19 MAR 1999

Procedimento contro il dr. Guido Salvini

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 55 min

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L'udienza ha inizio alle 11.38 e termina alle 22.00 con la lettura della sentenza di assoluzionePresidenza del vicepresidente Giovanni Verde Il CSM nelle agenzie di stampa CSM: ASSOLTO GIUDICE MILANO GUIDO SALVINI (AGI) - Roma, 19 mar.

- La sezione disciplinare del CSM ha questa sera assolto, dopo una lunga camera di consiglio, il giudice del Tribunale di Milano Guido Salvini dall'accusa di aver mancato ai propri doveri e di essersi reso immeritevole di fiducia e considerazione.

I fatti che gli erano stati contestati risalivano all'epoca in cui (tra il '94 e il '95) si occupava, come giudice
istruttore, degli episodi eversivi commessi da organizzazioni di estrema destra negli anni '70, inchiesta che a un certo punto si e' intrecciata con l'indagine condotta dalla Procura del capoluogo lombardo sulla strage di Piazza Fontana.

Il procedimento disciplinare era stato promosso dall'ex pg della Cassazione Zucconi Galli Fonseca, oggi primo presidente della Suprema Corte.

A Salvini erano state contestate presunte interferenze nelle indagini condotte dal pm Grazia Pradella sulla strage del dicembre '69 nella Banca dell'Agricoltura.

Nel dettaglio la sezione disciplinare del CSM ha assolto il magistrato con la formula "perche' il fatto non sussiste" dall'accusa di aver chiesto ai dirigenti del Sismi di mettere a disposizione una somma di denaro che potesse facilitare la collaborazione del neofascista Martino Siciliano, dall'accusa di avere cercato di ottenere da Carlo Maria Maggi, ex responsabile di Ordine Nuovo nel Triveneto, rivelazioni sulla strage, dall'accusa di aver cercato di conoscere l'identita' di due indagati dalla collega Grazia Pradella, titolare dell'indagine su Piazza Fontana.

Il "tribunale" di Palazzo dei Marescialli ha invece assolto il giudice "perche' il fatto non costituisce illecito disciplinare" dall'accusa di essersi avvalso, nello svolgimento delle indagini sulla strage di Piazza Fontana, della collaborazione di un agente del Sismi, che in quanto tale era privo della qualita' di ufficiale di polizia giudiziaria, dall'accusa di aver vietato all'allora direttore dello stesso Sismi, generale Siracusa, di riferire alcune notizie al pm veneziano Felice Casson (il quale aveva in corso un'indagine sul ruolo dei servizi segreti militari nell'inchiesta condotta da Salvini), infine dalle accuse di aver espresso pubblicamente giudizi poco lusinghieri nei confronti dei colleghi Ferdinando Pomarici e Felice Casson nonche' di aver fatto dichiarazioni alla stampa, il cui tenore avrebbe potuto produrre riflessi negativi sulle indagini.

A lamentare dinanzi al CSM un comportameto non corretto del giudice istruttore fu, nell'autunno '96, la stessa Pradella nel corso di una audizione avvenuta a Palazzo dei Marescialli.

Nel parlare di mancanza di coordinamento con Salvini, la Pradella in sostanza disse che il collega interferiva "sentendosi ancora giudice della strage".

Anche il procuratore aggiunto di Milano Gerardo D'Ambrosio, nel gennaio '97, nel corso di una audizione dinanzi alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle stragi, parlo' di di un "conflitto di competenze" con la Pradella.

Salvini ha sempre respinto le accuse rivendicando la correttezza del proprio operato ed affermando che le indagini da lui svolte hanno consentito di fare un sostanziale passo avanti nella ricerca della verita' sulla strage di Piazza Fontana.

Ai consiglieri del CSM il magistrato ha anche fatto rilevare che trovandosi ad essere un giudice istruttore prorogato, che dovendo adottare, nell'indagare sui reati "circostanti" la strage, le norme del vecchio rito, e che essendo i temi di inchiesta gli stessi, era inevitabile che vi fosse il rischio di un incrocio dell'attivita' di indagine, quindi la possibilita' di sovrapposizioni.

Roma, 19 mar.

(Adnkronos) - Si e' concluso con una assoluzione il 'processo' disciplinare al giudice milanese Guido Salvini, che ha portato avanti l'inchiesta sulle connessioni della destra eversiva con la strage di Piazza Fontana.

Il 'verdetto' e' stata emesso dalla sezione disciplinare del Csm.

Davanti ai consiglieri di Palazzo dei Marescialli, Salvini si e' dovuto difendere dalle accuse contestatagli dalla Procura generale della Cassazione, tutte relative ai metodi di conduzione della sua inchiesta: violazione dei propri doveri, ma anche negligenza e trascuratezza.

