13 NOV 2002

CSM - Plenum del 13 novembre 2002

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 3 ore 56 min

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All'ordine del giorno: 1) Ricorsi 2) Ricollocamento in ruolo 3) Dr.

Palminota come Presidente del Tribunale di Pavia: esecuzione del giudicato 4) Un ricorso 5) Una serie di delibere 6) Nomine di Giudici di pace 7) Un concorso 8) Una sentenza del TAR Calabria 9) Ricorso al Consiglio di Stato 10) Stipula di un contratto con la Xerox 11) Copertura posti 12) Applicazione extradistrettuale 13) Un quesito 14) Un'azione disciplinare a Torino 15) Una revoca 16) Un quesito su incompatibilità e un'azione disciplinare 17) Un quesito sull'incompatibilità per i diaconi della Chiesa Cattolica 18)
Tirocinio e azioni disciplinari 19) Incontri di studio: corsi di aggiornamento sulla riforma del diritto penale societario 20) Incarichi extragiudiziari 21) Idoneità a Magistrato di Cassazione 22) Dibattito sui criteri di valutazione dei Magistrati 23) Incarichi extragiudiziari 24) Assenze 25) Cessazioni 26) Infermità per cause di servizio.

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  • Presidente e il relatore

    <em>Approvata</em> <strong>Indice</strong><br>La seduta ha inizio <strong>alle 9.45</strong><br>Presidenza del vicepresidente <strong>Virginio Rognoni </strong><br>Pratiche urgenti di Seconda Commissione <strong>Ricorsi</strong>
    0:00 Durata: 1 min 23 sec
  • Presidente e poi Ventura Sarno, relatore, fuori microfono all'inizio, poi Schietroma

    <em>All'ordinario</em> <br>Pratiche urgenti di Terza Commissione <strong>Ricollocamento in ruolo</strong>
    0:01 Durata: 1 min 26 sec
  • Giovanni Mammone (MI), relatore

    <em>Approvata</em> <br>Pratiche urgenti di Quinta Commissione <strong>Dr. Palminota come Presidente del Tribunale di Pavia: esecuzione del giudicato</strong>
    0:02 Durata: 1 min 56 sec
  • Giuseppe Fici (Movimento per la giustizia), relatore e poi Marini

    <em>Approvata</em> <br>Pratiche urgenti di Terza Commissione <strong>Un ricorso</strong>
    0:04 Durata: 48 sec
  • Mariella Ventura Sarno (membro laico(Lega)), relatore

    <em>Approvata</em> <br>Pratiche urgenti di Ottava Commissione <strong>Una serie di delibere</strong>
    0:05 Durata: 1 min 29 sec
  • Gianfranco Schietroma (membro laico(SDI)), relatore

    <em>Approvate</em> <strong>Nomine di Giudici di pace</strong> 6 pratiche
    0:07 Durata: 1 min 1 sec
  • Giuseppe Di Federico (membro laico(FI)), relatore

    <em>Approvata</em> <br>Pratiche urgenti di Nona Commissione <strong>Un concorso</strong> Problemi per le sedi di tirocinio
    0:08 Durata: 1 min 20 sec
  • Giuliana Civinini (MD), relatore

    <em>Non luogo a procedere all'impugnazione</em> <strong>Una sentenza del TAR Calabria</strong>
    0:09 Durata: 1 min 16 sec
  • Antonio Marotta (membro laico(UDC))

    <em>Invito a resistere</em> <strong>Ricorso al Consiglio di Stato</strong>
    0:10 Durata: 47 sec
  • Presidente e poi

    <em>Approvata</em> Ordine del giorno ordinario Pratiche del Comitato di Presidenza <strong>Stipula di un contratto con la Xerox</strong>
    0:11 Durata: 1 min
  • Relatori: Stabile, Meliadò, di nuovo Stabile, Fici, di nuovo Meliadò per la d.ssa Ramadan Bulugma per un posto di Giudice del Tribunale di Napoli: su quest'ultima intervengono Lo Voi, Buccico, Civinini, Fici, Di Federico, Primicerio, Marini, Mammone, Tenaglia; quindi Meliadò in replica e poi Lo Voi

    <em>Tutte approvate</em>, dopo la mancata approvazione di un emendamento alla pratica Bulugma <br>Pratiche di Terza Commissione <strong>Copertura posti</strong>
    0:12 Durata: 44 min 26 sec
  • Giuseppe Fici (Movimento per la giustizia), e poi Marini, relatori

    <em>Approvate</em><br>La seduta, segretata <strong>alle 10.48</strong>, torna pubblica <strong>alle 10.51</strong> <strong>Altre coperture di posti</strong>
    0:56 Durata: 1 min 52 sec
  • Carmine Stabile (Unicost) e Arbasino, relatori

    <em>Approvate</em> <br>Pratiche di Settima Commissione <strong>Applicazione extradistrettuale</strong> Dr. Parisi <strong>Formazione delle tabelle di composizione, per il biennio 2002-2003 del Tribunale di Gela ed Enna</strong>
    0:58 Durata: 4 min 47 sec
  • Presidente

