21 GEN 1999

CSM - Plenum del 21 gennaio 1999

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 30 min

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La seduta ha inizio alle 10.31 e termina alle 11.01 Presidenza del vicepresidente Giovanni Verde Il CSM nelle agenzie di stampa DIRITTO CRONACA: DAL CSM CORO DI 'NO' ALLE NUOVE NORME) Roma, 21 gen.

- (Adnkronos) - Coro di 'no' dai consiglieri del Csm alle norme che inaspriscono le pene per chiunque pubblichi atti di un procedimento penale ed estendono i tempi del 'silenzio-stampa' fino alla fine delle indagini preliminari.

Seppure con sfumature diverse, a Palazzo dei Marescialli prevale la convinzione che la strada scelta non sia quella giusta.

''Con il codice di procedura penale -osserva
Margherita Cassano, togato di Magistratura indipendente- avevamo fatto un passo avanti su questi temi.

Cosi' si torna indietro'': i provvedimenti approvati ieri dalla Camera, ''comprimono il diritto di informazione''.

Cassano considera ''semplicistico'' rispondere al problema ''sbilanciando drasticamente il rapporto tra la tutela del diritto di difesa e quella del diritto-dovere di informazione''.

Quel che occorre, afferma, e' arrivare ad ''un giusto bilanciamento dei diversi diritti in gioco''.

Certo, ammette il consigliere di Mi, ''e' difficile trovare un equilibrio tra la difesa della persona e il diritto-dovere di informazione, ma sono convinta -dice- che la migliore soluzione non e' la risposta penale, quanto una doverosa riflessione deontologica all'interno delle categorie: giornalisti, ma anche magistrati e polizia giudiziaria.

In un'epoca di civilta', e' attraverso questa riflessione che vanno ricercati i valori''.

''Limitative e da non condividere'' sono le nuove norme per Carlo Di Casola, togato di Magistratura democratica.

''Colpiscono l'ultimo anello della catena, cioe' i giornalisti: la modifica dell'articolo 329 del cpp e' un tentativo evidente -lamenta- di limitare l'attivita' della stampa e, di conseguenza, le garanzie relative alla necessaria divulgazione di informazione dell'opinione pubblica.

In una democrazia compiuta, possiamo immaginare che la stampa non dia notizia, ad esempio, di un sequestro o di una perquisizione clamorosi?''.

Il diritto di difesa, sostiene Di Casola, ''va sicuramente salvaguardato per primo, ma questa norma -avverte- costituisce un vulnus nei confronti dell'idea che l'opinione pubblica deve farsi su cio' che accade''.

Il consigliere di Md e' convinto che il problema sia un altro.

''Piuttosto che tentare di ridurre l'ambito dell'informazione, e quindi della democrazia, bisognerebbe incidere -sostiene- sui tempi dei procedimenti.

Non si puo' accettare che un procedimento duri cosi' a lungo e poi pretendere di tenerlo segreto per tutto questo tempo''.

Cosi' come, aggiunge Di Casola, sarebbe ''auspicabile un'autoregolamentazione da parte dei giornalisti''.

Alla necessita' di un ''forte codice deontologico'' dei giornalisti, che preveda sanzioni disciplinari ''effettive e severe in caso di violazione'', fa riferimento il consigliere laico Graziella Tossi Brutti (Ds).

La quale richiama anche l'esigenza di ''individuare, con norme di legge non generiche, i casi in cui deve ritenersi sussistente il segreto la cui violazione comporta la sanzione penale''.

Due, aggiunge Tossi Brutti, sono infatti le esigenze ''da contemperare'': da un lato, ''va tutelato l'indagato e le stesse indagini che possono essere danneggiate da rivelazioni troppo anticipate''; dall'altro, ''va tutelato il diritto dei cittadini ad essere informati e il diritto-dovere del giornalista di informare correttamente, che e' anche -sostiene il consigliere laico- una forma di controllo sociale sulla stessa attivita' dei pubblici poteri''.

Armando Spataro, togato dei Movimenti Riuniti, riconosce che la nuova norma ''e' frutto di un problema che esiste, nato anche per la violazione del codice deontologico, e non solo da parte dei giornalisti''.

''Va sicuramente cercato un punto di equilibrio -afferma- tra le esigenze della pubblicita' e della trasparenza e la tutela del diritto di difesa.

Ma, cosi' com'e', la norma sbilancia questo punto di equilibrio a sfavore delle esigenze di trasparenza.

Forse sarebbe opportuna -sostiene Spataro- una piu' esatta definizione, una tipizzazione, degli atti che devono rimanere coperti fino alla fine delle indagini.

Non si puo' pensare che arresti o perquisizioni clamorose restino segrete per due anni...''.

''Il valore del segreto d'indagine non e' in discussione -premette Nello Rossi, togato di Md-.

In discussione e' la tecnica da adottare per trovare una soluzione equilibrata tra le esigenze dell'informazione e i diritti di difesa''.

Tanto piu', avverte, che ''questa ossessiva attenzione al segreto puo' anche produrre effetti negativi: per esempio, illazioni e finte fughe di notizie, che sara' praticamente impossibile smentire''.

CSM: PROPOSTO MINALE PER PRESIDENZA TRIB.SORVEGLIANZA MILANO (AGI) - Roma, 21 gen.

- La quinta commissione referente del Consiglio superiore della magistratura ha deciso questa sera (all'unanimita') di proporre il nome di Manlio Minale per l'incarico di presidente del tribunale di sorveglianza di Milano.

Napoletano, 59 anni da compiere il prossimo agosto, in magistratura dall'aprile del '65, Minale e' attualmente procuratore aggiunto dello stesso capoluogo lombardo con funzioni di coordinatore della Dda locale.

La decisione della commissione verra' ora comunicata al ministro di Grazia e Giustizia, Oliviero Diliberto, per il prescritto "concerto".

Dovra' poi essere il plenum a ratificare la scelta.

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