10 FEB 1999

CSM - Plenum del 10 febbraio 1999, seduta antimeridiana

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 3 ore 33 min

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La seduta ha inizio alle 10.39 e termina alle 14.07 Presidenza del vicepresidente Giovanni Verde Il CSM nelle agenzie di stampa CSM: POCHE CHANCHE PER CORDOVA DI PRESIEDERE TRIBUNALE NAPOLI ANCORA NESSUNA DOMANDA DI TRASFERIMENTO DI MARZACHI' Roma, 10 feb.

(Adnkronos) - Per Agostino Cordova si annuncia una nuova 'sconfitta': dopo la sua esclusione dalla 'corsa' per la poltrona di procuratore generale a Roma, il capo della Procura di Napoli rischia di dover rinunciare anche all'aspirazione di diventare presidente del Tribunale partenopeo.

Poche le sue chanche: sulle 16 domande gia' arrivate al
Csm per la 'corsa' alla successione di Raffaele Di Fiore (i termini scadono domani), il nome di Cordova e' soltanto decimo in ordine di anzianita'.

Il candidato piu' favorito e' invece l'attuale presidente della Corte d'Appello di Bari, Renato De Tullio: il quale pero', essendo uno dei due nomi gia' proposti per la presidenza della Corte d'Appello di Napoli (concorso per il momento bloccato dal ricorso al Tar di uno degli esclusi), non e' detto che non rinunci.

Subito dopo vengono Francesco D'Alessandro, presidente vicario della Corte d'Appello del capoluogo campano; Giovanni De Rosa, pretore dirigente a Napoli; Vincenzo Galgano, sostituto procuratore generale in Cassazione; Renato Vuosi, che gia' presiede una delle sezioni del Tribunale napoletano.

Non c'e' ancora traccia, invece, al Csm della domanda di trasferimento del procuratore capo di Torino Francesco Marzachi', che aspirerebbe a tornare nella 'sua' Messina sulla poltrona di procuratore generale, lasciata libera da Carlo Bellitto.

Per questo concorso, comunque, il termine ultimo per presentare le domande scadra' tra una settimana, il 18 febbraio.

L'eventuale nomina di Marzachi' a Messina, per la quale viene considerato in pole position, aprirebbe i 'giochi' per la sua successione alla guida della Procura torinese.

E gia' circola il nome di uno dei favoriti: il procuratore di Palermo Giancarlo Caselli.

MAFIA: SIINO-DE DONNO CSM CHIEDE INFORMAZIONI A PG NISSENO (ANSA) - ROMA, 10 FEB - IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA CHIEDERA' INFORMAZIONI AGLI UFFICI GIUDIZIARI DI CALTANISSETTA SUGLI SVILUPPI DEL CASO ''SIINO-DE DONNO-LO FORTE''.

AD ATTIVARSI SARA' LA PRIMA COMMISSIONE, COMPETENTE PER I TRASFERIMENTI D'UFFICIO PER INCOMPATIBILITA' AMBIENTALE DEI MAGISTRATI, CHE HA ''EREDITATO'' DAL PRECEDENTE CONSIGLIO UN CORPOSO FASCICOLO, ALTO UNA VENTINA DI CENTIMETRI, SULLA VICENDA.

LA RICHIESTA - HA RESO NOTO IL RELATORE DELLA PRATICA, MICHELE VIETTI, ''LAICO'' DI AREA CCD - SARA' INOLTRATA, SECONDO LA VIA GERARCHICA DI CONSUETO SEGUITA, AL PROCURATORE GENERALE E AL PRESIDENTE DELLA CORTE D'APPELLO DI CALTANISSETTA.

''COM'E' PRASSI, SE CI SONO SVILUPPI PROCESSUALI, SARANNO ACQUISITI AL FASCICOLO DELLA COMMISSIONE'' HA DETTO VIETTI, CHE HA POI RESO NOTO CHE ALLO STATO NON E' GIUNTA A PALAZZO DEI MARESCIALLI ALCUNA COMUNICAZIONE DA PARTE DEL TRIBUNALE O DELLA PROCURA DI CALTANISSETTA.

IL FASCICOLO ERA STATO APERTO DALLA COMMISSIONE NEL NOVEMBRE DEL '97 SU RICHIESTA DEL GRUPPO DI UNICOST, QUNADO SCOPPIO' IL CASO E IL NOME DI LO FORTE VENNE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DALLA PROCURA DI CALTANISSETTA.