    <em>Accantonata</em> <br>Pratiche di Ottava Commissione <strong>Un quesito</strong>
    1:03 Durata: 28 sec
  • Wladimiro De Nunzio (Unicost), relatore, poi Buccico

    <em>Approvata</em> <strong>Un'azione disciplinare a Torino</strong>
    1:04 Durata: 2 min 21 sec
  • Salvi, relatore

    <em>Approvata</em> <strong>Una revoca</strong> D.ssa Di Giulio
    1:06 Durata: 1 min 5 sec
  • Gianfranco Schietroma (membro laico(SDI)), relatore

    <em>Approvate</em> <strong>Un quesito su incompatibilità e un'azione disciplinare</strong> D.ssa Simone e dr. Petrone
    1:07 Durata: 1 min 42 sec
  • Marini, relatore

    <em>Approvata</em> <strong>Un quesito sull'incompatibilità per i diaconi della Chiesa Cattolica</strong>
    1:09 Durata: 2 min 28 sec
  • Ernesto Aghina (Movimento per la giustizia), relatore

    <em>Approvate</em> <strong>Tirocinio e azioni disciplinari</strong> 4 pratiche
    1:11 Durata: 1 min 10 sec
  • Wladimiro De Nunzio (Unicost), relatore

    <em>Approvata</em> <strong>Altra azione disciplinare</strong>
    1:12 Durata: 1 min 9 sec
  • Lanfranco Tenaglia (Unicost), relatore

    <em>Approvati</em> <br>Pratiche di Nona Commissione <strong>Incontri di studio: corsi di aggiornamento sulla riforma del diritto penale societario</strong> 2 appuntamenti
    1:14 Durata: 1 min 20 sec
  • Giuseppe Di Federico (membro laico(FI)) per una pregiudiziale, per una inversione dell'ordine del giorno, con trattazione prima degli incarichi, delle idoneità

    <em>Approvata l'inversione</em> <br>Pratiche di Quarta Commissione <strong>Incarichi extragiudiziari</strong>
    1:15 Durata: 2 min 32 sec
  • Presidente e poi Antonio Marotta (membro laico(UDC)), relatore

    <strong>Idoneità a Magistrato di Cassazione</strong> Dr. Vigorelli <strong>Dibattito sui criteri di valutazione dei Magistrati</strong>
    1:17 Durata: 2 min 4 sec
  • Giuseppe Di Federico (membro laico(FI))

    Dibattito
    1:19 Durata: 19 min 37 sec
  • Mammone per un chiarimento, il Presidente risponde

    Discussione
    1:39 Durata: 1 min 7 sec
  • Giuseppe Salmè (MD)

    1:40 Durata: 9 min 17 sec
  • Presidente e poi Giuliana Civinini (MD)

    1:49 Durata: 4 min 5 sec
  • Luigi Berlinguer (membro laico(DS))

    1:54 Durata: 7 min 16 sec
  • Lo Voi e poi De Nunzio

    2:01 Durata: 9 min 55 sec
  • Giovanni Mammone (MI)

    2:11 Durata: 10 min 42 sec
  • Nicola Buccico (membro laico(AN))

    2:21 Durata: 8 min 34 sec
  • Lanfranco Tenaglia (Unicost)

    2:30 Durata: 7 min 30 sec
  • Carmine Stabile (Unicost)

    2:38 Durata: 8 min 18 sec
  • Giuseppe Fici (Movimento per la giustizia)

    2:46 Durata: 4 min 57 sec
  • Giuseppe Meliadò (Unicost)

    2:51 Durata: 6 min 56 sec
  • Luigi Riello (Unicost)

    2:58 Durata: 7 min
  • Giovanni Salvi (MD)

    La seduta, sospesa <strong>alle 13.08</strong>, riprende <strong>alle 13.13</strong>
    3:05 Durata: 8 min 51 sec
  • Aghina, Rognoni, Di Federico, Mammone, Di Federico che propone 4 mesi e ancora il Presidente che ne propone 3

    <em>Approvata la proposta del Presidente</em> Animata discussione sui tempi da assegnare allo studio sui criteri di valutazione dei Magistrati
    3:14 Durata: 21 min
  • Menditto, Mammone, Buccico, Fici, Stabile, Buccico, Mammone, Marini, Mammone, Di Federico, Aghina, Di Federico

