17 FEB 1999

CSM - Plenum del 17 febbraio 1999, seduta pomeridiana

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 45 min 47 sec

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

La seduta ha inizio alle 16.36 e termina alle 17.50 Presidenza del vicepresidente Giovanni Verde Il CSM nelle agenzie di stampa COLOMBO:CSM,SI RIPROPONE QUESTIONE LIBERTA' PAROLA MAGISTRATI (AGI) - Roma, 17 feb.

- La decisione della sezione disciplinare del CSM di processare il sostituto procuratore della Repubblica di Milano Gherardo Colombo per l'intervista al Corriere della Sera, nella quale disse che le scelte della Bicamerale erano ispirate dalla "societa' del ricatto", ha riproposto la delicata questione della liberta' di pensiero e di parola dei magistrati.

Per quanto li riguarda -
questa la domanda che ancora attende una risposta definitiva - quali sono i limiti dell'articolo 21 della Costituzione, quello che sancisce il diritto di ogni cittadino di manifestare liberamente il proprio pensiero? Da Palazzo dei Marescialli sono state espresse opinioni che riconoscono questo diritto anche al magistrato in quanto cittadino, anche se con qualche distinguo.

"La giurisprudenza della sezione disciplinare - a parlare e' il consigliere dei Movimenti riuniti Armando Spataro, ex pm a Milano, anche a nome del collega Giacchino Natoli, gia' pm a Palermo - ha sempre affermato che anche ai magistrati va riconosciuto il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e le proprie opinioni, con l'ovvio limite di non poter rendere dichiarazioni su indagini e procedimenti in corso".

Va ricordato che Spataro e' stato il difensore del procuratore aggiunto di Milano Gerardo D'Ambrosio (poi assolto) nel procedimento disciplinare scaturito dalle dichiarazioni da questi fatte nei confronti dei ministri Mancuso e Biondi.

"Siamo vivamente preoccupati, dunque - ha proseguito Spataro - per un eventuale mutamento di indirizzo giurisprudenziale, specie in un momento storico in cui si discutono rilevanti modifiche ordinamentali e processuali che riguardano il settore giustizia ed in ordine alle quali anche ai magistrati deve essere riconosciuto diritto di analisi e di intervento".

Sulla stessa linea il consigliere laico Sergio Pastore Alinante (PRC), avvocato: "per quanto riguarda i magistrati - ha dichiarato - il limite alla liberta' di manifestazione del pensiero riguarda soltanto la loro attivita' professionale; non possono e non debbono, cioe', intervenire pubblicamente in merito a procedimenti loro affidati.

Per il resto il magistrato non perde mai il suo status di cittadino, quindi come tutti gli altri cittadini e' tutelato in forma positiva dall'art.

21 della Costituzione.

Questa norma non pone un divieto, ma un diritto: quello di ogni cittadino di manifestare il proprio pensiero, che significa liberta' di critica e di opinione".

Di diverso avviso l'avvocato Michele Vietti (CCD), anch'egli componente laico del Consiglio: "ormai - ha dichiarato - c'e' un'ampia giurisprudenza del CSM secondo cui la liberta' di espressione, che certamente compete al magistrato come a tutti gli altri cittadini, incontra due limiti legati al particolare e delicato ruolo che il magistrato deve svolgere: il limite, invalicabile, della non interferenza con gli altri poteri e con le altre competenze istituzionali, e il limite del riserbo, garanzia di imparzialita' e prestigio".

"Nel caso specifico del pm Colombo mi pare che entrambi questi limiti siano stati valicati".

"Sara' comunque la sezione disciplinare a valutare il peso delle dichiarazioni del magistrato".

Dal consigliere togato Santi Consolo, esponente di Magistratura Indipendente, gia' sostituto pg a Palermo, e' venuto solo un invito al mondo politico a non limitarsi alle dichiarazioni di intento.

"A livello giornalistico - ha osservato - la maggiore attenzione non dovrebbe incentrarsi sulla sorte, in sede disciplinare, del pm Colombo, bensi' sull'ambito di liberta' di manifestazione del pensiero del magistrato.

La sezione disciplinare del CSM certamente definira' la vicenda in tempi ragionevoli.

Cio' sara' sicuramente apprezzabile.

Nel mondo politico, pero', se si escludono le fibrillazioni e le dichiarazioni di intenti dei vertici istituzionali registrate dai giornali subito dopo l'intervista di Colombo, non si e' assistito al forte, corale impegno di ripristino della legalita' da tutti solo auspicato".