A promuovere l'azione disciplinare era stato lo stesso pg Ferdinando Zucconi Galli Fonseca.

Nove i 'capi d'accusa' a carico del giudice milanese, molti dei quali ricalcavano le contestazioni che gli sono state mosse dalla Prima Commissione del Csm, dove nei suoi confronti pende una procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilita' ambientale e funzionale.

In particolare, la Procura generale contestava a Salvini di aver intrecciato ''rapporti diretti'' con il Sismi, contravvenendo al divieto per un magistrato di rivolgersi direttamente ai servizi di sicurezza.

Due le vicende a cui si faceva riferimento: essersi avvalso durante le indagini di un agente del Sismi, ''privo della qualita' di ufficiale di polizia giudiziaria''; aver chiesto nel '94 all'allora direttore del Sismi, generale Sergio Siracusa, di mettergli a disposizione ''una somma di denaro aggirantesi sui 50 milioni di lire da erogare a tale Martino Siciliano, al fine di favorire una sua collaborazione nelle indagini''.

Proprio grazie all'intervento di Salvini, scriveva il pg, Siciliano ''ha ricevuto, con un'operazione definita atipica dallo stesso direttore del Sismi, 50 mila dollari e 17.847.500 lire''.

Al giudice milanese venivano poi contestate le presunte minacce denunciate da Carlo Maria Maggi, ex responsabile nel Triveneto di Ordine Nuovo: in particolare, di ''aver tentato d'indurre Maggi, con pressioni e velate minacce di adozione di provvedimenti coercitivi, a fare 'rivelazioni' sulla strage di Piazza Fontana, promettendo impunita' pressoche' totale e consistenti aiuti finanziari''.

Un'altra accusa mossa dal pg della Cassazione a Salvini riguardava una nota scritta nel '95, con la quale il magistrato ''vietava al generale Siracusa'' di comunicare al sostituto procuratore veneziano Felice Casson ''alcuna notizia in merito ad incontri da lui stesso avuti con i vertici del Sismi''.

Salvini e Casson si sono entrambi occupati di alcuni aspetti dell'inchiesta sulla Gladio: il pm veneziano aveva anche iscritto il collega nel registro degli indagati per abuso d'ufficio, in seguito ad un esposto inviatogli da Maggi.

Le accuse riguardavano anche dichiarazioni polemiche fatte dal giudice istruttore nei confronti di Casson e del pm milanese Ferdinando Pomarici.

Ma anche verso i familiari delle vittime della strage di Bologna.

Altre contestazioni si riferivano ai tentativi fatti da Salvini per ''conoscere l'identita' di due persone'' indagate dalla collega milanese Grazia Pradella, titolare, secondo il nuovo rito, dell'inchiesta sugli esecutori della strage di Piazza Fontana.

Infine, violazioni nel disporre intercettazioni telefoniche nei confronti di un giornalista.

Di alcune accuse, come quelle relative alla gestione del 'pentito' Siciliano e alle presunte pressioni su Maggi, Salvini e' stato comunque gia' prosciolto in sede penale.

Fin qui le accuse, alle quali Salvini ha replicato punto per punto.

A difenderlo, il collega Alberto Maritati.

Innanzitutto, la collaborazione del Sismi.

''Non ha mai svolto attivita' di polizia giudiziaria -ha spiegato ai consiglieri della sezione disciplinare del Csm- ma solo, e con ottimi risultati, attivita' informativa''.

Attivita' condotta ''con grande lealta' e spirito di collaborazione''.

Poi, la collaborazione di Siciliano, senza il cui contributo ''forse -ha ricordato Salvini- ne' la mia indagine ne' le altre collegate esisterebbero o avrebbero alcuna possibilita' di fare quasi completamente luce sulla strategia della tensione''.

E, ancora, le presunte pressioni esercitate su Carlo Maria Maggi per convincerlo a collaborare.

Una collaborazione che sarebbe stata preziosa, ha spiegato Salvini, perche' era ''potenzialmente in grado di fornire gli elementi utili sulla strategia della tensione dal '66 all'80 e anche oltre''.

Maggi, ha chiarito, ''ha sempre accettato volontariamente di effettuare i colloqui'', prospettando la possibilita' di una sua dissociazione e di chiarire ''quanto avvenuto all'interno di Ordine Nuovo''.

Una disponibilita' poi negata.

E, proprio per ''riaccreditarsi e ricompensare l'area degli ex camerati di Ordine Nuovo'', Maggi avrebbe presentato a Venezia l'esposto contro Salvini.