    <em>Approvate tutte</em><br>La seduta diviene segreta <strong>alle 13.56</strong> <strong>Il CSM nelle agenzie di stampa</strong> GIUSTIZIA: CSM STUDIA CRITERI PIU' RIGOROSI VALUTAZIONE TOGHE (AGI) - Roma, 13 Nov. - "Da oltre 30 anni i consigli giudiziari ed il CSM di fatto non effettuano sostantive valutazioni della professionalita' dei magistrati ai fini delle promozioni". A richiamare l'attenzione dei colleghi sul come a Palazzo dei Marescialli vengono deliberate le progressioni in carriera e' stato - nel corso della seduta plenaria tenuta oggi dall'organo di autogoverno della magistratura - il consigliere Giuseppe Di Federico, uno dei componenti laici del Polo. "Le promozioni - ha precisato - vengono deliberate con esclusivo riferimento alle minime anzianita' di servizio previste dalla legge per il passaggio da un livello all'altro della carriera, salvo appariscente demerito". "Queste prassi - ha avvisato - contravvengono al dettato della Costituzione ed alle leggi in materia". L'Assemblea del CSM ha cosi' deliberato che vengano studiati criteri piu' rigorosi per le "promozioni" dei magistrati. Sembra destinata ad essere perecorsa la strada dell'introduzione di correttivi alle circolari interne disciplinanti le valutazioni sulla professionalita'. La pratica e' stata affidata alla quarta commissione referente, presieduta dal togato di MI Giovanni Mammone. La commissione - che avra' tre mesi di tempo per formulare la proposta da portare in plenum - e' quella cui competono le valutazioni sulla cui base il Consiglio delibera gli "avanzamenti" in carriera. GIUSTIZIA:CASTELLI E ROGNONI INAUGURANO CORTE APPELLO ANCONA CSM: ROGNONI, MINISTRO E PARLAMENTO UTILIZZINO NOSTRI PARERI (ANSA) - ANCONA, 12 NOV - ''Il ministero della giustizia e il Parlamento utilizzino le competenze del Csm espresse sotto forma di pareri''. E' l' invito lanciato oggi ad Ancona dal vice presidente dell' organo di autogoverno della magistratura Virginio Rognoni. Rognoni ha parlato dell' importanza di ''una leale collaborazione'' per il paese, ''in cui ciascuno gioca la sua parte, con la sovranita' politica nelle mani del Parlamento, iniziativa in quelle del ministero e il Csm, che deve badare ad altre cose tra cui trasmettere all' opinione pubblica una percezione corretta dell' ordinamento giudiziario''. Rognoni ha ricordato che non c'e' stata collaborazione, ad esempio, in occasione della legge Cirami. ''Riteniamo - ha spiegato - che il Csm, sulla base di una giurisprudenza ormai costante e di una interpretazione corretta della legge istitutiva dell' organo, possa dare un parere soprattutto per quanto riguarda le ricadute sull' ordinamento giudiziario di un certo quadro normativo che viene avanti''. ''Ma io credo - ha concluso il vicepresidente del Csm - che nella misura in cui il ministro rimane fedele al suo proposito di lasciare alle spalle provvedimenti parziali e di affrontare in maniera organica i problemi della giustizia, questi pareri verranno richiesti. E credo che sia utile e giusto che il Parlamento sappia qual e' il nostro orientamento''. CSM: DI PISA PROPOSTO PROCURATORE TERMINI IMERESE COMMISSIONE SPACCATA A META' (ANSA) - ROMA, 12 NOV - Torna a prospettarsi la nomina a procuratore di Termini Imerese per Alberto Di Pisa, il magistrato sospettato a lungo di essere il Corvo, autore delle lettere anonime contro Giovanni Falcone, ma poi assolto da quell'accusa. La commissione per gli incarichi direttivi del Csm lo ha infatti proposto per quella 'poltrona' insieme pero' a un altro candidato. Si tratta di Leonardo Agueci, in servizio all'ispettorato del ministero della giustizia. Per i due concorrenti si profila un testa a testa, almeno a giudicare da quanto e' avvenuto in commissione, dove ognuno ha ottenuto tre voti. Per Di Pisa che e' sostituto procuratore generale a Palermo ed e' piu' anziano del suo concorrente, hanno votato i togati Giovanni Mammone (Magistratura indipendente), Luigi Riello (Unita' per la Costituzione) e il laico Nicola Buccico (Cdl). Agueci ha ricevuto invece i si' dei togati Francesco Menditto (Magistratura democratica), Ernesto Aghina (Movimento per la giustizia) e del laico del centrosinistra Gianfranco Schietroma. La proposta sara' ora trasmessa al ministro della giustizia, che deve esprimere un parere. La scelta definitiva tocchera' pero' al plenum del Csm. GIUSTIZIA: NUOVO PROCURATORE GENERALE ANCONA, MAGISTRELLI (ANSA) - ANCONA, 12 NOV - La senatrice della Margherita Marina Magistrelli segue la vicenda della nomina del nuovo procuratore generale, resari necessaria dopo la prematura scomparsa di Fausto Angelucci. ''Persona stimatissima'', afferma Magistrelli - che e' anche avvocato - sia dal punto di vista tecnico, professionale che da quello umano, e che proprio per questo ha lasciato un ''vuoto piu' sentito''. Magistrelli ha inviato nei giorni scorsi una lettera alla terza Commissione incarichi direttivi del Csm auspicando, anche in veste di legale e per la conoscenza della realta' locale in questa materia, una nomina improntata a ''criteri rigorosi e attenti'' non solo ai requisiti personali e attitudinari sotto il profilo professionale, ma anche alle qualita' umane. GIUSTIZIA: DOCUMENTO DI CORDOVA, 23 PAGINE PIENE DI ACCUSE <br>NEL MIRINO I SOSTITUTI E GLI AVVOCATI. 