"Il magistrato - a parlare e' il consigliere togato di Unita' per la Costituzione Giovanni D'Angelo, gia' sostituto pg alla Corte di Appello di Catania - e' un giurista intellettuale, come tale la sua liberta' di espressione non puo' avere limite alcuno.

Ma il magistrato e' anche un giurista operatore: da questo punto di vista limiti nella liberta' di manifestazione del pensiero ve ne sono.

Il primo limite e' costituito dal dovere deontologico di astenersi dal fare dichiarazioni in merito ai procedimenti di cui si occupa e in merito ai procedimenti condotti da altri magistrati.

Al di fuori di questi casi, comunque, la sua liberta' non puo' essere illiminata: ad esempio non deve interferire gravemente sui ruoli di Parlamento e Governo.

Deve insomma rispettare la separazione di poteri esistente tra istituzioni".

"Va pero' anche precisato - ha proseguito D'Angelo - che questo comportamento non deriva da una norma coercitiva, cioe' da una norma che glielo impone, ma solo da un criterio di opportunita'.

E' poi anche importante il modo, il momento e il luogo in cui il magistrato esterna il suo pensiero: e' cioe' necessario che eserciti il massimo equilibrio.

Altrimenti corre il rischio di ledere il prestigio dell'ordine giudiziario".

Queste le valutazioni raccolti a Palazzo dei Marescialli.

Intanto, come detto, il procedimento disciplinare promosso dall'ex ministro di Grazia e Giustizia Flick a carico del pm Colombo va avanti.

L'ex guardasigilli gli ha contestato di avere "screditato l'attivita' ed il grado di autonomia ed indipendenza delle scelte della Bicamerale e del Governo".

Di qui l'accusa di aver violato le regole deontologiche.

Il procedimento (relatore della causa e' il consigliere togato Silvana Iacopino Cavallari, esponente di Unita' per la Costituzione) potra' concludersi o con una assoluzione del magistrato o con l'inflizione di una sanzione.

CSM: PROCESSO PER COLOMBO BORRACCETTI, E' INACCETTABILE (ANSA) - ROMA, 17 FEB - UNA DECISIONE INACCETTABILE, CHE DESTA PREOCCUPAZIONE.

COSI' IL SEGRETARIO NAZIONALE DI MD VITTORIO BORRACCETTI COMMENTA LA DECISIONE DELLA SEZIONE DISCIPLINARE DEL CSM DI RINVIARE A GIUDIZIO IL PM DI MILANO GHERARDO COLOMBO, ''PUR IN PRESENZA DI UNA RICHIESTA DI PROSCIOGLIMENTO FORMULATA DAL PG DELLA CASSAZIONE'', PER L' INTERVISTA RILASCIATA MESI FA AL CORRIERE DELLA SERA.

''QUELLE ESPRESSE DA COLOMBO - SPIEGA BORRACCETTI - SONO OPINIONI, MANIFESTAZIONI DI UN DIRITTO DI LIBERTA', GARANTITO DALLA COSTITUZIONE A TUTTI I CITTADINI E TRA QUESTI AI MAGISTRATI.

QUESTO DIRITTO COMPRENDE IN SE' ANCHE QUELLO DI CRITICARE, FONDATAMENTE O MENO, LE PROPOSTE LEGISLATIVE COSTITUZIONALI E ORDINARIE, QUALE CHE SIA LO SCHIERAMENTO POLITICO E PARLAMENTARE CHE LE SOSTIENE''.

SECONDO IL SEGRETARIO DI MD ''COME SI EBBE OCCASIONE DI DIRE ALL' INDOMANI DELL' INTERVISTA, CON QUELLE OPINIONI CI SI DEVE CONFRONTARE, ESSE VANNO NEL CASO CRITICATE E CONTRASTATE POLITICAMENTE, MA E' INACCETTABILE CHE IL DISSENSO DA ESSE SI TRADUCA NELLA PRETESA DI SANZIONARNE L' AUTORE''.

''CI AUGURIAMO - CONCLUDE - CHE IL CSM SAPPIA RIBADIRE, IN COERENZA CON UN ORIENTAMENTO SEGUITO IN CASI ANALOGHI, LA LICEITA' ANCHE DISCIPLINARE DEGLI INTERVENTI DEI MAGISTRATI NEL DIBATTITO RIGUARDANTE TEMI DI RILIEVO POLITICO ISTITUZIONALE''.

leggi tutto

riduci