DOPO L' ORDINANZA DEL GIP GILDA LO FORTI CHE HA CLAMOROSAMENTE RIAPERTO IL CASO ''SIINO-DE DONNO-LO FORTE'' AVVIATO, SECONDO LA PROCURA DI CALTANISSETTA, VERSO L' ARCHIVIAZIONE, L' ISPETTORATO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA HA CHIESTO INFORMAZIONI SU TUTTA LA VICENDA AL PROCURATORE GENERALE DI CALTANISSETTA SALVATORE CELESTI, CHE HA, A SUA VOLTA, 'GIRATO' LE RICHIESTE ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA.

E' ACCADUTO LA SETTIMANA SCORSA, MA LO SI E' APPRESO SOLO OGGI IN AMBIENTI GIUDIZIARI NISSENI.

QUANTO ALLE INFORMAZIONI CHE IL CSM HA ANNUNCIATO CHE CHIEDERA' ALLA PROCURA GENERALE E AL PRESIDENTE DELLA CORTE DI APPELLO DI CALTANISSETTA, CELESTI HA DICHIARATO ALL'ANSA: ''QUANDO LA RICHIESTA GIUNGERA' AI NOSTRI UFFICI, INVIEREMO SOLLECITAMENTE, COM' E' NOSTRA ABITUDINE, UNA RISPOSTA''.

SGARELLA: TAORMINA, IL CSM BLOCCHI LA PROMOZIONE DI BORRELLIE INTANTO BRESCIA INDAGHI SU RESPONSABILITA' PROCURA MILANO Roma, 9 feb.

-(Adnkronos)- Il Consiglio superiore della magistratura ''blocchi la promozione di Borrelli'' alla procura generale di Milano: ''non potrebbe meritarla se nella Procura da lui diretta si fossero verificati delitti gravi nei quali avessero concorso magistrati da lui dipendenti o lui stesso''.

A chiederlo e' il penalista romano Carlo Taormina, difensore di Domenico Papalia, l'esponente della 'ndrangheta implicato nel sequestro di Alessandra Sgarella.

All'origine della richiesta, il comportamento del capo della Procura del capoluogo lombardo che, ricorda Taormina, ''tento' di tirarsi fuori dalle polemiche e dalle responsabilita''' seguite alla liberazione dell'imprenditrice milanese ''affermando che in quel periodo era in ferie''.

Gia' quest'estate, Taormina presento' un esposto alla procura di Brescia chiedendo l'accertamento di ''eventuali responsabilita' della procura di Milano'' e, in particolare ''se la procura di Milano si fosse resa responsabile di reato nell'accusare Domenico Papalia di concorso nel sequestro Sgarella, accusa poi smentita dalla Criminalpol di Milano su mia espressa istanza come anche dallo stesso dottor Nobili''.

Cosi' oggi, alla luce delle nuove rivelazioni sul presunto pagamento del riscatto per la liberazione della Sgarella, Taormina torna a chiedere ai magistrati di Brescia di ''proseguire le indagini, ovvero di iniziarle laddove non avesse mai cominciato''.

Al centro delle istanze del penalista, ancora il ruolo di Borrelli: ''la procura di Brescia accerti se sia stato sempre in ferie, durante tutti i contatti con i quali i magistrati o altri pezzi delle istituzioni si accordavano con la 'ndrangheta''.

Ricordando poi che la procura bresciana ''non e' piu' giudicabile da quella di Milano'', l'avvocato rileva che ''e' nella condizione di svolgere tutte le approfondite indagini necessarie per stabilire quale fu il ruolo di Borrelli nella vicenda, quale fu il ruolo di Nobili, quale fu il ruolo della Dda di Milano''.

Insomma, per il penalista romano ''occorre accertare se tutti agirono in accordo, se Borrelli sia stato lasciato fuori, se sia possibile che il capo di una Procura, che aspira a diventare procuratore generale, possa essere lasciato fuori da una vicenda di capitale importanza''.

E ancora ''se un capo di una procura che si faccia lasciar fuori, meriti di essere nominato procuratore generale''.

Infine, Taormina osserva che ''anche nel caso in cui Borrelli non potesse non sapere'' la Procura di Brescia ''avrebbe il dovere di indagare sul concorso di magistrati e pezzi delle istituzioni in associazione mafiosa e nel sequestro Sgarella''.

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