'NON SONO CONDIZIONABILE' (ANSA) - NAPOLI, 13 NOV - In 23 pagine parole pesanti come macigni per difendersi e contrattaccare: il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Agostino Cordova, ha scritto in un documento di 23 pagine - e i cui contenuti sono resi noti oggi dal quotidiano Il Mattino - tutta la sua verita' sulla giustizia a Napoli inviandolo al Csm, al ministro della Giustizia Castelli e al presidente dell'Antimafia. Proprio ai pubblici ministeri, o almeno a una parte di essi, ha riservato uno dei passaggi piu' pesanti: ''Troppe inchieste a Napoli sono archiviate esclusivamente per ignoranza dei giudici''. Con il documento Cordova torna a farsi sentire dopo una sorta di 'silenzio stampa' seguito all'audizione davanti alla commissione Antimafia che tante polemiche avevano determinato con l'apertura di una pratica per incompatibilita' ambientale davanti al Csm. Nel mirino finiscono sia i sostituti che gli hanno rivolto critiche per la conduzione della Procura che gli avvocati dela Camera Penale che recentemente hanno organizzato una giornata di astensione dalle udienze per denunciare la situazione di difficolta' dell'ufficio diretto dal procuratore. Cordova chiarisce subito le ragioni di molte critiche rivolte alla sua conduzione della Procura di Napoli spiegando: ''non saro' mai assoggettabile a condizionamenti, forse per questo sono ritenuto incompatibile secondo la versione degli interessati''. E non manca di riferimenti specifici a inchieste bacchettando senza veli i sostituti e rispondendo cosi', con un atto ufficiale, ai diversi documenti che gli contestano le modalita' di gestione dell'ufficio: ''Bisognava continuare - scrive - a indagare sull'Achille Lauro e sull'imprenditore Franco Ambrosio'' mentre alcuni pm e procuratori aggiunti chiesero e ottennero richieste di archiviazione. E poi, aggiunge che su quattro indagini per abusi edilizi si e' registrata una ''scarsa conoscenza della legge penale''. Nel mirino di Cordova finisce anche la Procura generale: ''la precedente gestione revoco' l'aggregazione o il distacco presso il mio ufficio di personale di polizia giudiziaria'' ma non si risparmiano nemmeno critiche ai penalisti. ''Si parla - sottolinea il procuratore rintuzzando uno degli attacchi mossi nei suoi confronti - di lavoro investigativo scadente. Ma anche in questo caso si tratta di informazioni gratuite e generiche. In caso di assoluzione viene pubblicizzato il flop della Procura specie se sono 'personaggi che contano'. Ma la Procura nulla ha mai eccepito in caso di assoluzioni giuridicamente opinabili''. Il procuratore si riferisce nel documento esplicitamente alla assoluzione della giunta Bassolino in Corte d'Appello relativamente alla vicenda ''dell'uso privato dei cellulari''. Alla classe politica, in particolare al Parlamento, Cordova rivolge una sorta di sos: ''Di fronte a questa situazione non sarebbe inopportuno interessare le commissioni per la Giustizia''. Nel dossier finiscono i numerosi carichi pendenti ereditati dalla ex Procura circondariale, quelle che ritiene le promesse mancate dell'ex ministro della Giustizia, Fassino, sul potenziamento degli organici. CSM: CASO CORDOVA, NUOVO DOSSIER A ESAME COMMISSIONE<br> DUE DOCUMENTI SU PENALISTI E PM, ACQUISITI A FASCICOLO PENDENTE<br> RIPRESA DISCUSSIONE SU PRATICA, FORSE PROSSIMA SETTIMANA DECISIVA Roma, 13 nov. - (Adnkronos) - E' stato acquisito dalla Prima Commissione del Csm il nuovo dossier inviato a palazzo dei Marescialli dal capo della Procura di Napoli Agostino Cordova. Piu' di 20 pagine che vanno cosi' ad aggiungersi al voluminoso fascicolo gia' aperto a carico del responsabile dell'ufficio giudiziario del capoluogo partenopeo, nei confronti del quale l'organo di autogoverno della magistratura ha aperto gia' lo scorso maggio la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilita' ambientale. Al Csm, come pure al ministro della Giustizia e alla commissione Antimafia, Cordova avrebbe inviato non uno, ma due documenti distinti. Uno con le accuse alla Camera Penale napoletana, finita nel mirino del capo della Procura per aver protestato con uno sciopero contro lo ''sfascio'' della giustizia a Napoli (''affermazioni gratuite e generiche'', secondo il procuratore). L'altro per denunciare il comportamento di alcuni suoi pm, ai quali Cordova contesta di aver chiesto archiviazioni di procedimenti per ''ignoranza della legge penale'': quei casi andavano invece perseguiti, sostiene, citando tra gli altri la vicenda dell'Achille