20 MAG 2002

Ambiente: Comitato 'Amici Monti della Tolfa' contro la centrale eolica (con Ripa di Meana e Benedetto della Vedova)

[NON DEFINITO] | - 00:00 Durata: 1 ora 3 min

Questa registrazione non è ancora stata digitalizzata.
Per le risposte alle domande frequenti puoi leggere le FAQ.

Torri alte quanto il grattacielo Pirelli stanno devastando le aree sopravvissute alle colate di cemento e alla manomissione ambientale.

I conti non tornano fra i benefici energetico-economici e i costi ambientaliAllumiere, 20 maggio 2002 - Grandi, potenti, dominanti e sempre in movimento.

Per chi non conosce il problema, è difficile immaginare i rischi e gli sprechi legati all'energia pulita dei mulini a vento.

Carlo Ripa di Meana, che con il Comitato nazionale del paesaggio ne ha fatto una battaglia, questa mattina lo ha spiegato agli abitanti di Allumiere, comune dell'Alto Lazio esposto al
Maestrale quanto allo scempio delle torri eoliche.

Presenti tre europarlamentari radicali - Benedetto della Vedova, Marco Cappato e Maurizio Turco - che solleveranno la questione dinanzi alle istituzioni europee.

L'energia prodotta copre soltanto lo 0,4% del fabbisogno«Siamo tutti preoccupati per l'effetto serra e le emissioni inquinanti in atmosfera, - premette l'ex ministro dell'Ambiente - ma denunciamo il raggiro e le conseguenze gravissime della operazione eolica nella situazione italiana».

Andando oltre il sentito dire, in effetti si scopre che 1200 «autogeneratori eolici» sono in preparazione nel nostro paese, che questi manufatti industriali raggiungono un altezza media di 100-140 metri (il Grattacielo Pirelli ne misura in tutto 127), e che, ciò nonostante, l'energia prodotta riesce a coprire soltanto lo 0,4% del fabbisogno italiano.

Dati che non meravigliano il premio Nobel Carlo Rubbia e chiunque consideri che l'Italia ha una media annua di non più di 2000 ore adatte alla produzione di energia eolica.

I risultati dei cospicui investimenti sono chiari.

Mentre continuano a crescere le necessità energetiche del nostro paese, attestandosi tra il +2% ed il +4%, nel 2001 l'energia eolica rispetto alle altre fonti, per così dire «non pulite», ha fatto risparmiare lo 0,13%.

Gli oneri sono molto spesso coperti da fondi regionali ed europeiNondimeno, gli investimenti - osserva Ripa di Meana - costituiscono «un affarone per gli imprenditori del vento».

Gli oneri per le installazioni, infatti, sono molto spesso coperti da fondi regionali ed europei.

Al chilowattora prodotto dalle centrali eoliche viene riconosciuto un prezzo speciale.

Agli imprenditori dell’eolico vengono assegnati, in ragione della produzione elettrica da fonte rinnovabile, i cosiddetti «certificati verdi», che sono oggetto di una vera e propria contrattazione in borsa, e costituiscono il «sovrapprezzo incentivante».

Il certificato verde serve infatti a raggiungere l’ambitissimo due per cento di energia rinnovabile richiesto ai grandi operatori del futuro libero mercato energetico.

Il business dell’eolico si chiude, così, con un business che nulla ha a che fare con il protocollo di Kyoto e con una seria politica di riduzione dei gas a effetto serra.Le torri devastano le aree sopravvissute alle colate di cementoFin qui per quanto concerne gli sprechi.

Veniamo ai rischi.

«Lo sfruttamento dell'energia eolica - afferma Ripa di Meana - sta devastando le aree sopravvissute alle colate di cemento e alla manomissione ambientale di vario genere».

Nessun altro impianto tecnologico tra quelli già inseriti nelle aree montane (tralicci di elettrodotti, ripetitori televisivi, antenne per telefonia mobile, impianti sciistici) - ha un impatto paesaggistico paragonabile per pesantezza a quello delle 'wind-farm'.

E' inoltre notevole la ricaduta connessa alle infrastrutture che accompagnano l'installazione delle pale eoliche: scavi, manufatti, nuovi elettrodotti, chilometri e chilometri di nuova rete stradale di servizio.

C'è poi da considerare l'impatto sulla fauna: i crinali dell'Appennino, della Sicilia e della Sardegna sono le aree dove ancora sopravvivono alcune specie di aquile, avvoltoi ed altri rapaci, altrove pressoché scomparse e le pale eoliche rappresentano un pericolo mortale per questi rapaci, che subiscono perdite tali da vanificare anni di lavoro per la loro reintroduzione e protezione.

Ma la corsa all'eolico non si arresta.

In zone dove nemmeno costruire un rifugio di montagna sarebbe possibile, si consente la realizzazione di torri eoliche alte decine di metri.

Se si continua così, nel giro di 3-4 anni potrebbe venir meno l'ultima grande riserva del paesaggio italiano, la dorsale appenninica. .

leggi tutto

riduci