Alle indagini del collega Felice Casson, che lo aveva iscritto nel registro degli indagati, il giudice milanese ha dedicato una parte della sua difesa.

Hanno preso spunto da un esposto ''assolutamente risibile'', ha lamentato, definendole ''un'iniziativa palesemente contro di me al di fuori della competenza territoriale''.

E per spiegare i ''non buoni rapporti'' con il pm veneziano, Salvini ha ricordato che tra loro c'e' diversita' di vedute sulle strutture responsabili di stragi e attentati: Casson era convinto che dietro vi fosse Gladio, mentre il giudice milanese indicava i Nuclei di Difesa dello Stato.

Salvini ha poi negato di aver polemizzato con i familiari delle vittime di Bologna, spiegando di essersi limitato a scrivere assieme alla collega Pradella una lettera di rettifica per replicare ad ''affermazioni gratuite e lesive degli avvocati Guido Calvi e Giuseppe Giampaolo''.

E, proprio ai rapporti con la Pradella, ha dedicato un altro dei passaggi della sua difesa.

In particolare, ha lamentato come alcuni comportamenti della collega fossero ''espressione sintomatica di un desiderio di monopolizzare le indagini, anche a costo di ridurne la potenzialita' e l'incisivita'''.

Infine, le intercettazioni sulle utenze telefoniche del giornalista veneziano Giorgio Cecchetti: ordinate, ha spiegato Salvini, per verificare ''notizie sempre piu' insistenti e attendibili'' sui suoi ''rapporti unici e preferenziali'' sia con Maggi che con Delfo Zorzi.

Rapporti, almeno quelli con Zorzi, risultati ''in parte esatti'', tanto che Cecchetti fu l'''unico fra i giornalisti in Italia'' che pubblico' un'intervista con lui.

Il decreto di intercettazione, ha chiarito ancora il giudice milanese, e' stato comunicato ''in tempo reale'' alla Procura generale ed e' stato registrato ''in tempi brevissimi''.

GIUSTIZIA: BORRELLI, CON D'AMBROSIO ALTA STIMA E CONSONANZA (ANSA) - MILANO, 19 MAR - APPARIVA PERPLESSO, STAMANI, IL NEO PROCURATORE GENERALE DI MILANO, FRANCESCO SAVERIO BORRELLI - CHE ANCORA OCCUPA IL SUO UFFICIO DI PROCURATORE DELLA REPUBBLICA - DOPO AVER LETTO GLI ARTICOLI DI ALCUNI QUOTIDIANI CHE HANNO SOTTOLINEATO IL 'SILENZIO' DI BORRELLI NEI CONFRONTI DEL PROCURATORE AGGIUNTO GERARDO D'AMBROSIO, DESIGNATO COME SUO SUCCESSORE.

''NON TOCCA A ME DESIGNARE IL MIO EREDE - HA DETTO BORRELLI -, NON HO RISPOSTO ALLE DOMANDE SU D'AMBROSIO PER RIGUARDO AL CSM E ALLO STESSO D'AMBROSIO''.

MA POI BORRELLI SOTTOLINEA CON VIGORE: ''E' ASSURDO - HA DETTO - PARLARE DI UN DETERIORAMENTO DI RAPPORTI FRA ME E D'AMBROSIO, CONSIDERATA L' AMICIZIA CHE DA ANNI CI LEGA, L' ALTA STIMA CHE HO PER LUI E LA PERFETTA CONSONANZA SUI PROBLEMI DI FONDO DELLA GIUSTIZIA''.

MA TRA DI VOI, ULTIMAMENTE - HA FATTO NOTARE UN CRONISTA - C'E' STATA QUALCHE DIVERGENZA.

''EVENTUALI DIVERGENZE - HA RISPOSTO BORRELLI - DEL TUTTO SUPERFICIALI, SU QUESTO O SU QUELL' ARGOMENTO, NON INTACCANO PER NIENTE LA SOLIDITA' DEL NOSTRO RAPPORTO.

ABBIAMO RISO INSIEME, STAMANE, DI UN TITOLO DEL TUTTO FUORVIANTE APPARSO SU UN QUOTIDIANO...''.

D'AMBROSIO NON E' INTERVENUTO SULLA VICENDA MA, SI DICE, CHE ANCHE LUI CONCORDI CON LE PAROLE DI BORRELLI.

STAMANE SIA D'AMBROSIO CHE BORRELLI, SI SONO INCONTRATI CON L' EX PROCURATORE GENERALE DI MILANO, UMBERTO LOI, VENUTO A CONGRATULARSI CON BORRELLI PER LA NUOVA NOMINA.

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