Lauro. Documenti, sostengono pero' alcuni consiglieri del Csm, che poco o nulla aggiungerebbero al quadro gia' delineato. Si tratterebbe infatti solo di un ''collage'', un ''riepilogo'' di argomentazioni gia' sostenute dal capo della Procura di Napoli per denunciare la campagna denigratoria della quale sarebbe destinatario. Uniche novita', si fa notare, gli attacchi ai penalisti e le critiche alla Procura generale per la vicenda dell'uso privato dei cellulari assegnati ad assessori comunali della giunta Bassolino.Proprio in questi giorni, comunque, la Prima Commissione ha ripreso in mano la pratica su Cordova. Una procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilita' ambientale avviata piu' di sei mesi fa, ereditata quindi dal 'vecchio' Consiglio, sulla base delle dichiarazioni pronunciate dal capo della Procura napoletana davanti all'Antimafia. Parole considerate ''delegittimanti'' per i colleghi, pronunciate da Cordova in una sede ''impropria'' e, per di piu', alla vigilia della decisione del Tribunale del Riesame sugli arresti dei poliziotti per i fatti della caserma Raniero. Accuse sulle quali ora si sono riaccesi i riflettori della commissione di palazzo dei Marescialli. E c'e' chi si spinge a prevedere che gia' la prossima settimana potrebbe rivelarsi decisiva: decidendo cioe' o di proseguire l'istruttoria, magari convocando di nuovo Cordova per un'audizione, o di chiudere la vicenda con la proposta al plenum. In quest'ultimo caso due sarebbero le soluzioni: archiviare la pratica o trasferire d'ufficio Cordova per incompatibilita' ambientale. GIUSTIZIA: IN 21 IN LIZZA PER SUCCESSIONE D'AMBROSIO (ANSA) - MILANO, 13 NOV - Sono ventuno i magistrati in lizza per la successione del procuratore della Repubblica di Milano, Gerardo D'Ambrosio, che andra' in pensione il prossimo 29 novembre. In base alla graduatoria del Csm, attualmente al primo posto in termini di preferenze e' il procuratore di Pavia, Giuseppe Bruno, mentre al secondo posto si colloca l'ex capo dei gip milanesi, ora in Procura generale a Trento, Mario Blandini. Al terzo posto e' Claudio Vitalone, ex pm romano ed parlamentare Dc. In graduatoria compaiono anche il presidente del tribunale di sorveglianza di Milano, Manlio Minale e l'attuale procuratore aggiunto milanese Ferdinando Vitiello (si trovano al sesto e settimo posto). Nell'elenco anche il procuratore di Verona, Guido Papalia (11/o), il presidente del Tribunale dei minori di Milano, Livia Pomodoro (12/a) e il procuratore di Brescia, Giancarlo Tarquini (13/o). Chiude l'elenco, al ventunesimo posto, il pm milanese Gherardo Colombo. CSM: PG MILANO;NUOVA VOTAZIONE COMMISSIONE,BLANDINI FAVORITO <br>SCELTA DEFINITIVA PLENUM FORSE NELLA PROSSIMA SETTIMANA (ANSA) - ROMA, 14 NOV - Resta favorito il pg di Trento Renato Blandini, nella corsa per la poltrona di procuratore generale di Milano, senza titolare da sette mesi, da quando Francesco Saverio Borrelli e' andato in pensione. La Commissione per gli incarichi direttivi del Csm si e' espressa con una nuova votazione sulla nomina, che potrebbe essere decisa dal plenum gia' nella prossima settimana,dando ancora un sostanzioso vantaggio al pg di Trento. Blandini ha ottenuto quattro voti a favore, contro i due ricevuti dal suo diretto concorrente, il presidente di sezione della corte d'appello di Milano, Renato Caccamo. A favore del Pg di Trento hanno votato i togati Luigi Riello (Unicost)e Giovanni Mammone e i due laici Nicola Buccico (Cdl) e Gianfranco Schietroma (Sdi). Mentre per Caccamo si sono espressi i consiglieri Francesco Menditto (Magistratura democratica) e Ernesto Aghina (Movimento per la giustizia). La scelta finale tocchera' al plenum di Palazzo dei marescialli, ma i numeri fanno gia' pensare che sara' probabilmente Blandini a vincere la partita. <strong>PER GENTILE COMUNICAZIONE DEL CONSIGLIERE TENAGLIA VI PROPONIAMO LA SINTESI DELL'INTERVENTO DI DI FEDERICO NEL DIBATTITO SUI PARAMETRI DI VALUTAZIONE DEI MAGISTRATI</strong> Nella seduta di "plenum" del 13.11 il consigliere laico Di Federico, in relazione ad alcune pratiche di progressione in carriera di magistrati, ha svolto il seguente intervento: "Nella seduta del Plenum del 23 ottobre scorso è stato sottoposto alla nostra approvazione un ordine del giorno "speciale" che conteneva 21 promozioni ai vari livelli della carriera giudiziaria da approvare in blocco. Chiesi allora che di ciascuna di quelle delibere si occupasse il Plenum. Mi corre ora l'obbligo di motivare quella richiesta. Da oltre trenta anni i consigli giudiziari ed il CSM di fatto non effettuan o sostantive valutazioni della professionalità dei magistrati ai fini delle promozioni. Le promozioni vengono deliberate con esclusivo riferimento alle minime anzianità di servizio previste dalla legge per il passaggio da un livello all'altro della carriera, salvo appariscente demerito. Queste prassi contravvengono