Lavoro: Le parti sociali hanno firmato il Patto per l'Italia. 'No' della Cgil

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Le parti sociali, tranne la Cgil, hanno firmato il 'Patto per l'Italia' proposto dal governo: per Angeletti e Pezzotta, vittoria della concertazione e della strategia di Cisl e Uil. Firma dedicata a Marco Biagi. La Cgil verso sciopero e referendum

Roma, 5 luglio 2002 - E' stato raggiunto oggi pomeriggio l'accordo tra governo e parti sociali sul cosiddetto 'Patto per l'Italia'. Alla fine tutte le associazioni sindacali e imprenditoriali, tranne la Cgil, hanno firmato le proposte del governo sui delicati temi del lavoro, del fisco e del Mezzogiorno.

Dopo aver posticipato l'incontro decisivo di oggi di qualche ora, il governo ha presentato un documento aggiornato rispetto a quello di ieri, quando c'era stata anche una sessione notturna delle trattative, trovando il consenso dei suoi interlocutori.

Alla fine il Governo, come mossa decisiva per chiudere le trattative, si è impegnato a stanziare 500 milioni di euro per la riduzione dell'Irap a partire dal 2003, quantificazione richiesta dalle associazioni rappresentanti le piccole e medie imprese.

Berlusconi: meno tasse e più lavoro

"La firma di questa accordo va dedicata alla memoria di Marco Biagi, ha detto il premier Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo la firma. "Il Consiglio dei ministri, - ha aggiunto - che approverà oggi il Dpef darà anche il via libera alla riduzione delle tasse più grande della storia della Repubblica. Ed è di buon auspicio che nello stesso giorno si stia stipulato questo patto per il lavoro".

Riguardo il 'no' della Cgil, il premier ha detto: "Siamo sereni, abbiamo lavorato bene con forze sociali responsabili. Spiace l'eccezione della Cgil ma credo che non si possa più affermare che questo governo vuole aiutare i licenziamenti. L'art. 18 non è stato toccato".

La Cgil non ha firmato

La Cgil ha così spiegato la decisione di non firmare l'accordo, tramite il proprio segretario confederale Giuseppe Casadio: "Non firmiamo perchè questa nuova stesura del documento del governo lede i diritti dei lavoratori segnatamente per quanto riguarda il diritto alla licenziabilità. Anzi, nella stesura finale in alcuni punti c'è un peggioramento rispetto a quanto acquisito in precedenza. Per esempio a tutte le nuove aziende, anche se assumono 3.000 dipendenti, non si applicherà l'art. 18".

Il leader della Cgil, Sergio Cofferati, ha definito "un errore gravissimo firmare l'accordo" e ha parlato di "rottura tra i sindacati molto più grave di quella dell''84". "Il nuovo accordo è vantaggioso - ha affermato il sindacalista - solo per il governo e le imprese". Epifani ha annunciato che la Cgil convocherà uno sciopero generale per settembre e Cofferati ha anticipato un referendum contro le modifiche all'articolo 18.

Le novità del patto

La sospensione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per tre anni riguarderà unicamente le imprese che, facendo nuove assunzioni supereranno il limite dei 15 dipendenti: "Ai fini dell'individuazione del campo di applicazione dell'articolo 18 - si legge nell'allegato 2 - non computo nel numero dei dipendenti occupati delle nuove assunzioni mediante rapporti di lavoro a tempo indeterminato anche part time o con contratto di formazione lavoro instaurati nell'arco di tre anni dalla data di entrata in vigore dei decreti legislativi".

Il governo si impegna inoltre a ricavare "nell'ambito della prossima manovra finanziaria per il 2003 almeno 5,5 miliardi di euro da destinare a un primo importante avvio di riforma della tassazione personale, concentrato sui redditi compresi tra 0 e 25 mila euro".

