02 NOV 2005

Spartak Mosca: storie di calcio e potere nell'Urss di Stalin

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Roma 3 novembre 2005 - Lo Spartak Mosca era l'unica squadra di calcio sovietica a godere di un autentico seguito popolare, non limitato alla capitale ma diffuso in tutto il territorio dell'immenso paese, escluse forse l'Ucraina e le Georgia, dove il tifo per le Dinamo era anche espressione di orgoglio nazionale.

Per comprendere i motivi di tale popolarità occorre risalire agli anni Venti, quando, in un rione popolare di Mosca, un gruppo di giovani appassionati di calcio creò la propria squadra.

Creò nel senso più completo del termine, perché oltre a fondare la società costruì, a proprie
spese, gli impianti sportivi.

Ma questo tipo di iniziativa privata poteva convivere con un regime come quello stalinista che proponeva per la crescita dello Stato la Novaja Ekonomiceskaia Politika (Nep)? Ma questo non fu certo l'unico problema dello Spartak.

Uno dei quattro fratelli Starostin, fondatori della squadra moscovita, Nilolaj, aveva avuto il torto di aver ridicoleggiato negli anni '20 un centrocampista georgiano della Dinamo Tbilisi destinato a diventare il capo dei servizi di sicurezza dell'Urss.

Si trattava di L.

P.

Berija (1889-1953), che nel 1942 avrebbe fatto deportare la dirigenza della squadra di Spartaco.

Ma a cercare di salvare Nikolaj ci avrebbe provato Vasilij Stalin (1921-1962) il figlio del dittatore.

Questa storia è stata raccontata nel libro Spartak Mosca - Storie di calcio e potere nell'Urss di Stalin, Il Melangolo 2005, scritto da Mario Alessandro Curletto docente si storia e letteratura russa all'università di Genova.

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