al dettato della Costituzione ed alle leggi in materia .. Ricordo che l'art.105 della Costituzione attribuisce espressamente al CSM il compito di effettuare le "promozioni" dei magistrati, e non è individuabile nessuna ragione che consenta di ritenere che il costituente volesse dare al termine "promozioni" un significato diverso da quello che esso ha nella lingua italiana. Per citare solo il vocabolario della Treccani si tratta di un'attività "con cui si conferisce il passaggio ad un grado, ad una qualifica, ad una dignità superiore a quella che uno ha". Ricordo anche che tutte le leggi in vigore per le promozioni ai vari livelli della carriera (per magistrato di tribunale, appello, cassazione e funzioni direttive superiori) prevedono effettivi vagli della professionalità. La previsione di questi vagli della professionalità ai fini delle promozioni non sono manifestazione di un ingiustificato, cervellotico o perverso o rientamento del costituente e del legislatore. Corrispondono, invece, all'esigenza di tutelare valori di grandissimo rilievo che sono (in tutti i paesi a consolidato assetto democratico dell'Europa continentale) connaturati ad un sistema di reclutamento della magistratura di tipo burocratico, un sistema cioè in cui i magistrati vengono reclutati per concorso tra i giovani laureati senza precedenti esperienze professionali e rimangono in servizio per 40/45 anni. Servono in primo luogo a verificare che i giovani magistrati, nel periodo immediatamente successivo ad un concorso volto solo ad accertare conoscenze teoriche, abbiano acquisito la competenza professionale necessaria per svolgere le funzioni cui saranno inizialmente destinati. Successivamente servono, nel corso della loro lunga permanenza in servizio, a stimolare l'affinamento e l'accrescimento delle capacità professionali nel lungo corso della loro carriera e fino al collocamento a riposo obbligatorio, fissato ora a 72 anni. Il venir meno di fatto nel nostro Paese di queste garanzie, pur previste dalla Costituzione e dalla legge, ha generato non solo una pluralità di disfunzioni, su cui non mi soffermerò in questa sede, ma anche una forte attenuazione della protezione di valori che sono di grande rilievo per la giurisdizione in un paese democratico. Da un canto quella di fornire adeguate garanzie ai cittadini sulle qualificazioni professionali dei loro giudici e pubblici ministeri e dall'altro quella di potenziare le stesse garanzie di indipendenza, poiché è ben noto che un'elevata professionalità rende i giudici meno permeabili ad influenze e suggestioni esterne. Negli altri paesi a consolidata democrazia che hanno un sistema di reclutamento simile al nostro (Germania, Francia, Austria, Olanda) le valutazioni di professionalità legate alla carriera sono ancora pienamente operanti, e anche per questa via si ha cura di proteggere quei fondamentali valori che sono di supporto alla legittimazione stessa della funzione giudiziaria ed alla sua indipendenza. Da noi no. Da più di trenta anni le valutazioni della professionalità collegate alla carriera non vengono, nella sostanza, più effettuate né dai consigli giudiziari né dal CSM. Tutti i magistrati, salvo i casi di grave e visibile demerito, collegato in genere a gravi sanzioni o procedimenti disciplinari o penali, vengono promossi sulla base del mero decorrere dell'anzianità di servizio. Si è giunti a promuovere per meriti giudiziari persino magistrati che non esercitavano funzioni giudiziarie da più di venti anni (sulle perverse implicazioni di quest'aspetto tornerò più innanzi). E' un orientamento che va aldilà del più spinto lassismo per divenire puro e semplice rifiuto di ottemperare ai comandi della Costituzione e delle leggi ordinarie in materia. I miei dati di ricerca su come si sono verificate le valutazioni di professionalità ai fini delle promozioni negli ultimi cinquanta anni sono inequivocabili a riguardo così come sono inequivocabili, lo aggiungo a scanso di equivoci, nel segnalare le disfunzioni che si collegavano al sistema di valutazione della professionalità dei magistrati in vigore fino agli inizi degli anni '60. Mi preme sottolineare che non ho per nulla esagerato quando ho affermato che in materia di valutazione della professionalità ai fini delle promozioni il CSM ha trasgredito nel più plateale dei modi il volere della Costituzione e della legge. Ho qui una tabella con i dati relativi a due diversi periodi che ben evidenziano tale fenomeno e che riguardano, rispettivamente, 4034 e 3939 valutazioni di professionalità. Nel primo dei due periodi le valutazioni negative furono lo 0,4%, nel secondo furono lo 0,9%. In tutti e due i periodi sono stati bocciati solo magistrati che avevano gravissimi provvedimenti disciplinari o penali. Con riferimento a questi dati va aggiunto che di regola la bocciatura non preclude il pieno svolgimento della carriera fino ai suoi