La prossima legge Finanziaria non dovrà poi prevedere riduzione della spesa sociale rispetto allo scorso anno. L'accordo prevede infine che "il Governo si impegna a promuovere entro il mese di luglio una apposita sede di confronto con le parti sociali dedicata ai temi delle politiche sociali". Più in generale - recita l'accordo - la spesa sociale costituisce materia di necessario confronto tra le parti sociali in relazione a tutte le misure che la riguardano.

Angeletti, uno degli accordi più concertativi

"L'articolo 18 non è stato modificato, dal momento che quella che il governo ha proposto è una deroga temporalmente determinata: dopo tre anni si tornerà all'attuale legislazione ed il sindacato si è garantito il 'diritto di veto' su qualsiasi iniziativa del Governo su questo fronte, questa la prima dichiarazione del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, dopo la firma dell'accordo.

Il governo "ha bloccato una politica che tendeva a eliminare la concertazione e a ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori. Questo è uno degli accordi più concertativi nella storia delle relazioni sindacali", ha aggiunto il sindacalista, che ha poi reso omaggio alla memoria di Marco Biagi: "Il lavoro fatto lo dedichiamo al professor Marco Biagi".

Quanto alla Cgil, Angeletti ha affermato che essa non ha firmato "forse perche' non lo ha letto bene. Quando lo farà vedrà che non sono stati lesi i diritti delle persone".

Pezzotta, vince la strategia riformista

Con questo patto la Cisl ha raggiunto "l'89% degli obiettivi che si era posta", ha detto il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, per il quale "il restante 11% sono le cosine che in tute le trattative non si raggiungono. Qualcuno sogna di raggiungere il 100%, ma è solo un sogno. A qualcosina bisogna sempre rinunciare".

Pezzotta ha quindi rivendicato il successo per la strategia della Cisl: "L'accordo di oggi segna una svolta: ci troviamo in una situazione molto diversa da quella da dove siamo partiti. Ha vinto la strategia di un sindacato riformista che affronta le questioni di merito per quelle che sono e non guarda al colore del suo interlocutore" ha aggiunto il segretario della Cisl.

Per Pezzotta, inoltre, l'accordo sul 'patto per l'Italia', ha salvato la concertazione: "Siamo partiti mesi fa da una delega che destrutturava sostanzialmente l'articolo 18 e da una politica che negava la concertazione. Il testo dell'accordo di oggi - ha aggiunto - parte invece dalla politica dei redditi e da un richiamo all'accordo di luglio".

Bene per Confcommercio e confartigianato

"E' andata bene - ha sottolineato da parte sua il presidente della Confcommercio, Sergio Billè - La gravità della situazione ha fatto sì che per spirito di servizio si sia firmato questo accordo. Questo significa - ha proseguito - che adesso non ci sono più alibi. E' arrivato per il governo il momento di produrre risultati. Spero che questo Patto crei più occupazione. Con il consenso sociale crediamo di poter creare più ricchezza". Billè ha infine aggiunto che i 500 milioni di sgravi Irap "certo non bastano".

"Siamo soddisfatti di questa firma sofferta", è invece il commento del presidente della Confartigianato, Luciano Petracchi. "Erano mesi che lavoravamo a questo documento. Rimaneva il problema dell'Irap: ci è stato dato un segnale, simbolico se si vuole, ma che significa che questa forma di tributo, che è un'anomalia, è destinata gradualmente sostituita dalla fiscalità generale. Quello che ci è stato dato è un primo segnale ma l'abbiamo accolto con favore considerato che giovedì non c'era stato". Soddisfazione anche da parte di Coldiretti e Confagricoltura.



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Interventi

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    Roberto Maroni, ministro del Welfare, risposta a una domanda dei giornalisti

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    Giulio Tremonti, ministro delle Finanze, risposte alle domande dei giornalisti

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    Risposte alle domande dei giornalisti

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    Guglielmo Epifani, vicesegretario della Cgil

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    Conferenza stampa della Cgil

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