12 MAR 2002

Rai: Audizione del presidente Antonio Baldassarre in Commissione di Vigilanza

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 2 ore 22 min

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"Depoliticizzazione, pluralismo, imparzialità, qualità del prodotto Rai", queste le parole d'ordine del neo-preidente Rai Antonio Baldassarre pronunciate stamani durante l'audizione alla Commissione di VigilanzaRoma, 12 marzo 2002 - Documento audiovideo dell'audizione del presidente della Rai Antonio Baldassarre in Commissione di Vigilanza.

Sono intervenuti, tra gli altri membri della Commissione, esponendo osservazioni e quesiti, Antonello Falomi (Ds), Giorgio Merlo (Margherita), Domenico Nania (An), Michele Lauria (Margherita), Giuseppe Giulietti (Ds)Una svolta, o me ne vado"La mia
intenzione - ha rivelato Baldassarre - è quella di trasformare la Rai in una vera impresa indipendente dalla politica.

Non so se riuscirò in questo compito ma sarò presidente Rai solo in funzione di questo obiettivo.

Se vedo che non si realizza, non ho nessun bisogno di restare per continuare a vivere"."E' mia intenzione - ha aggiunto - tentare gradualmente verso questa direzione di svolta nell'azienda.

Se non partiamo da questa fotografia, ci diremo sempre delle bugie.

Non possiamo nasconderci ciò che è stata la Rai.

Intendo trasformarla gradualmente da azienda sottoposta alla politica in un'azienda indipendente con le finalità tipiche di servizio pubblico".Inflessibile con i giornalisti che violano la par condicio"Troppo spesso - ha spiegato - mi è capitato di vedere nell'informazione non rispettato il principio americano di una assoluta par condicio.

I giornalisti che non lo faranno - ha promesso - saranno richiamati e ricondotti al rispetto delle regole.

L'informazione parziale non solo non è informazione, ma è manipolazione e propaganda politica".Baldassarre ha quindi ricordato le parole di Walter Lippman, che "ha scritto che il giornalista è come il magistrato e questa è una regola che solo nel Terzo o Quarto mondo è ignorata.

In Italia, invece, la prima cosa che si capisce è l'opinione dell'intervistatore, ma questo non è giornalismo.

Anche se valgo un quinto del CdA, su questo cercherò di essere inflessibile".Una Rai che unisce il paese su valori condivisiL'ex presidente della Consulta ha in mente "una Rai che non divide un paese già troppo diviso, ma che unifica, che esalta valori condivisi, in questo paese si confonde il pluralismo con la delegittimazione totale dell'avversario, con la sua distruzione, ma questa idea non c'è nella democrazia".lavoro collegiale del CdABaldassarre ha affermato di volersi impegnare nella "ricerca della collegialità nel CdA.

Bruttissima - ha definito - la partenza nella votazione per il presidente, votato a maggioranza per la prima volta, e dividendosi - ha sottolineato - non sui principi, ma sulla richiesta di votare il direttore generale all'unanimità, quando la legge stabilisce la maggioranza".Valorizzare le professionalità interne all'aziendaIl presidente ha anche esposto i criteri che guideranno le nomine dei dirigenti Rai: "Il pluralismo avrà una ricaduta sull'organizzazione aziendale, si affideranno con equilibrio i posti ai dirigenti, che saranno nominati non per essere portatori del loro verbo politico, ma avendo presente ciò che è la Rai".Baldassarre ha parlato delle risorse umane dell'azienda: "Chiunque abbia professionalità, in Rai sarà protetto dal presidente", ha promesso.

A suo avviso, infatti, "bisogna giungere ad una valorizzazione del personale che, insieme a quello tecnologico, è il grande patrimonio della Rai".Tuttavia, ha osservato che "fino ad oggi i giornalisti sono stati umiliati dalla pratica della lottizzazione e per il costume degli appalti alle aziende private che hanno fatto il loro lavoro.

I due aspetti saranno i punti contro i quali mi batterò".Baldassarre ha rivelato di aver detto tutto questo anche in un'intervista ad Enzo Biagi, spiegando che per farlo parlare Biagi "ha insistito a lungo, perché non volevo dare interviste in quanto giudico di cattivo gusto parlare sulle reti Rai.

Ma mi ha convinto proprio dicendomi che i giornalisti si attendevano una parola di garanzia da me"."Serve professionalità, - ha concluso sull'argomento - perché senza non c'è né pluralismo, né imparzialità né qualità".Costi eccessivi e personale sovradimensionatoIl neo presidente ha indicato i punti deboli dell'azienda "nei costi eccessivi e nel personale sovradimensionato.

Il servizio pubblico - ha spiegato - è nel mercato e questo vuol dire fare i conti con il proprio bilancio".

A questo riguardo ha criticato "la politica di assunzioni poco rispettosa per un'impresa.

Non posso non biasimare l'irresponsabilità di coloro che hanno fatto assunzioni fino a pochi giorni fa, e di marca chiaramente clientelare".Tuttavia, ha avvertito che "il servizio pubblico non può avere la regola di perseguire il profitto con ogni mezzo.

Certo, l'aumento degli ascolti è un obiettivo ma non va raggiunto con ogni mezzo, perché la Rai è di tutti i cittadini".

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