08 SET 2005

Paolo VI: ad un centimetro dal cuore

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 42 min 34 sec

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Roma 8 settembre 2005 - Papa Paolo VI non ebbe sempre un'immagine pubblica positiva, nel senso che, in rapporto al suo predecessore, che aveva avuto una popolarità di ampiezza internazionale, apparve spesso come un pontefice più distaccato: mentre gioviale e spontaneo sembrò il suo predecessore in molte situazioni; così introverso, a volte austero e controllato si dimostrò egli alla pubblica opinione.

Forse non si stabilì con molti fedeli quel contatto diretto e caldo che Giovanni Vigesimo Terzo aveva avuto e che caratterizzò almeno in parte gli anni del suo pontificato; e tale distanza
si stabilì anche con la maggior parte delle autorità sociali e politiche.

Pesarono su questo oltre che la propria indole caratteriale, anche la sua intrinseca tendenza alla equidistanza, che inevitabilmente lo portò ad essere poco accetto alle diverse tendenze sociali e culturali.

In realtà Montini aveva forse mutuato dai suoi studi diplomatici un'inclinazione, se non un'attitudine, alla mediazione, all'attesa della fisiologica sedimentazione delle emergenze, ed sembrò a volte un valente temporeggiatore, secondo una antica tradizione curiale.

La sua figura apparve alle opposte fazioni politiche comunque viziata da una sorta di timore della conflittualità e racchiusa in un'altera rarefazione di contatto che impediva lo scontro frontale, per molti inevitabile, con le opposizioni.

Opposizioni che, su fronti distinti, presentavano riserve fra loro antagoniste, e nessuna di poco conto.

Da una parte vi erano gli ambienti dell'estremismo liberale, contrari alla dottrina piuttosto tradizionalista espressa relativamente al celibato sacerdotale, al controllo delle nascite e alla posizione intransigente sulla morale; dall'altra i tradizionalisti, di cui fu esponente di punta Monsignor Marcel Lefebvre, che rimproverava al Papa di voler tradire secoli di spiritualità cristiana affossando la Messa di rito tridentino.

Testimonianze di coloro che lo conobbero più da vicino, lo descrissero come un uomo insospettabilmente brillante, profondamente spirituale, umile e riservato, un uomo di "cortesia infinita".

La conclusione positiva del Concilio Vaticano II ha lasciato la sua impronta sulla storia della Chiesa, storia che però registra anche la sua riforma rigida della curia romana, il suo importante discorso all'ONU nel 1965, le sue numerose encicliche quali la Mysterium Fidei (1965), la Populorum progressio (1967), la lettera apostolica Octogesima Adveniens (1971), la sua esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi, in cui trattava la questione centrale della corretta concezione di liberazione e salvezza.

Radio radicale vi propone in questo servizio le testimonianze di quanti furono vicini a Paolo VI negli anni del suo pontificato.

Il titolo del servizio è ispirato dalle parole di monsignor Pasquale Macchi che fu testimone del grave attentato al Papa a Manila.

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