20 FEB 2002

MO: Dura reazione di Israele, ma Sharon non vuole un'escalation

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Bombardate le postazioni della Sicurezza palestinese a Gaza e la residenza di Arafat, illeso, a Ramallah; duri scontri a Nablus.

15 vittime tra i palestinesi.

Israele cambia tattica, Sharon non vuole un'escalation, mentre Arafat tiene duroGerusalemme, 20 febbraio 2002 - "Male, male, la situazione qui sta degenerando", con queste emblematiche parole si è aperta stamane la corrispondenza di Manuel Katz per Radio Radicale.Ieri uccisi sei soldati israelianiIeri un commando palestinese aveva teso un agguato a un posto di blocco israeliano a nord di Ramallah e sei soldati erano rimasti
uccisi.

L'azione era stata dapprima rivendicata dalle Brigate dei martiri di Al Aqsa, l'ala militare di Fatah, il movimento che fa capo al leader palestinese Yasser Arafat, ma stamane è arrivata la rivendicazione delle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato del gruppo islamico palestinese Hamas.La reazione di Israele: a Gaza, Ramallah e NablusComunque, è stata immediata stanotte la reazione isareliana, che si è concentrata su tre zone: unità navali, caccia F-16 ed elicotteri Apache hanno bombardato il quartier generale di Yasser Arafat e il comando della sua guardia presidenziale, Forza 17, a Gaza.Prese di mira anche postazioni della Sicurezza palestinese a Ramallah, dove un missile è caduto a pochi metri dalla casa in cui il presidente palestinese Yasser Arafat vive confinato da dicembre, ma il leader dell'Anp e i suoi collaboratori sono sani e salvi.In Cisgiordania gli scontri più aspri si sono verificati a Nablus e nell'adiacente campo profughi di Balata.

Il governatore di Nablus Mahmud El Allul, ha detto che nella città "è in corso da ore una feroce battaglia.

Gli israeliani sono penetrati nel vicino campo di Balata e da là bombardano rioni residenziali.

La città è isolata da ingenti reparti militari che impediscono il passaggio anche alle ambulanze e ai giornalisti".Il bilancio delle azioni israeliane in risposta agli attacchi parla di 15 morti palestinesi, sia poliziotti, sia civili, tra cui un ragazzo di tredici anni.Il Gabinetto per la sicurezza di Israele approva una nuova tatticaNabil Rudeina, uno dei consiglieri del presidente Yasser Arafat, ha reso noto che la direzione palestinese, composta da dirigenti dell'Anp e dell'Olp, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in seguito all'aggravamento del conflitto con Isralee.In mattinata si è svolta con urgenza una riunione del Gabinetto per la Sicurezza di Israele, che ha approvato una "nuova direzione" per reprimere la guerriglia e l'ondata di attentati di matrice palestinese.

Con un comunicato, l'ufficio del premier Ariel Sharon, che continuerà a incontrarsi giornalmente con gli alti ufficiali dell'esercito "per seguire da vicino il cambio di direzione nella lotta al terrorismo", ha informato che l'esercito revocherà nei Territori numerosi posti di blocco, divenuti obiettivo di attacchi, e accentuerà invece la mobilità delle truppe.Sharon non vuole 'trascinare' il suo popolo in guerra"Sono deciso a non trascinare il nostro popolo alla guerra", ha dichiarato oggi in Parlamento il premier Ariel Sharon, commentando proposte giunte da più parti di accrescere ulteriormente la pressione militare nei Territori.

"Consigli del genere sono sbagliati.

- ha aggiunto - Il nostro obiettivo è uno solo cercare di raggiungere la fine delle violenze e del terrorismo.

Nessuna altra considerazione ci influenza".E' certo che il dibattito politico in Israele si polarizza sempre più su due opposte posizioni: alcuni ritengono necessaria una rioccupazione dei Territori, altri sono invece convinti che questi giorni dimostrino come la forza che non porti a risultati.Arafat tiene duroNon si è fatto intimorire il presidente palestinese Yasser Arafat a Ramallah, Cisgiordania: "I raid di Israele non mi fanno paura I carri armati, i missili, gli aerei non ci terrorizzano.

I soldati israeliani non possono farci paura.

Il tempo dirà chi alla fine sarà vittorioso.

Gli israeliani continuano a evitare il negoziato di pace, ma noi palestinesi isseremo la nostra bandiera sulle mura di Gerusalemme".Senza il piano di pace di Peres 'un disastro al 100%'Il ministro degli esteri israeliano Shimon Peres, che, avendo dovuto partecipare alla riunione di stamane del gabinetto per la sicurezza aveva rinviato la partenza per Madrid per colloqui col premier e col capo della diplomazia spagnola, ha fatto sapere che giungerà in nottata nella capitale spagnola e in un'intervista ad un giornale madrileno ha sostenuto la necessità che venga attuato il piano di pace da lui proposto, pena "un disastro al 100%".

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