02 OTT 2002

Senato: Martino riferisce sull'invio di alpini in Afghanistan

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Registrazione video di "Senato: Martino riferisce sull'invio di alpini in Afghanistan", registrato mercoledì 2 ottobre 2002 alle 00:00.

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  • <p> Audiovideo delle comunicazioni del ministro della Difesa Martino al Senato <strong>Martino al Senato spiega la decisione di inviare altri mille alpini in Afghanistan: "Non bisogna abbassare la guardia contro il terrorismo". Nessuna correlazione con l'iraq. E avverte: "Missione difficile"</strong><p>Il ministro della difesa Antonio Martino ha riferito oggi al Senato sull'intenzione del governo di inviare in Afghanistan, nell'ambito dell'operazione contro il terrorismo 'Enduring Freedom', un altro contingente di mille alpini.<p><strong>Non serve una nuova autorizzazione del parlamento</strong><p>"Siamo in Afghanistan - ha ricordato il ministro - in forza di una serie di passaggi parlamentari che hanno indirizzato le scelte del Governo di partecipare ad operazioni moralmente e giuridicamente legittimate da espliciti pronunciamenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite".<p>"Sul piano parlamentare, la prospettata riconfigurazione del nostro contingente non comporterebbe alcun obbligo giuridico di autorizzazione. E questo per una semplice ragione: perchè essa è già stata data", ha sottolineato.<p>Il Governo quindi, ha ritenuto opportuno interessare nuovamente il Parlamento sul prosieguo dell'operazione "nel segno di un impegno politico che vede l'Esecutivo mantenere una linea di costante e tempestivo coinvolgimento del Parlamento sugli sviluppi e sulle decisioni di maggior rilievo".<p>Martino ha proseguito ricordando le due mozioni del 7 novembre, una di maggioranza e una dell'opposizione, con le quali il parlamento autorizzò, mesi fa, l'intervento italiano in Afghanistan: "Diverse nell'impianto preliminare, ma identiche nel dispositivo con cui venivano approvate le iniziative del Governo. Quegli atti parlamentari rappresentano il principio fondante del nostro impegno militare in Afghanistan".<p><strong>Nessuna correlazione tra l'invio di alpini e la crisi irachena</strong><p>Il ministro ha avvertito che "non bisogna abbassare la guardia contro il terrorismo", sarebbe "irresponsabile - ha aggiunto - rompere la coializione antiterrorismo", e ha assicurato che non ci sono correlazioni "fra il livello di nostre forze impiegate in Afghanistan e l'evoluzione della questione irachena".<p>"Resta da completare - ha spiegato - l'opera di neutralizzazione di tutte le sacche di terrorismo ancora presenti, possibili basi logistiche e centri di reclutamento. Si valuta che, per conseguire tali obiettivi, siano necessari almeno altri due anni".<p><strong>Normale avvicendamento</strong><p>"L'esigenza - ha spiegato Martino - riguarda le forze di terra di già prevista collocazione in teatro, per una consistenza di 800/1.000 uomini. A fronte di tale esigenza, ho dato incarico al Capo di Stato Maggiore della Difesa di pianificare la missione, dettagliandone i compiti, approfondendone gli aspetti operativi e logistici, designando le forze, predisponendole, dando corso a tutte le necessarie attività preparatorie".<p>"Fin dall'inizio dell'estate gli Stati Uniti hanno rappresentato a molti governi della coalizione, quindi non solo all'Italia, l'esigenza di pianificare l'avvicendamento dei reparti terrestri".<p>"All'Italia - ha spiegato il ministro - è stato chiesto un gruppo tattico, a partire dal mese di marzo del prossimo anno per un periodo 'fino a sei mesi' dal TOA (Transfer of Authority), che normalmente avviene, una volta schierate le forze in teatro, dopo una breve fase di integrazione operativa".<p>Martino ha precisato che "non si è trattato di una richiesta improvvisa o inattesa, come dimostra il largo anticipo con cui essa è stata avanzata. Non risulta affatto che gli Stati Uniti vogliano sganciarsi dall'Afghanistan. Si tratta, invece, di sostituire forze della coalizione che sono state impegnate nell'operazione sin dal suo avvio".<p>"E' un'esigenza di avvicendamento periodico del tutto normale, che vede la turnazione delle varie componenti con periodicità media semestrale".<p><strong>Missione impegnativa</strong><p>La missione è "impegnativa - ha ammesso Martino - perché si tratta di operare su territorio non conosciuto, in ambiente potenzialmente ostile, inseriti in una coalizione di forze multinazionali, a grande distanza dall'Italia".<p>"Sui rischi bisogna essere chiari perché nelle operazioni militari sono sempre elevati, in particolare quando si è in prima linea. Non li abbiamo mai mimetizzati o nascosti né intendiamo farlo ora. Ma posso garantire - ha assicurato - che saranno prese tutte le precauzioni per tutelare la sicurezza dei nostri militari".