massimi vertici ma comporta solo ritardi che generalmente non superano i due anni (fanno ovviamente eccezione i casi in cui a seguito di procedimento disciplinare o penale i magistrati in questione si sono dimessi o sono stati dispensati dal servizio). Chi come me da ormai trenta anni evidenzia, sulla base di dati analitici ed inconfutabili, le disfunzioni derivanti dall'assenza di valutazioni della professionalità ed il venir meno di quei fondamentali valori che con quelle valutazioni si dovrebbero tutelare si è per lungo tempo sentito accusare dalla magistratura organizzata di non avere a cuore proprio quei valori che nel pubblicare e commentare quei dati avrebbe voluto veder ripristinatI .. Una accusa, sia ben chiaro, rivolta non solo a me ma anche a quei magistrati che sulla base della loro esperienza esprimevano le mie stesse preoccupazioni. Giovanni Falcone nel corso di una conferenza tenuta a Milano il 5 novembre 1988 ebbe a dire: "occorre rendersi conto infatti che l'indipendenza e l'autonomia della magistratura rischiano di essere gravemente compromesse se l'azione dei giudici non è assicurata da una robusta e responsabile professionalità al servizio del cittadino. Ora, certi automatismi di carriera e la pretesa inconfessata di considerare il magistrato - solo perché ha vinto un concorso di ammissione in carriera - come idoneo a svolgere qualsiasi funzione (una specie di superuomo infallibile ed incensurabile) sono causa non secondaria della grave situazione in cui versa attualmente la magistratura. L'inefficienza dei controlli sulla professionalità, cui dovrebbero provvedere il CSM ed i consigli giudiziari, ha prodotto un livellamento dei magistrati verso il basso". A causa di queste affermazioni fu chiesta nei suoi confronti una mozione di censura nel corso di una riunione del Comitato direttivo centrale dell'ANM. Si può a riguardo vedere il Bollettino della magistratura, n.4, ottobre-dicembre 1988: la mozione di censura è riportata a pag.22. La censura non fu allora erogata perché non era prevista dallo statuto dell'ANM, ma questa ed altre manifestazioni di indipendenza rispetto all'ideologia ordinamentale della magistratura organizzata gli furono fatte comunque pagare a caro prezzo proprio dal CSM allorquando questo organo fu chiamato a decidere sulle richieste di Falcone per ottenere funzioni per le quali nessuno più di lui era qualificato: quella di capo dell'ufficio istruzione di Palermo, prima, e quella di procuratore naz ionale antimafia poi. Negli ultimi anni gli orientamenti della magistratura associata sembrano, soprattutto a partire dal congresso dell'ANMI del 1996, aver finalmente compreso che l'assenza di garanzie sulla professionalità di giudici e pubblici ministeri è indifendibile. In quell'occasione alcuni tra i più noti rappresentanti dell'ANMI, compresi quelli che erano stati, o che sarebbero successivamente divenuti componenti del CSM, si affannarono a sostenere l'esigenza di reintrodurre seri vagli di professionalità e a riconoscere che l'elevata professionalità dei magistrati è essa stessa garanzia di indipendenza. Tanto che nella mozione finale si afferma che le "periodiche e serie verifiche dell'operosità e delle capacità tecniche dei singoli magistrati" debbono essere considerate "un presupposto per la piena accettazione e difesa da parte della collettività dell'indipendenza del giudice ed un contributo per invertire la caduta di credibilità della giurisdizione" ("La Magistratura", Bollettino, n.1-2, gennaio-marzo/aprile-giugno 1996). Nonostante queste rigorose prese di posizione, nei sei anni che sono trascorsi da allora nulla è cambiato nelle decisioni che il CSM assume in materia di valutazioni di professionalità, tanto che la carriera seguita ad essere "automatica", cioè di regola determinata sulla sola base dell'anzianità di servizio. L'unico modestissimo cambiamento ravvisabile dall'analisi dei dati è che il CSM ha modificato l'orientamento presente negli anni '70 e '80 secondo cui nelle valutazioni ai fini delle promozioni non si doveva tenere conto delle condanne disciplinari e dei fatti che le avevano determinate perché altrimenti si sarebbe erogata una doppia sanzione. Ci sembra che questo dimostri come non bastino i buoni propositi e la comprensione delle disfunzioni, neppure se provengono proprio da coloro che erano allora e sarebbero stati nel futuro protagonisti delle decisioni in materia di professionalità quali rappresentanti delle varie correnti associative in seno al CSM. Non bastano perché non sono sufficienti a cambiare i condizionamenti che gravano su un Consiglio che è composto in assoluta maggioranza di magistrati eletti dai colleghi con leggi elettorali che sin dal 1968 sembrano studiate apposta per rendere cogenti le aspettative corporative di carriera di tutti i magistrati ed il loro rifiuto a subire valutazioni di professionalità. Il fatto