegaButtiglione tra l’altro ricorda di aver da tempo avvertito Tremonti “di non stare troppo vicino alla Lega, di non identificarsi con le esagerazioni della Lega, di tenere aperto un rapporto con tutti, e di essere il ministro di tutti, soprattutto nel caso della finanziaria che non può non avere una caratterizzazione forte a sostegno del Mezzogiorno”.Quindi sulla finanziaria occorre “allora aprire un dialogo con le forze sociali che lo chiedono.

Non a caso la finanziaria fa parte dal Patto per l'Italia”, ed è necessario “convincere tutti che quel patto lo rispettiamo fino in fondo”.

Del resto lo stesso “Berlusconi è stato esplicito, dicendo che la finanziaria non è blindata, che è una manovra che si discute con le parti sociali”, e come anche “Casini aveva affermato, essa può essere cambiata fino all'ultimo minuto”.Quanto a Tremonti che ha fatto sapere di non dar peso a giudizi negativi sulla finanziaria essendo sufficienti il voto del Parlamento e il giudizio dell'Ue, Buttiglione avverte: “Attenzione, il voto del Parlamento italiano significa il voto dell'Udc, che nel Parlamento italiano c’è ed è una forza decisiva”.Udc in crescitaUdc che di fatto “ha una forte coesione interna, ed è una forza in crescita nell'elettorato”.

Il ministro tra l’altro smentisce su tutta la linea le voci che davano per probabile il passaggio a Forza Italia da parte di alcuni deputati del suo gruppo.

“A me non risulta e comunque sarebbe un tentativo con poche possibilità di successo”, precisa, ed aggiunge: “Sarebbe una cosa bruttissima, invece di rinsaldare la fiducia tra alleati, come sarebbe necessario, questo rischierebbe di distruggerla”.Un governo che funzioniIl problema che l’Udc solleva all’interno della maggioranza è quello degli obiettivi.

“Noi non vogliamo un rimpasto – precisa Buttiglione - ma un governo che funzioni e una maggioranza che cammini”.

Più precisamente “ci sono alcuni ministri che non vanno bene, e allora il capo del governo può sostituirli, oppure spiegare loro quello che devono fare, invitarli a rimettersi in carreggiata e possiamo anche ripartire con questa formazione di governo”.Ad esempio “le infrastrutture non si vedono, i cantieri non sono aperti.

Vogliamo procedere con le medesime persone? – si chiede il ministro - Facciamolo, chiamiamoli e diciamo loro di lavorare meglio, invitiamoli a non aprire conflitti con le forze della maggioranza, a rispettare i loro colleghi e andiamo avanti.

Ma certamente in questo clima di conflitto e qualche volta di sopruso non si può andare avanti, perché poi i risultati mancano”.La crisi della FiatAltro nodo cruciale che il governo deve affrontare è quello della crisi della Fiat.

“Lo stato farà la sua parte - assicura Buttiglione - che non è quella dell'azionista”.

Berlusconi da parte sua è “giustamente attivo per richiamare alla responsabilità e all'orgoglio la Fiat e i suoi azionisti e credo che siamo lungo il cammino di una ripresa”, tuttavia “L'Europa ci pone dei vincoli alla possibilità di intervenire a sostegno di imprese in difficoltà”."L'Europa - spiega il ministro - difende alcuni principi cardine dell'economia sana e di mercato sociale.

Non ci impedisce di intervenire ma ci pone delle condizioni.

Possiamo cioè intervenire sostenendo un'impresa che si impegna nella ricerca, per produrre auto nuove, che abbiano caratteristiche di avanguardia.

Possiamo sostenere la ricerca se la Fiat vuol fare l'auto del 2010.

Sostegni per l'auto ecologica possono essere dati e sarebbe una cosa che aumenterebbe potentemente la competitività della Fiat.

Possiamo intervenire in operazioni di ristrutturazione, limitatamente a quelle aree dove c’è forte disoccupazione.

Lì possiamo presentare dei piani di sostegno e intervenire”."Non occorre dunque entrare nel capitale della Fiat, ma è possibile ad esempio sostenere operazioni di ristrutturazione per esempio a Termini Imerese.

E non mettiamoci su un cammino sbagliato, una specie di ricatto, per cui o si entra nel capitale Fiat, oppure si abbandonano gli operai di Termini Imerese o di Cassino.

Si può intervenire nelle aree a forte tensione occupazionale anche senza entrare nel capitale della Fiat”.In termini di diritto europeo vigente, spiega ancora Buttiglione, “si può fare anche entrare nel capitale, ma a condizioni di mercato, cioè condizioni nelle quali anche dei privati lo farebbero, e cioè davanti a un piano industriale cedibile.

Ma allora perché non lasciamo che ad entrare siano dei privati?”“Il primo intervento – conclude - deve essere quello degli azionisti.

E soprattutto, la famiglia Agnelli deve dirci se crede ancora nell'azienda, e se esiste un piano forte di rilancio”.

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