stesso che le delibere relative alle promozioni vengano relegate nei cosiddetti ordini del giorno speciali per essere approvate in blocco dal Plenum è di per sé una chiara indicazione del poco rilievo che si attribuisce a queste delibere ed ai valori che esse sono in tese a tutelare. Per queste ragioni da ora in poi io mi asterrò nelle votazioni relative alle promozioni. Mi asterrò perché così come vengono fatte non sono affidabili. Proprio per questo non posso neppure votare contro - salvo i casi di cui dirò più innanzi - perché rischierei di esprimere valutazioni negative anche sui molti magistrati che pienamente meritano valutazioni positive e che sono tanto più meritevoli perché si impegnano nel lavoro e nell'affinare le loro capacità tecnico-professionali nonostante l'assenza di efficaci stimoli organizzativi che li spingano a farlo. Formulo inoltre l'auspicio che questo CSM voglia avviare una riflessione che lo conduca ad individuare le modalità con cui assicurare che le valutazioni del merito professionale dei magistrati ai fini delle promozioni siano per il futuro reali e non fittizie. Chiedo infine che d'ora in poi tutte le delibere relative alle promozioni siano deliberate, una per una, in Plenum. Certo i lavori del Plenum dureranno un po' più a lungo, ma le votazioni su ogni singola valutazione serviranno ad impedire che il problema da me sollevato ritorni nell'oblio delle delibere adottate routinariamente in Commissione. Servirà inoltre, lo spero, a ricordarci l'esigenza di trovare una soluzione valida alle valutazioni della professionalità di giudici e pubblici ministeri proprio perché i valori in gioco riguardano aspetti nevralgici del funzionamento della giustizia, della sua legittimazione e della stessa indipendenza della magistratura. Dianzi ho detto che in alcuni casi voterò contro le proposte di promozione. Lo farò quando si tratterà di promozioni che riguardano magistrati parlamentari, di qualsiasi raggruppamento politico essi siano. Lo farò perché quelle promozioni contravvengono ad una specifica norma costituzionale, il secondo comma dell'art.98 della Costituzione, nel quale si afferma che i pubblici impiegati "se sono membri del Parlamento non possono conseguire promozioni se non per anzianità". Leggendo i lavori della Costituente nulla si trova che indichi come questa norma non si applichi ai magistrati. Al contrario. Per valutare la portata applicativa di questa norma, che aveva tra i suoi più accesi sostenitori anche Calamandrei, alcuni membri della Costituente vollero sapere quanti fossero i loro colleghi "pubblici dipendenti". Dalla discussione si apprende che nella lista erano stati inclusi anche tre magistrati ordinari, e nessuno obiettò sostenendo che non fossero pubblici impiegati. Lo stesso CSM ha ritenuto, sino al 1970, che quella norma costituzionale si applicasse anche ai magistrati. Fu in quell'anno che il CSM cambiò orientamento, o se si vuole modificò il volere del costituente, affermando che i magistrati non sono "pubblici dipendenti" e che quindi possono essere promossi per merito anche se parlamentari. L'assurdità di questa interpretazione, e lo stridente contrasto col disposto dell'art.98, risultò sin dall'inizio evidente quando furono subitaneamente pro ossi "per meriti giudiziari", percorrendo retroattivamente l'intera carriera giudiziaria da magistrato di tribunale sino a magistrato di Cassazione con funzioni direttive superiori, persino magistrati che avevano svolto funzioni giudiziarie in età giovanile, solo per pochissimo tempo, e che non le svolgevano più da oltre 25 anni: mi riferisco a Scalfaro e Bucciarelli Ducci (in Parlamento, rispettivamente, dal 1946 e dal 1948). A quel tempo io ero consulente del CSM con l'incarico di occuparmi di quello che allora era l'ufficio organizzativo. Ricordo che l'argomento più convincente che mi fu dato per spiegare le modificazioni che con quell'interpretazione del CSM si apportavano alla nostra Costituzione fu che non si poteva "ignorare il grido di dolore dei magistrati parlamentari che tanto si erano prodigati per fare approvare la nuova legge sulle promozioni" (tra questi vi erano anche Martuscelli e Valiante, che era stato relatore alla Camera dei deputati per la cosiddetta legge Breganze). Mi fermo qui per quanto riguarda i miei futuri orientamenti nell'esprimere il voto sulle valutazioni dei magistrati ai fini delle promozioni, anche se le conseguenze disfunzionali conseguenti ai consolidati orientamenti del CSM in materia sono molteplici. Su alcuni di essi tornerò nell'esprimere i miei orientamenti in materia di attività extragiudiziarie dei magistrati, cioè l'altro tipo di delibere su cui ho chiesto che si discuta in Plenum". <strong>Altre idoneità</strong> <strong>Assenze</strong> <strong>Cessazioni</strong> <strong>Infermità per cause di servizio</strong>
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